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            1. S. DI GIACOMO

               

              Da “ Ariette e sonetti “

              1. Pianoforte di notte

               

              Un pianoforte di notte

              suona di lontano

              e la musica si sente

              per l’aria sospirare.

               

              E’ l’una . Dorme il vico

               

               

              su questa ninna nanna

              di un motivo antico

              di tanto tempo fa.

               

              Dio, quante stelle in cielo!

              Che luna! E che aria dolce!

              Quanto una bella voce

              vorrei sentir cantare!

               

              Ma solitario e lento

              muore il motivo antico;

              si fa più cupo il vico,

              dentro all’oscurità.

               

              L’anima mia soltanto

              rimane a questa finestra.

              Aspetta ancora. E resta,

              incantandosi, a pensare.

               

              1. theoldandthesea

                theoldandthesea

                un ritmo delicato ma inesorabile, lontano ma profondo, la musica di un pianoforte nella notte, come una delicata e notturna pioggia estiva

            2. Cara Matilde,

              anche tu

              per la prima volta

              ti accosti all’altare

              per partecipare

              alla mensa del Signore.

              Giorno importante

              nella tua esistenza

              come quello in cui

              apristi gli occhi alla vita

              per la prima volta.

              L’abito bianco

              riflette il tuo candore

              e preannuncia

              in piena felicità

              il tuo luminoso futuro.

              Con l’augurio

              di una vita di fede

              sempre viva

              da parte di tutti i tuoi cari.

               

               

            3. SALVATORE  DI  GIACOMO

              Da “ Sonetti antichi “ (tradotti dal napoletano)

              I – Nannina

               

               

              Occhi di sogno, neri, appassionati,

              che del miele la dolcezza avete,

              perché, con questo guardare che fate,

              voi un braciere in petto m’accendete?

               

              Vi manca la parola e mi parlate,

              -pare che senza lacrime piangiate,-

              di questa faccina bianca anima siete,

              -occhi belli, occhi dolci, occhi fatati!

               

               

              Voi, che insieme ai fiori vi aprite,

              -e insieme con i fiori vi chiudete,-

              fiori di passione mi apparite.-

              Voi, sentimento degli innamorati,

              -m’avete fatto male e lo sapete,-

              occhi di sogno, neri, appassionati!

               

              Da “ Canzoni “

              A Marechiaro

              Quando spunta la luna a Marechiaro,

              anche i pesci vi fanno all’amore,

              si agitano le onde del mare,

              per la gioia cambiano colore,

              quando spunta la luna a Marechiaro…

               

              A Marechiaro c’è una finestra,

              la mia passione vi bussa,

              un garofano odora su una testa,

              passa l’acqua di sotto e mormora…

              A Marechiaro c’è una finestra…

               

              Chi dice che le stelle sono lucenti,

               

               

              non conosce questi occhi che tu hai in fronte,

              questi due occhi li conosco io solamente,

              dentro il cuore ne ho le punte.

              Chi dice che le stelle sono lucenti?

               

              Svegliati, Carolina, chè l’aria è dolce,

              quando mai tanto tempo ho aspettato?

              Per accompagnare i suoni con la voce,

              stasera ho portato una chitarra…

              Svegliati, Carolina, chè l’aria è dolce!...

               

            4. SALVATORE  DI  GIACOMO

              Da “ Sonetti antichi “ (tradotti dal napoletano)

              I – Nannina

               

               

              Occhi di sogno, neri, appassionati,

              che del miele la dolcezza avete,

              perché, con questo guardare che fate,

              voi un braciere in petto m’accendete?

               

              Vi manca la parola e mi parlate,

              -pare che senza lacrime piangiate,-

              di questa faccina bianca anima siete,

              -occhi belli, occhi dolci, occhi fatati!

               

               

              Voi, che insieme ai fiori vi aprite,

              -e insieme con i fiori vi chiudete,-

              fiori di passione mi apparite.-

              Voi, sentimento degli innamorati,

              -m’avete fatto male e lo sapete,-

              occhi di sogno, neri, appassionati!

               

              Da “ Canzoni “

              A Marechiaro

              Quando spunta la luna a Marechiaro,

              anche i pesci vi fanno all’amore,

              si agitano le onde del mare,

              per la gioia cambiano colore,

              quando spunta la luna a Marechiaro…

               

              A Marechiaro c’è una finestra,

              la mia passione vi bussa,

              un garofano odora su una testa,

              passa l’acqua di sotto e mormora…

              A Marechiaro c’è una finestra…

               

              Chi dice che le stelle sono lucenti,

               

               

              non conosce questi occhi che tu hai in fronte,

              questi due occhi li conosco io solamente,

              dentro il cuore ne ho le punte.

              Chi dice che le stelle sono lucenti?

               

              Svegliati, Carolina, chè l’aria è dolce,

              quando mai tanto tempo ho aspettato?

              Per accompagnare i suoni con la voce,

              stasera ho portato una chitarra…

              Svegliati, Carolina, chè l’aria è dolce!...

               

            5. Il tempo vola

               

              E la vita è breve sogno.

               

              E pur vale la pena

               

              Viverla intensamente.

               

              Con gioie e dolori, sì,

               

              Ma giova viverla comunque la vita,

               

              Specie se l’accompagna

               

              L’amore.

               

              Che è luce, calore, fiducia,

               

              Speranza, illusione.

               

              Anche dispiaceri e delusioni,

               

              Certo,

               

              Ma il tutto dà un senso

               

              Al cammino terreno.

               

              Specialmente se fiacca

               

              È la fede in Dio

               

              E viviamo nello smarrimento.

               

              Beati coloro che si amano

               

              In una tensione verso il Creatore

              Dell’amore.

            6. Senza tempo

               

              È ormai

               

              Il nostro amore,

               

              Poi che dura

               

              Da mezzo secolo,

               

              Ossia da che primieramente

               

              Mi balzò il cuore in petto

               

              Alla vista della tua

               

              Singolare bellezza :

               

              Ovale di madonnina,

               

              Occhi luminosi e ridenti,

               

              Bocca rosata e denti di perla,

               

              Linea e rotondità perfette,

               

              voce chiara

               

              e timidezza verginale.

               

              Che schianto!

               

               

              1. daliahnera

                daliahnera

                le foglie sono cadute,

                cadute dagli alberi

                e mi ricordo

                il tuo sorriso di sole.

                In primavera mi hai fatto pensare

                a quanto belli siano stati gli occhi

                che smarrirono la mia estate

                tra i filari della vite

                 

                Non c'è nessuno

                che possa svegliare il mio autunno.

                innamorato di te

                nell'incanto del cadere delle foglie,

                nella nebbia d'inverno.

                 

                Le foglie sono cadute,

                cadute dagli alberi.

              2. fleurdelys00

                fleurdelys00

                Mozzafiato! di chi è?

                 

            7. PASCOLI

               

              Dai “ Canti di Castelvecchio “ ( 1903 – 1911 )

               

              La tessitrice

               

              Mi son seduto su la panchetta

              come una volta…quanti anni fa?

               

               

              Ella, come una volta, s’è stretta

              su la panchetta.

               

              E non il suono d’una parola ;

              solo un sorriso tutto pietà.

              La bianca mano lascia la spola.

               

              Piango, e le dico : “ Come ho potuto,

              dolce mio bene, partir da te? “.

              Piange e mi dice d’un cenno muto :

              “ Come hai potuto? “.

               

              Con un sospiro quindi la cassa

              tira del muto pettine a sé.

              Muta la spola passa e ripassa.

               

              Piango, e le chiedo : “ Perché non suona

              dunque l’arguto pettine più ? .

              Ella mi fissa timida e buona :

              “ Perché non suona ? “.

               

              E piange, piange : “ Mio dolce amore,

               

               

              non t’hanno detto ? non lo sai tu?

              Io non son viva che nel tuo cuore.

               

              Morta! Sì, morta! Se tesso, tesso

              per te soltanto; come, non so :

              in questa tela, sotto il cipresso,

              accanto  alfine ti dormirò “.

              1. lullabyblue0

                lullabyblue0

                da mozzare il fiato!

                 

            8. Al padre

              Padre, se anche tu non fossi il mio
              padre, se anche fossi un uomo estraneo
              per te stesso egualmente t’amerei.
              Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
              che la prima viola sull’opposto
              muro scopristi dalla tua finestra
              e ce ne desti la novella allegro.
              E subito la scala tolta in spalla
              di casa uscisti e l’appoggiavi al muro.
              Noi piccoli dai vetri si guardava.

              E di quell’altra volta mi ricordo
              che la sorella, bambinetta ancora,
              per la casa inseguivi minacciando.
              Ma raggiuntala che strillava forte
              dalla paura ti mancava il cuore:
              t’eri visto rincorrere la tua
              piccola figlia e, tutta spaventata,
              tu vacillando l’attiravi al petto
              e con carezze la ricoveravi
              tra le tue braccia come per difenderla
              da quel cattivo ch’eri tu di prima.

              Padre, se anche tu non fossi il mio
              padre…

               

              da un autore affine al tuo Montale ;)

            9.  

               

               

              Quanti sospiri

               

              Traevo dal petto,

               

              Quante lacrime dai miei occhi.

               

              Quell’anno infausto in cui

               

              Per stupide incomprensioni

               

              E avverse circostanze familiari

               

              La vita ci tenne lontani,

               

              Tu a Boiano, io a Gravina!

               

              Gran torto subì

               

              Il nostro amore.

               

              Ancora dopo tanti anni

               

              Ti chiedo perdono

               

              Per la mia parte di colpa.

               

              Dolcissima, però, torna alla mente

               

              La memoria

               

              Della tanto attesa rappacificazione.

               

              Com’eri tenera a telefono,

               

              Mentre ti chiedevo perdono

               

              Per la prima volta

               

              E ti confermai

               

              Che il mio cuore batteva

               

              Ancora forte per te

               

              E mi eri mancata tanto!

               

              Quale non fu la consolazione

               

              A udire il tuo secondo “sì”.

               

              Sì, mi amavi ancora!

            10. Quale un’aulente rosa

               

              Fresca di rugiada,

               

              Esci dal vano doccia

               

              In accappatoio avvolta

               

              Di celestial colore.

               

              Ed io che bramoso attendo

               

              Ti cingo, tuo malgrado,

               

              Tra le braccia

               

              E bevo ad una ad una

               

              Le gocce che ti cadono sul viso.

               

              Inizia il tuo tremore

               

              E le nostre bocche

               

              Freneticamente

               

              Si cercano e si suggellano.

               

              Tale Venere

               

              S’intrecciava ad Adone

               

            11. PASCOLI

              Da “ Myricae “ – Sez. “ Tramonti “

              I – La Sirena

              La sera, fra il sussurio lento

              dell’acqua che succhia la rena,

              dal mare nebbioso un lamento

              si leva : il tuo canto, o Sirena.

               

              E sembra che salga, che salga,

              poi rompa in un gemito grave.

              E l’onda sospira tra l’alga,

              e passa una larva di nave :

               

               

               

               

              un’ombra di nave che sfuma

              nel grigio, ove muore quel grido;

              che porta con sé, nella bruma,

              dei cuori che tornano al lido :

              al lido che fugge, che scese

              già nella caligine, via;

              che porta via tutto, le chiese

              che suonano l’avemaria,

               

              le case che su per la balza

              nel grigio traspaiono appena,

              e l’ombra del fumo che s’alza

              tra forse il brusìo della cena.

               

              1. scompaiomatorno

                scompaiomatorno

                Le rime incrociate serratissime e le allitterazioni ti fanno davvero respirare il ritmo del frangersi delle onde sulla battigia! xD

                 

              2. fel55

                fel55

                 

                 

                 

                Quanti sospiri

                 

                Traevo dal petto,

                 

                Quante lacrime dai miei occhi.

                 

                Quell’anno infausto in cui

                 

                Per stupide incomprensioni

                 

                E avverse circostanze familiari

                 

                La vita ci tenne lontani,

                 

                Tu a Boiano, io a Gravina!

                 

                Gran torto subì

                 

                Il nostro amore.

                 

                Ancora dopo tanti anni

                 

                Ti chiedo perdono

                 

                Per la mia parte di colpa.

                 

                Dolcissima, però, torna alla mente

                 

                La memoria

                 

                Della tanto attesa rappacificazione.

                 

                Com’eri tenera a telefono,

                 

                Mentre ti chiedevo perdono

                 

                Per la prima volta

                 

                E ti confermai

                 

                Che il mio cuore batteva

                 

                Ancora forte per te

                 

                E mi eri mancata tanto!

                 

                Quale non fu la consolazione

                 

                A udire il tuo secondo “sì”.

                 

                Sì, mi amavi ancora!

            12.  

              Eccomi ancora una volta

               

              A chiederti perdono

               

              Per altra motivazione.

               

              Avrei dovuto mostrare

               

              Più comprensione

               

              Del tuo momentaneo

               

              Stato di salute

               

              E dell’assillante peso

               

              Delle cure di casa e dei nipotini,

               

              Della latente paura per la mia sorte.

               

              Ma vedi come ardo,

               

              Forse senza speranza.

               

              Vedi come basse porto

               

              Le ciglia, e colme di mestizia.

               

              Quante volte ancora

               

              Dovrò supplicarti?

              1. theoldandthesea

                theoldandthesea

                Questa non la conosco proprio :/ tua?

                 

            13.  

              Eccomi ancora una volta

               

              A chiederti perdono

               

              Per altra motivazione.

               

              Avrei dovuto mostrare

               

              Più comprensione

               

              Del tuo momentaneo

               

              Stato di salute

               

              E dell’assillante peso

               

              Delle cure di casa e dei nipotini,

               

              Della latente paura per la mia sorte.

               

              Ma vedi come ardo,

               

              Forse senza speranza.

               

              Vedi come basse porto

               

              Le ciglia, e colme di mestizia.

               

              Quante volte ancora

               

              Dovrò supplicarti?

            14. MONTALE

              xxx

               

              Tergi gli occhiali appannati

              se c’è nebbia e fumo nell’aldilà,

              e guarda in giro e laggiù se mai accada

              ciò che nei tuoi anni scolari fu detto vita.

              Anche per noi viventi o sedicenti tali

              è difficile credere che siamo intrappolati

              in attesa che scatti qualche serratura

              che metta a nostro libito l’accesso

              a una più spaventevole felicità.

              E’ mezzogiorno, qualcuno col fazzoletto

              ci dirà d’affrettarci perché la cena è pronta,

              la cena o l’antipasto qualsivoglia mangime,

              ma il treno non rallenta per ora la sua corsa.

              1. theoldandthesea

                theoldandthesea

                Ad un Montale maturo le rispondo in antitesi con un montale più fresco e dolce.

                Quote

                Meriggiare pallido e assorto
                presso un rovente muro d'orto,
                ascoltare tra i pruni e gli sterpi
                schiocchi di merli, frusci di serpi.

                Nelle crepe dei suolo o su la veccia
                spiar le file di rosse formiche
                ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
                a sommo di minuscole biche.

                Osservare tra frondi il palpitare
                lontano di scaglie di mare
                mentre si levano tremuli scricchi
                di cicale dai calvi picchi.

                E andando nel sole che abbaglia
                sentire con triste meraviglia
                com'è tutta la vita e il suo travaglio
                in questo seguitare una muraglia
                che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

                a me piace ricordarlo così, raccontato dalla luce che infuoca i suoi amati muretti a secco :)

            15. Dolce il mormorìo

               

              Di questo lento torrentello.

               

              Più dolci le tue parole

               

              Che giungono al cuore

               

              E lo riscaldano.

               

              Mentre anche noi lentamente,

               

              Lungo il rasente sentiero,

               

              Nel bosco andiamo

               

              E ammiriamo le foglie multicolori

               

              Che l’Autunno regala agli umani,

               

              Alla terra e a quanti esserini

               

              Vi brulicano e fan provviste

               

              Per l’imminente rigido inverno.

               

              Vedi, fauni e ninfe

               

              Ci spiano e si riparano

               

              Dietro i tronchi muschiati,

               

              E attendono curiosi ed invidi

               

              I nostri baci

               

              E i nostri slanci.

               

              Posavo il capo

               

              Sul morbido tuo grembo

               

              E miravo le serene stelle

               

              Delle tue pupille,

               

              Ardendo nel desìo di morire

               

              In tal soave e felice stato.

               

              Eri e sei

               

              La mia viva speranza

               

              Che tu non sia mai

               

              Separata da me.

               

              Proprio non potrei tollerare

               

              Una tua assenza,

               

              Anche temporanea.

               

              Oh, non potrebbe mai spegnersi

               

              Il fuoco che da così tanto

               

              Hai acceso nel mio cuore!

               

               

               

               

               

               

               

              I dolci baci di una volta

               

              Lascia ch’io sugga

               

              Dalle tue morbide labbra.

               

              Dolorosamente ricordo

               

              Le lente carezze

               

              Sulle guance arrossate

               

              E l’arruffo della tua mano

               

              Sui miei capelli.

               

              Gli abbandoni tra le mie braccia

               

              E i labili sussurri agli orecchi.

               

              Le tue confidenze e i tuoi sfoghi.

               

              I tuoi timori e le tue incertezze.

               

              La tua innocenza di sguardi e di atti.

               

              Tutto questo mi manca…

               

              Quando il tuo volto

               

              È rabbuiato.