Attività di reputazione

  1. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da hocuradite per l'aggiornamento : Incontrai il vecchione un giorno che giravo per lavoro: tavolo d’un bar sulla statale   
    Incontrai il vecchione un giorno che giravo per lavoro: tavolo d’un bar sulla statale, tra industrie fumanti, centri commerciali fitti come in Umbria le chiese e rivenditori ufficiali di robe, ammiccante brand per ciascuno.
    Lui andava, non sapeva dove perché non c’era mai stato: così, lo presi in auto con me. Aveva sempre vissuto a Trieste, disse, e il romanzo - il romanzo?! - lo aveva certo aiutato ma in un modo cui il buon Italo non aveva pensato. Sorrise. E io lo ascoltavo.
    Fumare non fumava più, da decenni; malgrado l’età, libertineggiava con le bisnipoti di Carla, amante defunta; capeggiava cellule terroriste contro ogni forma di psichiatria; l’apocalisse e la malattia erano superate e, di fatto, lui non si sentiva più nessuna coscienza, alla facciaccia del mondo.
    Mi salutò baciandomi sulla bocca, perdio! Lasciò il biglietto da visita sul cruscotto.
    Si chiamava Zeno Cosini.
  2. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da kan-dinsky per l'aggiornamento : «Ma allora, cos’è che ti conforta?» «La certezza della mia libertà interiore, » disse   
    «Ma allora, cos’è che ti conforta?» «La certezza della mia libertà interiore, » disse lui dopo aver riflettuto « questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscano poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare». Irène    Némirovsky, “Suite francese”
  3. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da kan-dinsky per l'aggiornamento : Vivere di frammenti. È possibile? Il nostro DNA e le regole sociali che l'uomo si è c   
    Vivere di frammenti. È possibile? Il nostro DNA e le regole sociali che l'uomo si è costruito attorno forse ce lo impediscono.
    Il punto, il frammento è comunque più umano della linea, nonostante ciò ci sentiamo in debito prima di tutto con noi stessi perché tutto il resto è strutturato in linee che ci imprigionano come un'acciuga nella rete.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da nancy19821 per l'aggiornamento : - Sai... passo la vita ad essere credibile ... e tu? - Chi io? - Sì tu! - Io la passo   
    - Sai... passo la vita ad essere credibile ... e tu? - Chi io? - Sì tu! - Io la passo ad essere incredibile!
  5. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da hocuradite per l'aggiornamento : Dedica su Purity di J. Franzen che restituirò a M. se lo rivedrò: Ricordo di aver vis   
    Dedica su Purity di J. Franzen che restituirò a M. se lo rivedrò: Ricordo di aver visto la costola bianca della copertina incuneata (questo termine non mi è nuovo… da un po’ mi gira in testa) nella tua libreria. Ho estratto il libro, delicatamente. Non mi piacciono i libri dalla copertina rigida. Tu avevi smesso di leggerlo comunque. Mi avevi parlato per la prima volta di Franzen mentre ero a Torino, io avevo appena finito La noia di Moravia, la storia  di Dino e Cecilia.  La noia non ha un felice epilogo: Cecilia parte per Ponza con un altro uomo e Dino si schianta con l’auto contro un platano. Non muore però, eh… ma non voglio divagare. Torno a Purity, tu ti eri scocciato e avevi smesso di leggerlo. In mezzo c’era una scheda punti della Conad (incompleta), come segnalibro (eri arrivato a poco meno di metà). Di solito si scrive la dedica su un libro che si regala, questo non so da dove sia uscito, magari ti è stato davvero regalato da una tua ex ma non mi interessa, me ne approprio io. In fondo pure io lo sono adesso (una ex, intendo). Quando stavamo insieme non riuscivo a leggere, tenevo il libro sul comodino come una forma di pegno tra noi, mi sembrava un blocco di granito, 500 pagine di sasso, quasi non riuscivo ad alzarlo la sera prima di dormire, dopo invece l’ho finito in un fiato, come per liberarmene e per dire a me stessa che ero anche capace di leggere. Questo è cambiato, adesso sono capace di leggere. Qui l’epilogo è positivo però in qualche modo: Pip e Jason si ritrovano dopo tanto tempo e iniziano a praticare il tennis. All’inizio lei è più brava di lui, fanno scambi brevi, istantanei… poi lui lentamente migliora, gli scambi si fanno sempre più complessi e lunghi, pure i ruoli si scambiano, prima attacca lei, lui si difende e viceversa, sottorete lui, fondo campo lei e viceversa. Iniziano a conoscere e a sondare le rispettive reazioni: attesa, rabbia, stress, stanchezza, entusiasmo, voglia di rivincita, sopportazione della sconfitta senza toccarsi, ognuno sta nella propria metà campo e la palla che ogni volta lei e lui rilanciano oltre la rete con sempre maggiore scioltezza fa da tramite. E mentre migliorano nel gioco del tennis pian piano si innamorano, quasi senza toccarsi, appunto. Questa storia di amore e tennis mi è piaciuta molto. Una delle poche cose che mi sono rimaste di questo libro. Oltre all’attimo in cui l’ho estratto dalla tua libreria, incuneato e pesante come un blocco di granito. Tornando a noi, è stato quasi tutto bello, epilogo escluso.  
  6. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da kan-dinsky per l'aggiornamento : «Ma allora, cos’è che ti conforta?» «La certezza della mia libertà interiore, » disse   
    «Ma allora, cos’è che ti conforta?» «La certezza della mia libertà interiore, » disse lui dopo aver riflettuto « questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscano poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare». Irène    Némirovsky, “Suite francese”
  7. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da hocuradite per l'aggiornamento : Incontrai il vecchione un giorno che giravo per lavoro: tavolo d’un bar sulla statale   
    Incontrai il vecchione un giorno che giravo per lavoro: tavolo d’un bar sulla statale, tra industrie fumanti, centri commerciali fitti come in Umbria le chiese e rivenditori ufficiali di robe, ammiccante brand per ciascuno.
    Lui andava, non sapeva dove perché non c’era mai stato: così, lo presi in auto con me. Aveva sempre vissuto a Trieste, disse, e il romanzo - il romanzo?! - lo aveva certo aiutato ma in un modo cui il buon Italo non aveva pensato. Sorrise. E io lo ascoltavo.
    Fumare non fumava più, da decenni; malgrado l’età, libertineggiava con le bisnipoti di Carla, amante defunta; capeggiava cellule terroriste contro ogni forma di psichiatria; l’apocalisse e la malattia erano superate e, di fatto, lui non si sentiva più nessuna coscienza, alla facciaccia del mondo.
    Mi salutò baciandomi sulla bocca, perdio! Lasciò il biglietto da visita sul cruscotto.
    Si chiamava Zeno Cosini.
  8. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da hocuradite per l'aggiornamento : Incontrai il vecchione un giorno che giravo per lavoro: tavolo d’un bar sulla statale   
    Incontrai il vecchione un giorno che giravo per lavoro: tavolo d’un bar sulla statale, tra industrie fumanti, centri commerciali fitti come in Umbria le chiese e rivenditori ufficiali di robe, ammiccante brand per ciascuno.
    Lui andava, non sapeva dove perché non c’era mai stato: così, lo presi in auto con me. Aveva sempre vissuto a Trieste, disse, e il romanzo - il romanzo?! - lo aveva certo aiutato ma in un modo cui il buon Italo non aveva pensato. Sorrise. E io lo ascoltavo.
    Fumare non fumava più, da decenni; malgrado l’età, libertineggiava con le bisnipoti di Carla, amante defunta; capeggiava cellule terroriste contro ogni forma di psichiatria; l’apocalisse e la malattia erano superate e, di fatto, lui non si sentiva più nessuna coscienza, alla facciaccia del mondo.
    Mi salutò baciandomi sulla bocca, perdio! Lasciò il biglietto da visita sul cruscotto.
    Si chiamava Zeno Cosini.
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    odessa1920 ha aggiunto una reazione a theoldandthesea per l'aggiornamento : "La libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’ari   
    "La libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria, e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più. A differenza dei dogmi, non reclama certezze e non ne offre. I suoi mattoni sono i dubbi e gli errori, gli slanci e gli abusi. I suoi confini sono labili, mobili. E la sua rovina è l’assenza di confini, che le toglie il piacere sottile della trasgressione"
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    odessa1920 ha aggiunto una reazione a theoldandthesea per l'aggiornamento : Visto che ami le rose...   
    Visto che ami le rose...

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    odessa1920 ha aggiunto una reazione a theoldandthesea per l'aggiornamento : E' giunto il momento di tornare   
    E' giunto il momento di tornare

  12. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da hocuradite per l'aggiornamento : Dedica su Purity di J. Franzen che restituirò a M. se lo rivedrò: Ricordo di aver vis   
    Dedica su Purity di J. Franzen che restituirò a M. se lo rivedrò: Ricordo di aver visto la costola bianca della copertina incuneata (questo termine non mi è nuovo… da un po’ mi gira in testa) nella tua libreria. Ho estratto il libro, delicatamente. Non mi piacciono i libri dalla copertina rigida. Tu avevi smesso di leggerlo comunque. Mi avevi parlato per la prima volta di Franzen mentre ero a Torino, io avevo appena finito La noia di Moravia, la storia  di Dino e Cecilia.  La noia non ha un felice epilogo: Cecilia parte per Ponza con un altro uomo e Dino si schianta con l’auto contro un platano. Non muore però, eh… ma non voglio divagare. Torno a Purity, tu ti eri scocciato e avevi smesso di leggerlo. In mezzo c’era una scheda punti della Conad (incompleta), come segnalibro (eri arrivato a poco meno di metà). Di solito si scrive la dedica su un libro che si regala, questo non so da dove sia uscito, magari ti è stato davvero regalato da una tua ex ma non mi interessa, me ne approprio io. In fondo pure io lo sono adesso (una ex, intendo). Quando stavamo insieme non riuscivo a leggere, tenevo il libro sul comodino come una forma di pegno tra noi, mi sembrava un blocco di granito, 500 pagine di sasso, quasi non riuscivo ad alzarlo la sera prima di dormire, dopo invece l’ho finito in un fiato, come per liberarmene e per dire a me stessa che ero anche capace di leggere. Questo è cambiato, adesso sono capace di leggere. Qui l’epilogo è positivo però in qualche modo: Pip e Jason si ritrovano dopo tanto tempo e iniziano a praticare il tennis. All’inizio lei è più brava di lui, fanno scambi brevi, istantanei… poi lui lentamente migliora, gli scambi si fanno sempre più complessi e lunghi, pure i ruoli si scambiano, prima attacca lei, lui si difende e viceversa, sottorete lui, fondo campo lei e viceversa. Iniziano a conoscere e a sondare le rispettive reazioni: attesa, rabbia, stress, stanchezza, entusiasmo, voglia di rivincita, sopportazione della sconfitta senza toccarsi, ognuno sta nella propria metà campo e la palla che ogni volta lei e lui rilanciano oltre la rete con sempre maggiore scioltezza fa da tramite. E mentre migliorano nel gioco del tennis pian piano si innamorano, quasi senza toccarsi, appunto. Questa storia di amore e tennis mi è piaciuta molto. Una delle poche cose che mi sono rimaste di questo libro. Oltre all’attimo in cui l’ho estratto dalla tua libreria, incuneato e pesante come un blocco di granito. Tornando a noi, è stato quasi tutto bello, epilogo escluso.  
  13. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da kan-dinsky per l'aggiornamento : «Ma allora, cos’è che ti conforta?» «La certezza della mia libertà interiore, » disse   
    «Ma allora, cos’è che ti conforta?» «La certezza della mia libertà interiore, » disse lui dopo aver riflettuto « questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscano poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare». Irène    Némirovsky, “Suite francese”
  14. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da hocuradite per l'aggiornamento : Dedica su Purity di J. Franzen che restituirò a M. se lo rivedrò: Ricordo di aver vis   
    Dedica su Purity di J. Franzen che restituirò a M. se lo rivedrò: Ricordo di aver visto la costola bianca della copertina incuneata (questo termine non mi è nuovo… da un po’ mi gira in testa) nella tua libreria. Ho estratto il libro, delicatamente. Non mi piacciono i libri dalla copertina rigida. Tu avevi smesso di leggerlo comunque. Mi avevi parlato per la prima volta di Franzen mentre ero a Torino, io avevo appena finito La noia di Moravia, la storia  di Dino e Cecilia.  La noia non ha un felice epilogo: Cecilia parte per Ponza con un altro uomo e Dino si schianta con l’auto contro un platano. Non muore però, eh… ma non voglio divagare. Torno a Purity, tu ti eri scocciato e avevi smesso di leggerlo. In mezzo c’era una scheda punti della Conad (incompleta), come segnalibro (eri arrivato a poco meno di metà). Di solito si scrive la dedica su un libro che si regala, questo non so da dove sia uscito, magari ti è stato davvero regalato da una tua ex ma non mi interessa, me ne approprio io. In fondo pure io lo sono adesso (una ex, intendo). Quando stavamo insieme non riuscivo a leggere, tenevo il libro sul comodino come una forma di pegno tra noi, mi sembrava un blocco di granito, 500 pagine di sasso, quasi non riuscivo ad alzarlo la sera prima di dormire, dopo invece l’ho finito in un fiato, come per liberarmene e per dire a me stessa che ero anche capace di leggere. Questo è cambiato, adesso sono capace di leggere. Qui l’epilogo è positivo però in qualche modo: Pip e Jason si ritrovano dopo tanto tempo e iniziano a praticare il tennis. All’inizio lei è più brava di lui, fanno scambi brevi, istantanei… poi lui lentamente migliora, gli scambi si fanno sempre più complessi e lunghi, pure i ruoli si scambiano, prima attacca lei, lui si difende e viceversa, sottorete lui, fondo campo lei e viceversa. Iniziano a conoscere e a sondare le rispettive reazioni: attesa, rabbia, stress, stanchezza, entusiasmo, voglia di rivincita, sopportazione della sconfitta senza toccarsi, ognuno sta nella propria metà campo e la palla che ogni volta lei e lui rilanciano oltre la rete con sempre maggiore scioltezza fa da tramite. E mentre migliorano nel gioco del tennis pian piano si innamorano, quasi senza toccarsi, appunto. Questa storia di amore e tennis mi è piaciuta molto. Una delle poche cose che mi sono rimaste di questo libro. Oltre all’attimo in cui l’ho estratto dalla tua libreria, incuneato e pesante come un blocco di granito. Tornando a noi, è stato quasi tutto bello, epilogo escluso.  
  15. Mi piace
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da nancy19821 per l'aggiornamento : - Sai... passo la vita ad essere credibile ... e tu? - Chi io? - Sì tu! - Io la passo   
    - Sai... passo la vita ad essere credibile ... e tu? - Chi io? - Sì tu! - Io la passo ad essere incredibile!
  16. Fantastico!
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    «Ma allora, cos’è che ti conforta?» «La certezza della mia libertà interiore, » disse lui dopo aver riflettuto « questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscano poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare». Irène    Némirovsky, “Suite francese”
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    odessa1920 ha aggiunto una reazione a hocuradite per l'aggiornamento : CANI EVOCATI, AVVOCATI CANI  Sti quattro marmittoni sembrano appena usciti da un coll   
    CANI EVOCATI, AVVOCATI CANI
     Sti quattro marmittoni sembrano appena usciti da un colloquio di lavoro nell'agenzia Le Farem Saper Srl; hanno sbagliato porta, volevano andare all'assemblea autogestita di London Larg and Street, ma per il troppo incenso si sono trovati alla riunione del Consiglio di amministrazione della "Avvocati riuniti Truffy & figliastri". Li hanno presi per dei funzionari sindacali sotto copertura e hanno chiesto loro pure dei consigli di investimento azionario sui prodotti per il lavaggio dei cani.    A proposito di cani, si dice che ogni cane assomigli al proprio padrone. Allora si può anche dire che ogni maschio assomigli ad uno dei Pink Floid. Io potrei assomigliare nel fisico e nello spirito  ( pure nella faccia e nei capelli prima della caduta del Muro di Berlino) allo sgallettato con il poncho. Tipo longilineo, con la faccia un po' intimorita, spaesata e leggera, pronto però a trasformarsi in una impavida mamma orsa in difesa del suo orsetto in difficoltà. Attenzione però,  perchè con l'abito scuro adatto potrebbe trasformarsi in un inesorabile agente della polizia politica. Non mi dispiacerebbe assomigliare al tipo in fondo, cugino povero  di secondo grado, nato prematuro, di De Andrè;  un solido enigma senza fondo, selvaggio ed essenziale, ma mi rendo conto che ha un aspetto un pochino inquietante. Sicuramente non vorrei assomigliare al baffone alla Pecos Bill, bigliettaio di tram e idraulico per hobby. Quello in mezzo un innavicinabile Nirvana per noi comuni maschi da canile. E tu a chi assomigli?
    PINK FLOID

  18. Fantastico!
    odessa1920 ha aggiunto una reazione a fashionista0 per l'aggiornamento : Sicura che saprai gustartela  ciao!     
    Sicura che saprai gustartela  ciao!
     
  19. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da hocuradite per l'aggiornamento : Dedica su Purity di J. Franzen che restituirò a M. se lo rivedrò: Ricordo di aver vis   
    Dedica su Purity di J. Franzen che restituirò a M. se lo rivedrò: Ricordo di aver visto la costola bianca della copertina incuneata (questo termine non mi è nuovo… da un po’ mi gira in testa) nella tua libreria. Ho estratto il libro, delicatamente. Non mi piacciono i libri dalla copertina rigida. Tu avevi smesso di leggerlo comunque. Mi avevi parlato per la prima volta di Franzen mentre ero a Torino, io avevo appena finito La noia di Moravia, la storia  di Dino e Cecilia.  La noia non ha un felice epilogo: Cecilia parte per Ponza con un altro uomo e Dino si schianta con l’auto contro un platano. Non muore però, eh… ma non voglio divagare. Torno a Purity, tu ti eri scocciato e avevi smesso di leggerlo. In mezzo c’era una scheda punti della Conad (incompleta), come segnalibro (eri arrivato a poco meno di metà). Di solito si scrive la dedica su un libro che si regala, questo non so da dove sia uscito, magari ti è stato davvero regalato da una tua ex ma non mi interessa, me ne approprio io. In fondo pure io lo sono adesso (una ex, intendo). Quando stavamo insieme non riuscivo a leggere, tenevo il libro sul comodino come una forma di pegno tra noi, mi sembrava un blocco di granito, 500 pagine di sasso, quasi non riuscivo ad alzarlo la sera prima di dormire, dopo invece l’ho finito in un fiato, come per liberarmene e per dire a me stessa che ero anche capace di leggere. Questo è cambiato, adesso sono capace di leggere. Qui l’epilogo è positivo però in qualche modo: Pip e Jason si ritrovano dopo tanto tempo e iniziano a praticare il tennis. All’inizio lei è più brava di lui, fanno scambi brevi, istantanei… poi lui lentamente migliora, gli scambi si fanno sempre più complessi e lunghi, pure i ruoli si scambiano, prima attacca lei, lui si difende e viceversa, sottorete lui, fondo campo lei e viceversa. Iniziano a conoscere e a sondare le rispettive reazioni: attesa, rabbia, stress, stanchezza, entusiasmo, voglia di rivincita, sopportazione della sconfitta senza toccarsi, ognuno sta nella propria metà campo e la palla che ogni volta lei e lui rilanciano oltre la rete con sempre maggiore scioltezza fa da tramite. E mentre migliorano nel gioco del tennis pian piano si innamorano, quasi senza toccarsi, appunto. Questa storia di amore e tennis mi è piaciuta molto. Una delle poche cose che mi sono rimaste di questo libro. Oltre all’attimo in cui l’ho estratto dalla tua libreria, incuneato e pesante come un blocco di granito. Tornando a noi, è stato quasi tutto bello, epilogo escluso.  
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da nancy19821 per l'aggiornamento : - Sai... passo la vita ad essere credibile ... e tu? - Chi io? - Sì tu! - Io la passo   
    - Sai... passo la vita ad essere credibile ... e tu? - Chi io? - Sì tu! - Io la passo ad essere incredibile!
  21. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da kan-dinsky per l'aggiornamento : Vivere di frammenti. È possibile? Il nostro DNA e le regole sociali che l'uomo si è c   
    Vivere di frammenti. È possibile? Il nostro DNA e le regole sociali che l'uomo si è costruito attorno forse ce lo impediscono.
    Il punto, il frammento è comunque più umano della linea, nonostante ciò ci sentiamo in debito prima di tutto con noi stessi perché tutto il resto è strutturato in linee che ci imprigionano come un'acciuga nella rete.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da kan-dinsky per l'aggiornamento : Dopo una notte senza sogni mi svegliai in una camera a me sconosciuta. Una camera né   
    Dopo una notte senza sogni mi svegliai in una camera a me sconosciuta. Una camera né accogliente, né ostile. Una camera completamente vuota e disadorna, senza finestre né porte ma bianca e illuminata come avesse tante finestre e tante porte. Solo il letto in mezzo, il ritmico riverbero del mio respiro e la sistole e la diastole del mio cuore.
    Tra coperte e lenzuola di lino anch’esse bianche e leggere per un attimo ebbi il sospetto di trovarmi in un ospedale ma mi sentivo in ottima forma e non avvertivo intorno a me quell’odore di lisoformio tipico degli ospedali. E poi gli ospedali non hanno lenzuola di lino. Nessun odore. Tutt’intorno un’asetticità inespugnabile, rilassante e senza tempo.
    E sulle pareti erano fissati una infinità di chiodi. Chiodi di acciaio, bronzo, rame, ottone di ogni foggia e funzione. Chiodi da falegname, carpentiere, tappezziere, alpinista, calzolaio, maniscalco. Chiodi piantati qua e là senza un ordine apparente, senza una parvenza di senso pratico o di utilità. Chiodi senza quadri, senza nulla che vi fosse appeso.
    Pensai allora a quei giochi che quando ero piccola mi piaceva fare sulla Settimana Enigmistica, tipo “Unisci i punti e scopri” ma almeno quei punti lì erano numerati, c’era un ordine chiaro e ben definito da seguire, qui invece non riuscivo a scorgere nessun codice che mi svelasse il disegno celato dietro al caos di quei chiodi. Quindi mi convinsi che ipotizzare l’esistenza di un disegno fosse pura follia.
    Fu così che scoprii il puro e inscindibile senso estetico del chiodo, dimenticando improvvisamente tutto ciò che vi si può appendere o ciò che vi è stato appeso.
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da buren-erasec per l'aggiornamento : Semplice, per star bene dovremmo eliminare le cause dei nostri mali da dentro di noi,   
    Semplice, per star bene dovremmo eliminare le cause dei nostri mali da dentro di noi, soprattutto.
     
     
     

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da buren-erasec per l'aggiornamento : Semplice, per star bene dovremmo eliminare le cause dei nostri mali da dentro di noi,   
    Semplice, per star bene dovremmo eliminare le cause dei nostri mali da dentro di noi, soprattutto.
     
     
     

  25. Fantastico!
    odessa1920 ha ricevuto una reazione da dyinglightsite per l'aggiornamento : Negli ultimi tempi per combattere la mia insonnia ne ho provate di tutti i colori: da   
    Negli ultimi tempi per combattere la mia insonnia ne ho provate di tutti i colori: dal pensarmi morta vegliata da piangenti comari fino alle più svariate ed improbabili tecniche di training autogeno. Tentativi vani e fallimentari: se corpo e mente non sono accordati sulla stessa lunghezza d’onda dormire non è affatto facile. Almeno fino a quando non ho scoperto lui, Johann Sebastian Bach. Da almeno due settimane ogni sera non posso ormai più fare a meno di ascoltare le sue Variazioni Goldberg suonate al piano da Glenn Gould.
    Le mie sincopi mentali, le asimmetrie dei miei pensieri, le geometrie sghembe dei miei flussi di coscienza, gli spigoli dei ricordi che affiorano nel silenzio, l’intricato gomitolo della memoria vengono come equilibrati, risolti, traslati, regolarizzati, smussati, limati, dipanati… e attraverso le note entrano in me solerti geometri, abili carpentieri, instancabili muratori, competenti architetti che mettono ordine nelle mie stanze, o almeno così mi sembra di credere.
    La perfezione formale e strutturale, quasi algebrica, le geometrie speculari delle Variazioni Goldberg, per una strana ed incomprensibile forma di osmosi, è come se riuscissero a trasmettermi quella calma e quel vuoto necessari all’abbandono ed io mi lascio cadere tra arpeggi, appoggiature, trilli, artifici ritmici, fughe, linee melodiche che si rincorrono, si allontanano e poi tornano ad avvicinarsi, fino a sparire, sprofondare e infine riemergere.
    Il mio corpo è la melodia, la linea di basso la mia anima e nota-contro-nota si avvinghiano dando luogo ad un’unica entità che non è mai possibile separare totalmente. Talvolta prevale il corpo, altre l’anima, come se l’uno si piegasse all’altra e viceversa, come se lottassero e cercassero reciprocamente di affermarsi, di farsi spazio in un eterno, circolare ed altalenante moto perpetuo.

    E dove il piano non arriva ad esprimere ciò che Bach intendeva esprimere, i sospiri ed il canto gutturale e disarticolato di Glenn Gould sprofondato nella sua sedia fanno il resto. Così impercettibilmente ogni suono dentro di me diventa specchio di un onirico silenzio.