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            1. Buon pomeriggio poeta!

               

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            2. Oh! Il desiderio

              che non muore!

              Oh, la dolcezza

              del primo mattino!

              Svegliarsi anzitempo,

              fare l’amore  

              con l’amata,

              e riaddormentarsi

              stretti stretti.

              Osmosi di calore

              e di amore

              in soave dormiveglia!

               

               

            3. Incontrarti e amarti

              All’istante, allora,

              Diede un senso

              Alla mia vita.

              Poi pensarti, sognarti

              E fremere di rivederti

              Da promessi sposi

              Mi legò a te

              Con vincolo perenne.

              Infine, convivere in simbiosi,

              Condividere sogni, progetti,

              Gioie e dolori,

              Timori e speranze,

              Ha fatto di noi

              Una sola anima.

              Unità che speriamo

              Possa, anche dopo ,

              sopravvivere sia pure

              soltanto in ispirito.

               

               

            4. MIMNERMO

               

              Dal poema elegiaco dedicato a  NANNO’

              Fr.1D – trad. di Salvatore Quasimodo

               

              Quale vita, che dolcezza senza Afrodite d’oro?

              Meglio morire quando non avrò più cari

              gli amori segreti e il letto e le dolcissime offerte,

              che di giovinezza sono i fiori fugaci

              per gli uomini e le donne.

              Quando viene la dolorosa vecchiaia

              che rende l’uomo bello simile al brutto,

              sempre nella mente lo consumano malvagi pensieri;

              ma è odioso ai fanciulli e sprezzato dalle donne:

              tanto grave Zeus volle la vecchiaia.

               

               

               

              Fr. 2D – trad. di Filippo M. Pontani

               

              Siamo come le foglie nate alla stagione florida

              • crescono così rapide nel sole - :

              godiamo per un gramo tempo i fiori dell’età,

              dagli dèi non sapendo il bene, il male.

              Rigide, accanto, stanno due parvenze brune:

              l’una ha un destino di vecchiezza atroce,

              l’altra di morte. E il frutto di giovinezza è un attimo,

              quanto dilaga sulla terra il sole.

              Ma come varca la stagione il suo confine, allora

              essere morti è meglio che la vita:

              il cuore sperimenta tanti guai; la casa a volte

              si strugge e viene la miseria amara;

              uno è privo di figli: li desidera, e scende

              nell’aldilà con quell’accoramento;

              un altro ha un morbo che lo strema. Non c’è uomo

              che da Zeus non riceva guai su guai.

               

               

              Fr. 10 D – trad. di Ettore Bignone

               

              Travaglio in sorte, assiduo, ebbe ogni giorno il Sole;

              né a lui, né ai suoi destrieri requie veruna mai

              non fu data, da quando l’Aurora che ha dita di rosa,

              sorgendo da l’Oceano, ascende lieve ai cieli;

              e lui, dormente, del mare sui flutti un bellissimo, alato,

              concavo letto d’oro, a fior de l’acque trae,

              prezioso, costrutto di mano di Efesto, veloce,

              ai versier delle Esperidi, degli Etiopi ai lidi;

              dove il rapido carro e i destrieri del Sole hanno posa,

              sin che, dell’Alba figlia, ritorni ancor, l’Aurora,

              e ancor sul cocchio ascenda il figlio d’Iperione.

               

               

            5. MIMNERMO

               

              Dal poema elegiaco dedicato a  NANNO’

              Fr.1D – trad. di Salvatore Quasimodo

               

              Quale vita, che dolcezza senza Afrodite d’oro?

              Meglio morire quando non avrò più cari

              gli amori segreti e il letto e le dolcissime offerte,

              che di giovinezza sono i fiori fugaci

              per gli uomini e le donne.

              Quando viene la dolorosa vecchiaia

              che rende l’uomo bello simile al brutto,

              sempre nella mente lo consumano malvagi pensieri;

              ma è odioso ai fanciulli e sprezzato dalle donne:

              tanto grave Zeus volle la vecchiaia.

               

               

               

              Fr. 2D – trad. di Filippo M. Pontani

               

              Siamo come le foglie nate alla stagione florida

              • crescono così rapide nel sole - :

              godiamo per un gramo tempo i fiori dell’età,

              dagli dèi non sapendo il bene, il male.

              Rigide, accanto, stanno due parvenze brune:

              l’una ha un destino di vecchiezza atroce,

              l’altra di morte. E il frutto di giovinezza è un attimo,

              quanto dilaga sulla terra il sole.

              Ma come varca la stagione il suo confine, allora

              essere morti è meglio che la vita:

              il cuore sperimenta tanti guai; la casa a volte

              si strugge e viene la miseria amara;

              uno è privo di figli: li desidera, e scende

              nell’aldilà con quell’accoramento;

              un altro ha un morbo che lo strema. Non c’è uomo

              che da Zeus non riceva guai su guai.

               

               

              Fr. 10 D – trad. di Ettore Bignone

               

              Travaglio in sorte, assiduo, ebbe ogni giorno il Sole;

              né a lui, né ai suoi destrieri requie veruna mai

              non fu data, da quando l’Aurora che ha dita di rosa,

              sorgendo da l’Oceano, ascende lieve ai cieli;

              e lui, dormente, del mare sui flutti un bellissimo, alato,

              concavo letto d’oro, a fior de l’acque trae,

              prezioso, costrutto di mano di Efesto, veloce,

              ai versier delle Esperidi, degli Etiopi ai lidi;

              dove il rapido carro e i destrieri del Sole hanno posa,

              sin che, dell’Alba figlia, ritorni ancor, l’Aurora,

              e ancor sul cocchio ascenda il figlio d’Iperione.

               

               

              1. scompaiomatorno

                scompaiomatorno

                Grazie per la condivisione!

                Splendidi versi.

                 

                Buona serata e a presto!

            6. Side by side

               

              Poche cose

              posso annoverare

              a consuntivo bilancio

              dell’anno morente.

              Sentirti ancora

              “side by side”,

              fianco a fianco, sì,

              e scaldarmi al calore

              del tuo corpo

              adorato.

              Silenti, mentre la

              Notte giunge al suo

              fatidico mezzo,

               

              per non rompere

              l’incanto della

              prossimità di noi due

              eterni innamorati

              ed esplodere

              in un bacio

              appassionato

              allo scoccare del

              dodicesimo rintocco.

               

               

               

              1. scompaiomatorno

                scompaiomatorno

                molto intensa.

            7. Ormai è solo

              Dolce malinconìa

              L’amore per te,

              Unico,

              Eterno.

              Solo alimento

              Della mia anima.

              E anche speranza,

              Se penso alla

              Verginalità

              Della tua anima

              E del tuo corpo,

              Vero tempio

              Della maternità,

              Forza invincibile

              Che ci unisce

              Per sempre,

              A dispetto di tutto.

              Potrebbe essere

              Anche di più,

              Fonte di felicità

              Costante,

              Se solo tu lo volessi

              Com’io lo voglio.

               

               

            8.  

               

              Oh, la gioia di apporre

               

                  un bacio sulle tue

               

                     affusolate

               

              mani, che grondano,

                                               

              quando esci dal lavacro

               

                  delle ionie onde,

               

              e ti trattieni sulla battigia

               

              a strizzare il denso crine,

               

              arcuando il dorso quel

               

              tanto che basta, quasi in

               

                   moto di danza!

            9.  

               

              Oh, la gioia di apporre

               

                  un bacio sulle tue

               

                     affusolate

               

              mani, che grondano,

                                               

              quando esci dal lavacro

               

                  delle ionie onde,

               

              e ti trattieni sulla battigia

               

              a strizzare il denso crine,

               

              arcuando il dorso quel

               

              tanto che basta, quasi in

               

                   moto di danza!

            10. CAMILLO  BOITO

               

              “ Senso “

              …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

              La mattina seguente, prima delle nove, mi feci condurre nella mia carrozza al comando della fortezza.

              L’erta mi pareva interminabile : gridavo a Giacomo di frustare i cavalli. Una folla di militari d’ogni colore, di

              feriti, di popolani, ingombrava il piazzale innanzi al castello; ma giunsi senza ostacoli all’anticamera degli

              uffici, dove un vecchio invalido pigliò il mio biglietto da visita. Dopo qualche minuto ritornò, dicendomi che

              il generale Hauptmann mi pregava di passare nel suo quartiere privato, e che, appena sbrigati certi affari

              urgentissimi, sarebbe venuto a presentarmi il suo omaggio.  Fui condotta attraverso logge, corridoi e

              terrazze in una sala, che dominava dalle tre larghe finestre la città intiera.

               

               

               

               

               

              L’Adige, interrotto dai suoi ponti,

              si torceva in una S, avente la prima delle sue pancie ai piedi del monticello su cui sorge Castel San Pietro,

              e la seconda ai piedi di un altro bruno castello merlato; e sorgevano dalle case i culmini e le torri delle

              vecchie basiliche; e in un largo spazio si vedeva l’ovale enorme dell’Arena antica. Il sole mattutino

              rallegrava l’abitato ed i colli, e dall’una parte indorava le montagne, dall’altra gettava una luce placida

              sull’interminabile pianura verde, sparsa di villaggi bianchi, di case, di chiese, di campanili. Entrarono nella

              sala con gran fracasso di risa e salti due bimbe, le quali avevano il volto color di rosa e i capelli biondi

              paglierini. Vedendomi, di primo botto rimasero impacciate, ma poi subito si fecero coraggio e mi vennero

              accanto. La più grandicella disse : “ Signora, si accomodi. Vuole che vada a chiamare la mamma? “. “ No,

              fanciulla mia, aspetto il tuo babbo “. “ Il babbo non l’abbiamo ancora visto stamane. Ha tanto da fare “. “ Lo

              voglio vedere io il babbo”, gridò la più piccina. “ Gli voglio tanto bene io al

               

               

               

               

               

               

              babbo “. In  quella entrò il

              generale,e le bimbe gli corsero incontro,gli si avviticchiarono alle gambe, tentavano di saltargli sulle spalle;

              egli prendeva l’una e l’alzava e le dava un bacio, poi prendeva l’altra; e le due pazzerelle ridevano, e negli

              occhi del generale spuntarono due lagrime di tenerezza beata.  Si volse a me dicendo : “ Scusi, signora;

              s’ella ha figliuoli, mi compatirà “. Si mise a sedere in faccia a me e soggiunse : “ Conosco di nome il signor

              conte, e sarei lieto se potessi servire in qualcosa la signora contessa “. Feci un cenno al generale perché

              allontanasse le bambine, ed egli disse loro con voce piena di dolcezza : “ Andate, figliuole mie, andate,

              dobbiamo parlare con la signora”. Le bambine fecero un passo verso di me come per darmi un bacio;

              voltai la testa; e se ne andarono finalmente un poco mortificate. “ Generale – mormorai – vengo a

              compiere un dovere di suddita fedele “. “ La signora contessa è tedesca? “.

               

               

               

               

               

               

              “ No, sono trentina “. “ Ah, va

              bene “, esclamò, guardandomi con una cert’aria di stupore e di impazienza. “ Legga “ e gli porsi in atto

              risoluto la lettera di Remigio, quella che avevo ritrovata nel taschino del portamonete. Il generale, dopo

              avere letto : “ Non capisco; la lettera è indirizzata a lei? “. “ Sì, generale”. “ Dunque l’uomo che scrive è il

              suo amante? “.

              Non risposi. Il generale cavò di tasca un sigaro e lo accese; s’alzò da sedere e si pose a camminare su e giù

              per la sala; tutt’a un tratto mi si piantò innanzi e, ficcandomi gli occhi in volto, disse : “ Dunque, ho fretta,

              si sbrighi “. “ La lettera è di Remigio Ruiz, luogotenente del terzo reggimento granatieri “. “ E poi? “. “ La

              lettera parla chiaro. S’è fatto credere malato, pagando i quattro medici – e aggiunsi con l’accento rapido

              dell’odio : - è disertore dal campo di battaglia “.  “ Ho inteso. Il tenente era l’amante suo e l’ha piantata. Ella

              si vendica facendolo fucilare, e insieme con lui facendo fucilare i medici. E’

               

               

               

               

               

              vero? “. “ Dei medici non

              m’importa “. Il generale stette un poco meditando con le ciglia aggrottate, poi mi stese la lettera, che gli

              avevo data : “ Signora, ci pensi : la delazione è un’infamia e l’opera sua è un assassinio “. “ Signor generale, -

              esclamai, alzando il viso e guardandolo altera – compia il suo dovere “.

              La sera, verso le nove, un soldato portò all’albergo della “ Torre di  Londra “, dove finalmente mi avevano

              trovata una camera, un biglietto che diceva : “ Domattina alle quattro e mezzo precise verranno fucilati nel

              secondo cortile di Castel San Pietro il tenente Remigio Ruiz ed il medico del suo reggimento. Questo foglio

              servirà per assistere all’esecuzione. Il sottoscritto chiede scusa alla signora contessa di non poterle offrire

              anche lo spettacolo della fucilazione degli altri medici, i quali, per ragioni che qui è inutile riferire, vennero

              rimandati ad un altro consiglio di guerra. ……………………..Generale Hauptmann “.

              Alle tre e mezzo della notte buia uscivo a piedi dall’albergo,

               

               

               

               

               

              accompagnata da Giacomo. Al basso del colle di

              Castel  San Pietro gli ordinai che mi lasciasse, e cominciai a salire sola la strada erta; avevo caldo, soffocavo;

              non volevo togliermi  il velo dalla faccia, bensì, sciolti i primi bottoni dell’abito, rivoltai i lembi dello scollo al

              di dentro : quel po’ d’aria sul seno mi faceva respirare meglio. Le stelle impallidivano, si diffondeva intorno

              un albore giallastro. Seguii dei soldati, che, girando il fianco del castello, entrarono in un cortile chiuso dagli

              alti e cupi muri di cinta. Vi stavano già schierate due squadre di granatieri, immobili. Nessuno badava a me

              in quel brulichio silenzioso di militari e in quelle mezze tenebre. Si sentivano le campane suonare giù nella

              città, dalla quale salivano mille rumori confusi. Cigolò una porta bassa del castello, e ne uscirono due

              uomini con le mani legate dietro la schiena; l’uno magro, bruno, camminava innanzi ritto,sicuro, con la

              fronte alta; l’altro, fiancheggiato da due soldati, che lo reggevano con

               

               

               

               

               

               

              molta fatica alle ascelle, si trascinava

              singhiozzando.  Non so che cosa seguisse; leggevano, credo; poi udii un gran frastuono,

              e vidi il giovane bruno cadere, e nello stesso punto mi accorsi che Remigio era nudo fino alla cintura, e

              quelle braccia, quelle spalle, quel collo, tutte quelle membra, che avevo tanto amato, m’abbagliarono. Mi

              volò  nella fantasia l’immagine del mio amante, quando a Venezia, nella “Sirena “, pieno d’ardore e di gioia,

              m’aveva stretta per la prima volta fra le sue braccia d’acciaio. Un secondo frastuono mi scosse : sul torace

              ancora palpitante e bianco più del marmo s’era slanciata una donna bionda, cui schizzavano addosso gli

              zampilli di sangue. Alla vista di quella femmina turpe si ridestò in me tutto lo sdegno, e con lo sdegno la

              dignità e la forza. Avevo la coscienza del mio diritto; m’avviai per uscire, tranquilla nell’orgoglio di un

              difficile dovere compiuto.

              Alla soglia del cancello mi sentii strappare il velo dal volto; mi girai e vidi

               

               

               

               

               

              innanzi a me il grugno sporco

              dell’ufficiale boemo. Cavò dalla bocca enorme il cannello della sua pipa, e, avvicinando al mio viso il suo

              mustacchio, mi sputò sulla guancia…

               

               

               

               

               

               

               

               

               

               

               

               

               

               

              1. ghostnick0

                ghostnick0

                Non ho letto la novella ma ho visto il film. La figura di Livia mi aveva a suo tempo molto colpito....

              2. fel55

                fel55

                Mi fa piacere. Auguroni!

            11. Cosa sei…tu per me?

              Ecco cosa sei:

              Sei la magìa del Natale.

              Sei l’incanto

              Dei cristalli di neve

              Che lenti s’adagiano

              Sulla bianca coltre

              Della terra nera.

              Sei il calore del ceppo

              Che nel camino

              Sprigiona faville di fuoco.

              Sei lo stupore dell’Attesa

              Che inebria il cuore

              Dei bambini sognanti.

              Sei la rosa che d’inverno

              Profuma le mie notti.

              Sei tutta…

              La ragione della vita mia.

              Sei la luce

              Del mio faticoso cammino.

              Sei tutte le cose belle

              Che porta seco il Natale.

               

               

               

               

            12. Cosa sei…tu per me?

              Ecco cosa sei:

              Sei la magìa del Natale.

              Sei l’incanto

              Dei cristalli di neve

              Che lenti s’adagiano

              Sulla bianca coltre

              Della terra nera.

              Sei il calore del ceppo

              Che nel camino

              Sprigiona faville di fuoco.

              Sei lo stupore dell’Attesa

              Che inebria il cuore

              Dei bambini sognanti.

              Sei la rosa che d’inverno

              Profuma le mie notti.

              Sei tutta…

              La ragione della vita mia.

              Sei la luce

              Del mio faticoso cammino.

              Sei tutte le cose belle

              Che porta seco il Natale.

               

               

               

               

              1. fel55

                fel55

                 

                 

                 

                 

                A lungo andare

                Il sognare non basta.

                L’amore ha bisogno

                Del suo ossigeno.

                Che è il potersi guardare

                Con tenerezza negli occhi,

                Abbracciarsi, baciarsi

                A perdifiato.

                Con confidenza e complicità

                Dialogare al risveglio

                O prima di addormentarsi.

                E’ nel DNA dell’uomo

                E del mammifero,

                E’ il comandamento

                Del divino Amore.

                Ancor più bello se

                Nella magìa del Natale.

            13. CARDUCCI

               

              Idillio maremmano

               

              Co  ‘l raggio de l’april nuovo che inonda

              roseo la stanza tu sorridi ancora

              improvvisa al mio cuore, o Maria bionda;

              e il cuor che t’obliò, dopo tant’ora

              di tumulti oziosi in te riposa,

              o amor mio primo, o d’amor dolce aurora.

              Ove sei? Senza nozze e sospirosa

              non passasti già tu; certo il natio

              borgo ti accoglie lieta madre e sposa;

              chè il fianco baldanzoso ed il restio

              seno a i freni del vel promettean troppa

              gioia d’amplessi al marital desio.

              Forti figli pendean da la tua poppa

              certo, ed or baldi un tuo sguardo cercando

              al mal domo caval saltano in groppa.

              Com’eri bella, o giovinetta, quando

              tra l’ondeggiar de’ lunghi solchi uscivi

              un tuo serto di fiori in man recando,

              alta e ridente, e sotto i cigli vivi

               

               

              di selvatico fuoco lampeggiante

              grande e profondo l’occhio azzurro aprivi!

              Come il cìano seren tra ‘l biondeggiante

              or de le spighe, tra la chioma flava

              fioria quell’occhio azzurro; e a te d’avante

              la grande estate, e intorno, fiammeggiava;

              sparso tra’ verdi rami il sol ridea

              del melogran, che rosso scintillava.

              Al tuo passar, siccome a la sua dea,

              il bel pavon l’occhiuta coda apria,

              guardando, e un rauco grido a te mettea.

              Oh come fredda indi la vita mia,

              come oscura e incresciosa è trapassata!

              Meglio era sposar te, bionda Maria!

               

               

               

               

            14. Non invecchiano mai

              Le tue labbra

              Di caldo velluto.

              Che accendono i miei sensi

              Ogni volta che

              Si schiudono

              Ed effondono

              Il tuo spirito d’amore.

              Che riscaldano la mia anima

              Se d’impeto si posano

              Sulla mia bocca.

              Se come rugiada del mattino

              Placano l’ardore

              Della mia passione.

              Se emettono parole di miele

              Che toccano le corde

              Dei miei precordi.

               

               

               

            15.  

               

               

               

              Tinto qua e là

              Di rosa

              Il cielo saluta ormai

              Il suo astro morente.

              Vaga la mente e pensa

              Al sole calante

              Del nostro amore.

              Vivo è ancora

              Il mio sentimento per te,

              e anche l’affetto di coniuge.

              Perché – dimmi –

              Ancora il desiderio e la passione

              Mi spingono verso di te ,

              Mentre tu sembri

              Non provare più

              Attrazione verso di me?

              Eppure la giovinezza

              Ancora ti arride

              E la tua beltà

              Non è affatto sfiorita.

              Dimmi…perché

              La mia mente è confusa.

              1. motomotoemoto
              2. fel55

                fel55

                V: MONTI

                Pel giorno onomastico della mia donna

                ( canzone libera )

                 

                Donna, parte più cara dell’anima mia,

                perché mi guardi muta in atto pensoso,

                e le tue pupille si fanno rugiadose

                di segrete stille?

                Intendo, o mia diletta, la cagione

                di quel silenzio e di quel pianto.

                L’eccesso dei miei mali ti toglie la favella,

                e discioglie in lacrime furtive il tuo dolore.

                Ma datti pace, e solleva il cuore

                ad un pensiero più degno di me e, insieme,

                della tua forte anima. La stella del viver mio

                s’appressa al suo tramonto : ma ti giovi sperare

                che non morrò del tutto : pensa che un nome

                non oscuro ti lascio, e tale che un giorno

                fra le italiche donne ti sarà bel vanto il dire :

                “ Io fui l’amore del cantore di Basville,

                del cantore che vestì l’ira di Achille

                di care itale note”.

                Soave rimembranza ancora ti sarà

                che ogni spirito gentile compianse i miei casi

                ( tra i lombardi qual è lo spirito che non sia gentile? ).

                Ma con tutto ciò poni nella mente

                che cerca un lungo soffrire chi cerca

                lungo corso di vita. Oh Teresa mia,

                e tu parimenti sventurata e cara figlia mia!

                Oh voi che sole temperate il molto amaro

                della mia triste esistenza con qualche dolcezza,

                poco manca che, lacrimando, chiuderete

                i miei occhi nell’eterno sonno! Ma sia breve

                per causa mia il lacrimare : chè nulla,

                fuor che il vostro dolore, sarà che mi gravi

                nel partirmi da questo mortal soggiorno

                troppo funesto ai buoni, in cui corte

                vivono le gioie e così lunghe le pene;

                ove non è già bello rimanere per dura prova,

                ma bello l’uscirne e far presto tragitto

                a quello dei ben vissuti a cui aspiro.

                E quivi di te memore, e fatto cigno immortale

                ( chè l’arte dei poeti in cielo è pregio e non colpa ),

                il tuo fedele, adorata mia donna,

                ti aspetterà cantando le tue lodi,

                finchè non giunga; e molto dei tuoi cari

                costumi parlerò coi celesti, e dirò quanta

                fu la tua pietà verso il miserando tuo consorte;

                e le anime beate, innamorate della tua virtù,

                pregheranno Dio che lieti e sempre sereni

                siano i tuoi giorni e quelli dei dolci amici

                che ne faranno corona : principalmente i tuoi,

                mio generoso ospite amato,

                che fai verace fede del detto antico,

                che ritrova un tesoro chi ritrova un amico.