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Contenuti pubblicati da odessa1920

  1. Beh, loro due si erano scambiati ormai diversi discorsi eccitanti in cui si esploravano intimamente. Facevano forse l’amore, a quel modo. In ogni caso si rivelavano a vicenda le loro fantasie. L’eccitazione era sempre molto forte. E poi ci ritornavano sopra e facevano le loro considerazioni su quando stava avvenendo. 



    Era sempre intrigante provare a dire ciò che un attimo prima ci si vergognava di dire. Era come mettersi a nudo. Letteralmente, spogliarsi non solo dei vestiti, ma di tutte le strutture mentali che suggerivano di essere secondo un certo modo ideale, solo perché ci si immagina che gli altri ci accettino più facilmente. 



    Ora era diverso. Si giocava a lasciare cadere queste preoccupazioni e a imboccare la strada del “ti mostro come sono esattamente. Lo faccio con gradualità e andrò fino in fondo. Tu mi rimandi la tua reazione, vale a dire m’incoraggi col tuo desiderio di sapere e vedere. E vediamo dove ci porta questo gioco. Perché, alla fine, è proprio questo che vogliamo: essere amati per quello che siamo davvero”. 



    Questa strada portava a sopassalti emotivi, intriganti tafferugli del cuore, spianate rocambolesche della coscienza. Era un itinerario vivace, succuleto e istruttivo. Ma tutto, alla fine, trovava espressione in parole chiare, convincenti ed emozionanti. E, soprattutto, si aveva l'impressione che l'altro ci accettasse. 



    Eravamo vivi, sulla faccia della terra. E l'avventura umana era la cosa più bella che ci fosse stata regalata. Il senso di gratitudine era identico alla gioia che provavamo. 

Volevamo parole in abondanza per dire tutto questo. 



    Era il sole del mattino sui campi. Vicino al canale, scendendo giù per la strada sterrata, che costeggia gli agriturismi e finisce in fondo, quasi ai piedi dell'abitato. 


     

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  2. È tutto musica intorno.


    Il vento e l’acqua,


    l’erba tra le rocce.

    
Sto zitta e la mano evoca un’orchestra

    
tra le pieghe delle cose.

    La vita riempie le pause tra i passi.


    Spazi incredibili tra un battito di ciglio e il successivo.


    Voci e profumi che sanno di segreto


    soffiano tra i capelli


    una brezza vivace


    che nel cuore percola sospeso.

     

     

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  3. La malinconia mi dice che la vita è fragile, appesa ad un filo. 

    E la bellezza delle mie imprese nasce dal coraggio di esistere e di cercare con la consapevolezza di questa fragilità.

     

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  4. Bisogna proprio che abbandoni l’idea  di controllare tutto – o quasi.
 Perché l’ideale del controllo obbliga la vita a filtrare attraverso le categorie della mia mente, che, per quanto sia straordinaria, è sempre un occhio piuttosto limitato. 
E mi figuravo la vita che si sforzava di adeguarsi a quello che io pensavo. E si angustiava. E proprio non ci stava dentro. E si contorceva le viscere.

    Sì, lo capivo, all’istante, che non potevo pensare di obbligare la vita a muoversi secondo le mie piccole categorie. Per quanto abbia studiato, riflettuto, immaginato, non mi sfugge che tutto questo è poca cosa di fronte alla vita.

    Capivo che, piuttosto, ero io a dover usare la mente in maniera diversa. Piuttosto dovevo aspirare ad allargare la mia consapevolezza della vita stessa: della sua complessità, della sua bellezza, del suo aspetto paradossale.

    Che la vita mi appaia paradossale indica appunto la limitatezza della mia ragione logica. E il fatto che non mi esaurisca nella ragione logica è attestato dal fatto che sono in grado di vivere il paradosso e di scegliere intuitivamente nelle varie circostanze la direzione di marcia, le cose da fare – anche in mancanza di un sapere definitivo.

     

     

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  5. La Mindfulness, nel senso più generale del termine, riguarda il risvegliarsi da una vita vissuta in automatico e l’essere sensibili alle novità delle nostre esperienze quotidiane. La Mindfulness rende possibile fare delle scelte consapevoli e cambiare.

     

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  6. Alain De Botton sostiene una tesi che condivido largamente sul motivo per cui noi amiamo la natura e cerchiamo di rifugiarci in essa il più sovente possibile. Secondo questo  pensatore noi cerchiamo la natura perché essa ci consente di sfuggire alla pesantezza e alla litigiosità, ai conflitti e allo stress dei rapporti umani. Insomma il mondo che abbiamo creato è pesante, stressante e non ce la facciamo più a sopportarlo. Allora ci rifugiamo, almeno per un po’ di tempo, nella camminate in montagna, nei fine settimana ai laghi o negli agriturismi.
     

    La cultura dell’etica del lavoro, della performance, porta a vantarci di dormire poco, di mangiare in fretta, di portarsi il lavoro a casa e cose del genere. Ma questa è davvero una virtù? La salute e la serenità non dovrebbe avere la priorità in una vita felice? E ancora: siamo sicuri che chi lavora tanto lavori davvero bene?

     

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  7. Non finirò mai di guardare con meraviglia la faccia dei bambini. Anche quando recitano sono spontanei. La verità è che giocano sempre. E vedono la vita con una prospettiva che è migliore di quella che abbiamo imparato per diventare adulti.

    Questo mi fa pensare che l’ignoranza saputa sia una sorta di sapere dotato di molta potenza. Sapendo di non sapere – non ti viene in mente Socrate? – sai molto di più di chi crede soltanto di sapere qualcosa.

    E ti vengono in mente, all’improvviso, idee che gettano un fascio di luce sul tuo cammino. Perché tu sei uno che cammina. Che esplora e che vuole scoprire. Vero?


     

     
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  8. Com’è che abbiamo disimparato a muovere il corpo, a rispettarne le esigenze, in maniera così diffusa?
Le abitudini imposte dalla civiltà industriale, l’orario di lavoro, lo sfruttamento unidimensionale (produrre, lavorare, dare prestazioni…) delle nostre risorse ci hanno decurtato del corpo e non solo dei sogni a largo raggio della nostra sete di vita?

    Non sentite il desiderio di ripensare tutto daccapo? Liberandoci dalla presa non solo delle idee dominanti, ma anche dai legami di dipendenza nel lavoro, nel mercato, nell’uso del tempo di vita?

    Stare bene, liberamente, avendo cura del corpo e tenendo il cervello fresco e il cuore aperto è un desiderio programma troppo infantile? Troppo elementare?

    È chiaro: per realizzarlo, dobbiamo diventare “alternativi”.
Chi è il vero alternativo? Quello che fa di tutto per essere diverso dagli altri? Ma neanche per sogno. Il vero alternativo è colui che fa di tutto per essere pienamente se stesso. Ed è proprio per questo che si distingue dal gregge.

     

     

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  9. Fuori piove fitto e insistente.


    Il canto dell'usignolo, da più di un'ora, indifferente all'acqua, riecheggia brillante.

     

     

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  10. Il bello non è una qualità estetica separata. Il bello è sempre utile, serve a fare meglio, a vivere meglio, a lavorare meglio, a pensare meglio, a relazionarsi meglio…

     

     
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  11. Scoprire quello in cui si crede davvero, quello che si sente autenticamente, sentirlo con quell’intensità che caratterizza la circostanza, è come rinascere. E non è, almeno per me, un evento immediato. È piuttosto una storia d’ascolto attento che dura da una vita. Una storia di tentativi e valutazioni a posteriori. Una storia di aggiustamenti e approssimazioni, nella sincerità di una ricerca che già da sola genera respiro e slancio. 

    È il richiamo del vecchio messaggio del tempio di Apollo a Delfi: Conosci te stesso.

     

     

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  12. E c'erano dei momenti incantevoli in cui la vita sembrava esplodere di colori in ogni direzione. E l'esistenza navigava a vista, portata dagli eventi.

     

     

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  13. Non vorresti procedere più leggera?


    Così come sei?


    E lasciare che i tuoi desideri siano desideri. E che i tuoi pensieri siano i pensieri che ti arrivano e che tu guardi e registri, e ascolti?


    E lasciare che il tuo comportamento dica esattamente quello che senti. 

    E la smetta di rigirare la frittata con tutti quei drammi da scenografia che hanno solo lo scopo di far entrare altre persone, altri interlocutori, nel solito gioco.
     

    Forse, quando si mangia tutti i giorni, si è destinati a portare il pensiero all’estremo. Che altro potremmo fare, se abbiamo già ricevuto quello che miliardi di persone ancora non hanno? 

    Non sarebbe una bella cosa che il cibo e le medicine e le condizioni igienico sanitarie, e i comfort dell’abitazione, del trasporto e del vestiario di cui godiamo li trasformassimo in pensieri estremi?

    Non accontentiamoci di una pace da quattro soldi. Di una saggezza da equilibri piccolo borghesi. Non accontentiamoci di far sesso bene e meditazione trascendentale.


    Squarciamo la buccia dell’umano e caliamo il nostro secchio fino al fondo del pozzo.


    Cos’altro potrebbe farci grandi, se il resto lo abbiamo già tutto, in abbondanza?

     

     

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  14. A volte pensiamo che forse stiamo scorrendo la vita, il tempo, troppo frettolosamente. Che, se rallentassimo un po’, potremmo assorbire di più e renderci conto maggiormente… E, di fatto, per quanto ci riguarda, stiamo tentando di contrastare l’abitudine a correre rapidamente sulla buccia del mondo.
    E, quando rallentiamo nel modo giusto, diventiamo più consapevoli di dimensioni che prima ci sfuggivano. Così come quando mangi più lentamente, assapori meglio il gusto e, forse, ti nutri e assorbi qualcosa che altrimenti sarebbe scivolato via, indigerito, nei canali intestinali.

     

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  15. Le idee creative migliori, per me, sono quelle che rinnovano le energie e rilanciano l'entusiasmo. Il tempo più bello è quello in cui sei innamorato.

     

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  16. Una volta ho letto che se Dio non è qui ora, non è da nessun’altra parte. Non è certo nel futuro rimandato. Perché io sono solo oggi, ora. È oggi il mio compito. È oggi la mia opera d’arte.

    Non perderò me stessa, trasformando l’oggi in un semplice momento di passaggio, in un semplice strumento per arrivare a un domani radioso. È oggi il momento giusto, il tempo opportuno.

    E conosco le condizioni necessarie perché questo possa avvenire: un abbandono fiducioso al Dio della vita. Nella semplicità straordinaria di un fare ispirato.

     

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  17. Mi sveglio e la giornata mi viene incontro. Sono inquieta. Tutte le cose da fare – che non riuscirò mai a fare completamente. A fare rapidamente, per arrivare a una meta. La mia meta. Quella meta verso cui il mio desiderio mi spinge.
    Dopo la colazione, riesco a prendere una certa distanza. No, dico, niente gatta frettolosa. Niente gattini ciechi! Che senso avrebbe? Una giornata di corsa? Scivolare tra una cosa e l’altra perdendo consapevolezza, separandomi dal senso?

     

     

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  18. Il Desiderio è tenace. 

    Il Sogno difficilmente muore. 

    Può covare sotto la cenere, ma, al primo alito del vento, ringalluzzisce.

     

     

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  19. Tutto scorre ma io sto ferma.
    In silenzio ascolto dentro di me.
    E lascio che quel che sento mi guidi.
    Così riprendo il cammino.
    Senza preoccupazione.
    Solo il desiderio.
    Non le voglie, il desiderio.
    E lascio che il desiderio mi guidi.
    E tutto accade.
    Io stessa accado.
    Piena di meraviglia.

     

     

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  20. Ho voluto riportare il termine cultura all’atto del coltivarsi. L’ho spostato intenzionalmente dalla considerazione del grande patrimonio di prodotti d’arte e di pensiero cui possiamo accedere, all’azione in atto, che è espressione della cura di sé. 
Un tempo si poteva parlare di una persona colta, che si era coltivata. Oggi è necessario parlare della persona che si coltiva, che si esercita, che sviluppa talenti, che si prende cura di sé in ogni aspetto, sviluppando le proprie capacità. E la cura di sé non dovrebbe finire mai. Non si dovrebbe mai dire: “Oramai a che serve?”.

     

     

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  21. Due dimensioni parallele abitano l’esistenza e i momenti magici sono quando si sposano. Sono gli spazi del senso, della bellezza, della verità, dell’amore. 

    Il paradiso che godiamo, perdiamo e ritroviamo.

     

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  22. Novembre è l’unico mese dell’anno tra ottobre e dicembre. Giusto per dargli un collocazione temporale. E manco a farlo apposta, proprio con un temporale è iniziato questo novembre. Uno si fa per dire.
    Stasera ho fatto le caldarroste, ne ho prese una manciata dalla padella, ho tirato fuori dall’armadio il mio giaccone pesante, e sono uscita a fare due passi. Io e le caldarroste nelle mie tasche ci facciamo una passeggiata.
    E proprio stasera, sgranocchiando castagne per strada e lasciando dietro di me una sottile scia di bucce, ho scorto nell’aria qualcosa di diverso, qualcosa di invernale, o quasi. Stasera c’è un’aria di passaggio, un’aria non-del-tutto. Un’aria affilata ma non troppo, umida ma non troppo, fredda ma non troppo, trasparente ma non troppo. L’aria di stasera ha un’aria decisamente transitoria, appena pochi giorni fa era diversa, un’aria dagli echi vagamente estivi, e adesso è qualcos’altro anche se non ha ancora assunto una forma definitiva. E mi piace respirare quest’aria che sta cambiando, e lei docile si lascia respirare.
    Questo novembre, insieme all’aria che muta di sostanza ed alle prime pioggie, qui in paese hanno chiuso i battenti un sacco di negozi e sulle vetrine spoglie vedo affissi cartelli gialli con una scritta nera: affittasi, vendesi, cedesi… perfino il negozio di fate ed elfi proprio vicino a casa mia ha cessato l’attività. Premetto che odio fate, elfi, troll e compagnia bella ma la cosa mi ha rattristato molto anche se mi sono chiesta come abbia fatto a rimanere aperto per quasi quattro anni. Io non ci ho mai comprato nulla e adesso mi sento pure un po’ in colpa.
    Comunque ammiro le persone che una mattina si svegliano e si dicono: oggi voglio campare vendendo fate ed elfi.
    A me non verrebbe mai in mente ed è una ineffabile limitazione.

     

     

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  23. Grazie all’inquietudine mi rimetto sempre in viaggio.

     

     

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  24.  – Guarda la luna. È per tutti, ma si rivolge a te, come se fossi l’unico. L’universo è così. Indica a te che sei il centro del modo. Tocca a te inventare il tuo mondo. Non attendere le stelle, o l’oroscopo. Non attendere più. Non hai fatto che attendere. Ora basta. Non attendere. Decidi.

    Prenditi cura della tua vita. Abbi fiducia. La luna ti suggerisce di aver fiducia. Credi che la luna parli a te. Che gli eventi siano rivolti a te. Che tutto quello che ti capita sia un dono per te.

    Smettila di lottare con gli eventi, con l’esistente. Immagina che ciò che avviene sia Dio stesso, il tuo Dio. E che tu possa fare il mondo a modo tuo.

    Questa fiducia è la base di tutto. La fiducia: che puoi immaginare il tuo mondo. La decisione: che dipende da te portare bellezza e senso.

    Abbi cura di te. Perché l’universo ha il dito puntato su di te. Tu sei la cosa più importante. Sii all’altezza. Non aspettare più. Deciditi. Prenditi cura. Il resto verrà da sé.

     

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  25. È molto probabile che sia un po’ fuori di testa. Ma non sono in grado di valutare. Dovrei essere, infatti, contemporaneamente anche “normale”, ma come?

     

     

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