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            1. Mi fuggi,

              presto m'inseguirai.

              Tu che ora rifiuti il mio amore,

              presto lo cercherai.

              Anche contro tua voglia,

              presto mi amerai.

              Tal grazia Afrodite,

              che ama il sorriso

              e tesse gli inganni a uomini e dèi,

              mi concederà,

              sol ch'io la preghi

              umile e insistente.

               

               

               

              1. chiaraoscura4

                chiaraoscura4

                sei un poeta, hai mai pensato di pubblicare un tuo libro?

              2. chiaraoscura4

                chiaraoscura4

                questa canzone mi ricorda molto le belle parole che scrivi...I feel love

            2. SABA

               

              Carmen

               

              Torna la mia disperazione a te.

              Dopo aver tanto errato, oggi il mio amore

              torna al tuo fiero mutevole ardore,

              più nulla chiede che la tua onestà.

               

              In queste lunghe giornate d’affanno,

              che senza lotta e senza pace vanno,

              e senza la tua gaia crudeltà;

              con la mia solitaria anima invisa,

              ho sognato pur io d’averti uccisa,

              per l’ebbrezza di piangere su te.

               

              Incolpabile amica, austera figlia

              d’amore, se la vita oggi t’esiglia,

              con la musica ancora vieni a me.

              Geloso sono non di don josè,

              non d’Escamillo; di chi prima un canto

              sciolse alla tua purezza ed al tuo santo

              coraggio incontro alla tua verità.

               

               

              Né tu forse da me vivi lontana,

              da me che all’amor tuo faccio ritorno,

              e non cerco a Siviglia il tuo soggiorno.

              Solo vagavo il mattino di un giorno

              di festa, e tra la folla oscura e vana

              tu m’apparivi in una popolana

              di Firenze; la tua mano era stesa

              a sollevare le tende di una chiesa,

                                                           le gialle e rosse tende sull’entrata.

              Parevi stanca, parevi ammalata,

              ma t’ho riconosciuta io che t’ho amata.

               

              Io che a fatica ho rattenuto un grido,

              mi sono meritato un tuo sorriso,

              sabato

               

              1. chiaraoscura4

                chiaraoscura4

                mozzafiato, sei un talento

            3. Stringi i denti,

              ricacciando indietro le lacrime.

              Ma se io ti attiro a me,

              allora ti abbandoni alle lacrime

              e prorompi in singhiozzi smorzati.

              Cosa ti sconquassa il cuore?

              Quale vento s'abbatte sulla tua vita?

              Non temere, cara. Sfogati.

              Come sempre, sarò per te

              refrigerio, ché nel barbaglio

              del tuo chiaro viso già scorgo

              i primi segni del nascente tuo desiderio

              e fuoco affiora nelle mie stanche membra.

               

               

               

              1. chiaraoscura4

                chiaraoscura4

                la sento molto mia, questa, la salvo, ok?

            4. Passo per salutarti, Gran Signore, grazie per le poesie. Dovresti tenere dei corsi a tanti giovinastri che non sanno cosa si stanno perdendo in educazione e romanticismo. 
              Buona giornata

              1. fel55

                fel55

                Sei gentile, grazie.

              2. lullabyblue0

                lullabyblue0

                Sante parole, @nuncepenza6, sante parole! 
                Concordo su tutta la linea, un gentiluomo di altri tempi e si nota. Eccome! 

            5. Quartetto

               

              In una istantanea  ingiallita

              di quarant’anni fa

              ripescata dal fondo di in cassetto

              il tuo volto severo nella sua dolcezza

              e il tuo servo d’accanto; e dietro Sbarbaro

              briologo e poeta – ed Elena Vivante

              signora di noi tutti : qui giunti per vedere

              quattro ronzini frustati a sangue

              in una “ piazza-conchiglia “

              davanti a una folla inferocita.

              E il tempo? Quarant’anni ho detto e forse zero.

               

               

              Non credo al tempo, al big bang, a nulla

              che misuri gli eventi in un prima e in un dopo.

              Suppongo che a qualcuno, a qualcosa convenga

              l’attributo di essente. In quel giorno eri tu.

                                              Ma per quanto, ma come? Ed ecco che rispunta

              la nozione esecrabile del tempo.

               

              Poiché la vita fugge…

               

              Poiché la vita fugge

              e chi tenta di ricacciarla indietro

              rientra nel gomitolo primigenio,

              dove potremo occultare, se tentiamo,

              con rudimenti o peggio, di sopravvivere,

              gli oggetti che ci parvero

              non peritura parte di noi stessi?

              C’era una volta un piccolo scaffale

              che viaggiava con Clizia, un ricettacolo

              di Santi Padri e di poeti equivoci che forse

              avesse la virtù di galleggiare

              sulla cresta delle onde

              quando il diluvio avrà sommerso tutto.

               

               

              Se non di me almeno qualche briciola

              di te dovrebbe vincere l’oblio.

                                                        E di me? La speranza è che sia disperso

              il visibile e il tempo che gli ha dato

              la dubbia prova che questa voce E’

              ( una E maiuscola, la sola lettera

              dell’alfabeto che rende possibile

              o almeno ipotizzabile l’esistenza ).

              Poi ( sovente hai portato

              occhiali affumicati e li hai dismessi

              del tutto con le pulci di Jhon Donne )

              preparati al gran tuffo.

              Fummo felici un giorno, un’ora un attimo

              e questo potrà essere distrutto?

              C’è chi dice che tutto ricomincia

              eguale come copia ma non lo credo

              neppure come augurio. L’hai creduto

              anche tu? Non esiste a Cuma una sibilla

              che lo sappia. E se fosse, nessuno

              sarebbe così sciocco da darle ascolto.

               

               

            6. Ti lavino le Grazie

              nel recinto sacro di Pafo,

              novella Afrodite,

              e ti ungano dell'olio divino,

              riservato alle membra degli dèi dall'eterna vita,

              olio amabile, profumo odoroso.

              Come lei, tu ami il sorriso

              e tale ne esci dai lavacri ver me

              che attonito miro.

              Come se le tue guance fossero state dipinte

              con l'essenza delle rose; le tue labbra

              col fuoco di fiori vermigli; la tua fronte

              con il raggio della luna in una notte di plenilunio,

              quando dallo stormire delle foglie

              nasce profonda quiete.

              Sei una vergine dea

              uscita dai lavacri della fonte Catusa,

              stillante rugiadose gocce di acqua balsamica.

              Sei la cosa più bella, sopra la terra bruna:

              è Cipride che mi travolge nella brama,

              ed io sono come uno degli dei,

              felice di annullarmi fra le tue braccia.

               

               

               

            7. Splendeva la luna

              intorno al tuo latteo seno;

              una bellissima collana di perle smaglianti

              cingeva il tuo tenero crollo;

              un ritorto bracciale d'oro bianco

              ornava il tuo polso sottile;

              una veste splendente,

              simile a peplo di vergine achea,

              indossavi, più fulgido che bagliore di fiamma.

              Eri una dea,

              eri Afrodite in persona,

              quando le Càriti e le Ore

              la rivestono di peplo odoroso dei fiori

              di tutte le stagioni,

              croco e giacinto,

              viola e rosa,

              narciso e giglio.

               

               

               

            8. Il nostro cammino non

               

              può andare che verso il

               

              tempo infinito. Il caso o

                          quel ch’è più probabile, il

                             fato, ci ha uniti noi

                            ch’eravamo due metà

                            ed ora siam congiunti per

                              l’eternità. Anime

                          immortali e corpi risorti,

                          amanti qui in terra, non

                              possono che

                         “dantescamente” restare

                           uniti anche nell’aldilà.

               

            9. Il mio amore era più

               

              antico del tuo. Era già

                                        

              nato, prima di quel dì

                                                   

              che a te fu manifesto.

               

              Oh, come lontanissimo

               

              quell’incanto di primo

               

              incontro, ancora sì pieno

               

              di fascino, seppure

               

              lontanissimo!  Avevo

               

              un gran bisogno di

               

                       poesia!

               

               

            10. Mentre innanzi si fa

               

              l’alba, ad asciugare col

               

              suo tenue velo di sposa

               

              le perline di rugiada,

               

              contemplo il tuo volto

               

              ancora di fanciulla e le

               

              tue chiuse palpebre

               

              a spicchio di luna.

               

              Attendo impaziente che si

               

              schiudano e rivelino la

               

              dolcezza dei tuoi occhi.

               

               

               

            11. Ho visto i segni del tempo

               

              –sì crudo,ahinoi! – sotto i

                                    

              tuoi occhi e i piccoli

               

              solchi sulle tue gote.

               

              Non più perle lucenti i

               

              tuoi denti, non più liscia

               

              la pelle del tuo collo, ma

               

              ancora da baciare le tue

               

              labbra, da asciugare le

               

              lacrime che sembri

               

              versare per il naturale

                                      

              logorìo della vita.

               

               

            12. Ciù, ciù, ciù…

               

              Non odi, cara,

               

              quell’esserino

               

              sull’albero,

               

              che annuncia il nuovo

               

              giorno e ci richiama alla

                                  

              felicità del risveglio?

               

              Ed io lì, a contemplarti e

               

              a pendere dalle tue

               

                         labbra.

               

              Poi mi dirai, ti dirò quel

               

              che vogliamo udire.

               

               

               

               

            13. Dimmelo tu quanto mi

               

              vuoi bene. Io te ne voglio

               

              tanto, tanto di più, e poi

               

              ancora tanto, luce dei

               

              miei occhi.

               

               

               

               

            14. MONTALE

              Previsioni

               

              Ci rifugiammo nel giardino ( pensile se non sbaglio )

              per metterci al riparo dalle fanfaluche

              erotiche di un pensionante di fresco arrivo

              e tu parlavi delle donne dei poeti

              fatte per imbottire illeggibili carmi.

              Così sarà di me aggiungesti di sottecchi.

              Restai di sasso. Poi dissi dimentichi

              che la pallottola ignora chi la spara

              e ignora il suo bersaglio.

              Ma non siamo

                                                         disse C. ai baracconi. E poi non credo

              che tu abbia armi da fuoco nel tuo bagaglio.

               

            15. Volerti ad ogni costo non

               

              è capriccio, ma amore

               

              sincero e totale.

               

              E’incantesimo quotidiano

               

              che mi strappa alla realtà

               

              e mi colma di infantile

               

                                 

                         felicità.