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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da vitto071 per l'aggiornamento : Mi ha detto che il richiamo della Natura per lei è soprattutto desiderio di naturalez   
    Mi ha detto che il richiamo della Natura per lei è soprattutto desiderio di naturalezza. Coltiva un sentire limpido che prende le distanze con grazia dalle complicazioni sentimentali e dalle turbolenze emotive. Ha un’anima che scorre con modestia e tanta dignità tra le vicende dei giorni. Afferma di camminare nella direzione dei sogni, pensando che è la vita stessa che chiama da quella parte. Ha fiducia ma con gli occhi spalancanti e attenti. Sembra fragile, ma a parlarle con lei anche solo un po’ ho sentito una forza interiore tanto incrollabile quanto tranquilla. Quando mi guardava negli occhi mi sentivo scrutata nell’intimo.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da vitto071 per l'aggiornamento : Mi ha detto che il richiamo della Natura per lei è soprattutto desiderio di naturalez   
    Mi ha detto che il richiamo della Natura per lei è soprattutto desiderio di naturalezza. Coltiva un sentire limpido che prende le distanze con grazia dalle complicazioni sentimentali e dalle turbolenze emotive. Ha un’anima che scorre con modestia e tanta dignità tra le vicende dei giorni. Afferma di camminare nella direzione dei sogni, pensando che è la vita stessa che chiama da quella parte. Ha fiducia ma con gli occhi spalancanti e attenti. Sembra fragile, ma a parlarle con lei anche solo un po’ ho sentito una forza interiore tanto incrollabile quanto tranquilla. Quando mi guardava negli occhi mi sentivo scrutata nell’intimo.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da vitto071 per l'aggiornamento : Questa mattina sono andata a camminare nel parco, prima di lavarmi, prima di fare ogn   
    Questa mattina sono andata a camminare nel parco, prima di lavarmi, prima di fare ogni cosa. Il parco è qui vicino, in altri termini, ti alzi, ti togli il pigiama, infili i vestiti e sei fuori, subito lì. Subito lì.
 
    Lo faccio quasi sempre – a meno che non ci siano inghippi. Subito lì.
 
    Adesso vi domanderete che cosa significa lì. E anche io.

    Io vado subito lì.

    Fuori.

    C’è l’aria dell’aperto – molto diversa dell’aria del chiuso.

    Lì, è dove sono all’aperto.

    E che vuol dire essere all’aperto?

    Ora ve lo dico.

    Essere all’aperto è essere dove la natura continua a scorrere – sto dicendo, fuori delle strutture e dei comportamenti della cultura e della civiltà. Che, per carità sono importanti e pieni di merito, ma… – sì, sarebbe come – scusate se esagero – come ritornare alla fonte. Lì, dove zampilla la vita. Quella lì è la natura. Ed è bello poterla ritrovare ovunque. Mica ho tempo, la mattina, di volare fino al Machu Pichu!

    La cosa bella è che la natura non la puoi cancellare completamente – nemmeno in città.. Davvero! – malgrado le discariche, la burocrazia, e il codice stradale… Esci, vai nel parco, e la ritrovi. Non ti preoccupare se il parco è pieno di gente che si alza la mattina presto per portare il cane a passeggio, con il sacchetto di plastica e la palettina…

    Lì c’è la natura. È l’aperto.

    Quello lì è l’aperto.
    
Mi sono spiegata?

    Io vado lì, che sono ancora assonnata. Perché, non credere che quando ti alzi, togli il pigiama e infili i vestit, chiudi la porta di casa e incominci a muovere la gambe e le braccia – dico – a respirare… ? Beh, non crediate che quando esci in queste condizioni, sei subito sveglia, e ragioni come un filosofo dell’età di Pericle.
    È tutto diverso. Ce l’hanno raccontata  sbagliata.

    Tu sei ancora tutta attorcigliata nel sonno. Quello che sta succedendo, con i tempi che ci vogliono, è che tu, gradualmente, – nota come l’ho detto – gradualmente, tu ti affacci alla vita da sveglio. Quella che – lo sai – ci si sente lucidi e sei in grado di rispondere alla domanda: cosa hai deciso di fare oggi? Qual è il tuo programma? Per favore! Non fatemi questa domanda subito. Appena sveglia.

    Lasciatemi il tempo di andare lì, all’aperto, dove c’è la natura.
     
    Che bello!

    Ero lì, nel parco, all’aperto. La natura. E dicevo: che bello!

    Sono viva, ho gli occhi aperti. Ma scherzi? Vedo!

    Questa cosa qui mi sembrava un miracolo, da sola.
    
Io vedevo. Insomma c’era tutta questa roba meravigliosa che chiamo natura – voglio dire l’aria, il cielo, gli alberi, l’erba e anche la terra abbastanza morbida sotto i piedi. E c’era questo risvegliarsi del corpo, dico, le gambe, dico, le braccia, dico, il respiro. E poco a poco, anche la mente, quella roba lì, come si dice. Io insomma mi accorgevo che ero sveglia e che vedevo. E dicevo: che bello!

    E poi arrivano i pensieri. Arrivano da soli. Sono ospiti visitatori. Ognuno ha qualcosa da dire. Sembra che abbiano una gran fretta di venirti a visitare. E tu, okei, dici, va bene, mi piacerebbe restare ancora un poco qui, a sentire la natura che scorre, la fonte che irrora, ma va bene, ora posso accogliervi. E arrivano questi pensieri. Credo che arrivino da ieri. Io penso che siano quelli di ieri, questi pensieri.  Perché oggi non ho ancora pensato niente…
    Hanno tante di quelle cose da dirti. Una volta erano i tuoi pensieri. Ora sono tuoi solo perché vengono da te. E tu cerchi fare ospitalità – come si dice? Li ascolti.

    Sono come tanti tasselli che dovrebbero far parte di un disegno unico. Un po’ come le tessere di un puzzle. Ognuno ha la sua premura. Ognuno chiede di essere preso in considerazione. E sembra giusto. E perfino bello. Tanti tasselli che si cercano e che cercano di entrare in armonia.
    E io guardo di qui e di lì. Voglio dire, alla natura e a tutti questi pensieri. Loro si stagliano su questo fondale sorgivo. Sembrano musiche diverse. Ma si cercano. Come farli incontrare?
     
    Perché all’inizio sembra che vogliano litigare, insomma, fare polverone. Ma ho imparato a resistere a questo primo impatto. In fondo, vado nel parco proprio per questo: per non farmi sequestrare dalla litigiosità dei pensieri e delle cose. Qui, nel parco, all’aperto, ribadisco la filosofia dell’Alleanza.

    Mi dico, Alleanza. Voglio dire che intendo andare d’accordo con le cose che capitano e pensare che collaboriamo tutti quanti perché ci sia armonia, perché la banda trovi l’atmosfera e lo stile del concerto. Qualcosa del genere.
    
So che è una questione di diapason.

    Insomma, immettere in quel polverone la nota giusta. Che faccia entrare in risonanza gli altri diapason… qualcosa così.
     
    Insomma, sembra come in azienda, la mattina, quando arrivi e subito ti raggiungono le note, le ingiunzioni, gli ordini di servizio, le richieste, i memo, le mail, e i post in, lasciati da qualcuno… Troppo!

    No, dico. La mia vita non dev’essere come in azienda!

    Qui sono io il capo. Pardon!
     
    Poi mi viene l’idea. Il punto di Archimede. Dico, il punto di Archimede.

    Infatti, l’alternativa sarebbe di esaminare tutti questi pensieri, analiticamente, uno per uno, e poi cercare di fare dei calcoli. Ma sento che questo è un lavoro hard, voglio dire duro, proprio, e farraginoso.

    Ma mi è venuta in mente questa cosa del punto di Archimede.
     
    Voglio dire, un punto leva. Dove agendo si muove tutto. Senza troppo sforzo.
     
    Lascio le prospettive analitiche e cerco.

    Ve lo giuro. Dopo pochi minuti, lì, all’aperto, le cose si chiariscono. Le vedi nell’insieme, nell’insieme della tua vita, senza difficoltà. Le vedi come dall’alto. 
E l’ho visto. Il punto di Archimede. Era lì chiaro, davanti ai miei occhi.

    Ed era fatta.

    Ritorno a casa, mi faccio il bagno.
    
Lo so, dopo il bagno sono di nuovo qui, pronta per tutte le altre cose.
    
Ma, è lì, nel parco, che trovo la fonte. E anche l’intelligenza. Che dire?
     
    Io vorrei che rimanesse sempre aperto questo canale che mi consente di ritrovare la fonte, ogni mattina. Il mio parco…

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da nancy19821 per l'aggiornamento : La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta d   
    La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta del mondo, e delle dimensioni di vita che ancora non conosco ma mi appartengono nel profondo.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da melissa2407 per l'aggiornamento : Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartie   
    Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartiere, mentre la città trapassava dal tempo del lavoro e quello della casa. E tu dicevi spesso che non c’era tempo, nella giornata, per pensare a se stessi, alla propria vita, ai sogni, ai desideri… eri sempre preso da una qualche forma di compito che ti derivava dalla situazione.
    E mi dicevi: ma tu, ma tu, dove?
    E rimanevi così, a guardare dietro le mie spalle. E scuotevi il capo, e ripetevi: dove?

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da diegodelavega0 per l'aggiornamento : Terrò il corpo snello e camminerò con gioia lungo la strada.  Guarderò oltre il canal   
    Terrò il corpo snello e camminerò con gioia lungo la strada. 
    Guarderò oltre il canale, oltre la linea degli alberi e delle case. È da quella parte che mi spinge il richiamo. 

    Verrò a patti con quello che ho fatto, con quello che sono stata. 
    Siamo in molte qui dentro. 
    E diverse sono adultere e trasgressive. Ma tutte me.
    
Ogni giorno mi distribuisco in molte cose e poi mi ritrovo: un appuntamento segreto con me stessa.

    Ci sono ancora tante cose che attendono.

    Grata di vita, ho voglia d’avventura.

    Di buonora mi metto in viaggio, guardando oltre il canale.
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da melissa2407 per l'aggiornamento : Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartie   
    Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartiere, mentre la città trapassava dal tempo del lavoro e quello della casa. E tu dicevi spesso che non c’era tempo, nella giornata, per pensare a se stessi, alla propria vita, ai sogni, ai desideri… eri sempre preso da una qualche forma di compito che ti derivava dalla situazione.
    E mi dicevi: ma tu, ma tu, dove?
    E rimanevi così, a guardare dietro le mie spalle. E scuotevi il capo, e ripetevi: dove?

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da nancy19821 per l'aggiornamento : La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta d   
    La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta del mondo, e delle dimensioni di vita che ancora non conosco ma mi appartengono nel profondo.

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    Questa mattina sono andata a camminare nel parco, prima di lavarmi, prima di fare ogni cosa. Il parco è qui vicino, in altri termini, ti alzi, ti togli il pigiama, infili i vestiti e sei fuori, subito lì. Subito lì.
 
    Lo faccio quasi sempre – a meno che non ci siano inghippi. Subito lì.
 
    Adesso vi domanderete che cosa significa lì. E anche io.

    Io vado subito lì.

    Fuori.

    C’è l’aria dell’aperto – molto diversa dell’aria del chiuso.

    Lì, è dove sono all’aperto.

    E che vuol dire essere all’aperto?

    Ora ve lo dico.

    Essere all’aperto è essere dove la natura continua a scorrere – sto dicendo, fuori delle strutture e dei comportamenti della cultura e della civiltà. Che, per carità sono importanti e pieni di merito, ma… – sì, sarebbe come – scusate se esagero – come ritornare alla fonte. Lì, dove zampilla la vita. Quella lì è la natura. Ed è bello poterla ritrovare ovunque. Mica ho tempo, la mattina, di volare fino al Machu Pichu!

    La cosa bella è che la natura non la puoi cancellare completamente – nemmeno in città.. Davvero! – malgrado le discariche, la burocrazia, e il codice stradale… Esci, vai nel parco, e la ritrovi. Non ti preoccupare se il parco è pieno di gente che si alza la mattina presto per portare il cane a passeggio, con il sacchetto di plastica e la palettina…

    Lì c’è la natura. È l’aperto.

    Quello lì è l’aperto.
    
Mi sono spiegata?

    Io vado lì, che sono ancora assonnata. Perché, non credere che quando ti alzi, togli il pigiama e infili i vestit, chiudi la porta di casa e incominci a muovere la gambe e le braccia – dico – a respirare… ? Beh, non crediate che quando esci in queste condizioni, sei subito sveglia, e ragioni come un filosofo dell’età di Pericle.
    È tutto diverso. Ce l’hanno raccontata  sbagliata.

    Tu sei ancora tutta attorcigliata nel sonno. Quello che sta succedendo, con i tempi che ci vogliono, è che tu, gradualmente, – nota come l’ho detto – gradualmente, tu ti affacci alla vita da sveglio. Quella che – lo sai – ci si sente lucidi e sei in grado di rispondere alla domanda: cosa hai deciso di fare oggi? Qual è il tuo programma? Per favore! Non fatemi questa domanda subito. Appena sveglia.

    Lasciatemi il tempo di andare lì, all’aperto, dove c’è la natura.
     
    Che bello!

    Ero lì, nel parco, all’aperto. La natura. E dicevo: che bello!

    Sono viva, ho gli occhi aperti. Ma scherzi? Vedo!

    Questa cosa qui mi sembrava un miracolo, da sola.
    
Io vedevo. Insomma c’era tutta questa roba meravigliosa che chiamo natura – voglio dire l’aria, il cielo, gli alberi, l’erba e anche la terra abbastanza morbida sotto i piedi. E c’era questo risvegliarsi del corpo, dico, le gambe, dico, le braccia, dico, il respiro. E poco a poco, anche la mente, quella roba lì, come si dice. Io insomma mi accorgevo che ero sveglia e che vedevo. E dicevo: che bello!

    E poi arrivano i pensieri. Arrivano da soli. Sono ospiti visitatori. Ognuno ha qualcosa da dire. Sembra che abbiano una gran fretta di venirti a visitare. E tu, okei, dici, va bene, mi piacerebbe restare ancora un poco qui, a sentire la natura che scorre, la fonte che irrora, ma va bene, ora posso accogliervi. E arrivano questi pensieri. Credo che arrivino da ieri. Io penso che siano quelli di ieri, questi pensieri.  Perché oggi non ho ancora pensato niente…
    Hanno tante di quelle cose da dirti. Una volta erano i tuoi pensieri. Ora sono tuoi solo perché vengono da te. E tu cerchi fare ospitalità – come si dice? Li ascolti.

    Sono come tanti tasselli che dovrebbero far parte di un disegno unico. Un po’ come le tessere di un puzzle. Ognuno ha la sua premura. Ognuno chiede di essere preso in considerazione. E sembra giusto. E perfino bello. Tanti tasselli che si cercano e che cercano di entrare in armonia.
    E io guardo di qui e di lì. Voglio dire, alla natura e a tutti questi pensieri. Loro si stagliano su questo fondale sorgivo. Sembrano musiche diverse. Ma si cercano. Come farli incontrare?
     
    Perché all’inizio sembra che vogliano litigare, insomma, fare polverone. Ma ho imparato a resistere a questo primo impatto. In fondo, vado nel parco proprio per questo: per non farmi sequestrare dalla litigiosità dei pensieri e delle cose. Qui, nel parco, all’aperto, ribadisco la filosofia dell’Alleanza.

    Mi dico, Alleanza. Voglio dire che intendo andare d’accordo con le cose che capitano e pensare che collaboriamo tutti quanti perché ci sia armonia, perché la banda trovi l’atmosfera e lo stile del concerto. Qualcosa del genere.
    
So che è una questione di diapason.

    Insomma, immettere in quel polverone la nota giusta. Che faccia entrare in risonanza gli altri diapason… qualcosa così.
     
    Insomma, sembra come in azienda, la mattina, quando arrivi e subito ti raggiungono le note, le ingiunzioni, gli ordini di servizio, le richieste, i memo, le mail, e i post in, lasciati da qualcuno… Troppo!

    No, dico. La mia vita non dev’essere come in azienda!

    Qui sono io il capo. Pardon!
     
    Poi mi viene l’idea. Il punto di Archimede. Dico, il punto di Archimede.

    Infatti, l’alternativa sarebbe di esaminare tutti questi pensieri, analiticamente, uno per uno, e poi cercare di fare dei calcoli. Ma sento che questo è un lavoro hard, voglio dire duro, proprio, e farraginoso.

    Ma mi è venuta in mente questa cosa del punto di Archimede.
     
    Voglio dire, un punto leva. Dove agendo si muove tutto. Senza troppo sforzo.
     
    Lascio le prospettive analitiche e cerco.

    Ve lo giuro. Dopo pochi minuti, lì, all’aperto, le cose si chiariscono. Le vedi nell’insieme, nell’insieme della tua vita, senza difficoltà. Le vedi come dall’alto. 
E l’ho visto. Il punto di Archimede. Era lì chiaro, davanti ai miei occhi.

    Ed era fatta.

    Ritorno a casa, mi faccio il bagno.
    
Lo so, dopo il bagno sono di nuovo qui, pronta per tutte le altre cose.
    
Ma, è lì, nel parco, che trovo la fonte. E anche l’intelligenza. Che dire?
     
    Io vorrei che rimanesse sempre aperto questo canale che mi consente di ritrovare la fonte, ogni mattina. Il mio parco…

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da diegodelavega0 per l'aggiornamento : Terrò il corpo snello e camminerò con gioia lungo la strada.  Guarderò oltre il canal   
    Terrò il corpo snello e camminerò con gioia lungo la strada. 
    Guarderò oltre il canale, oltre la linea degli alberi e delle case. È da quella parte che mi spinge il richiamo. 

    Verrò a patti con quello che ho fatto, con quello che sono stata. 
    Siamo in molte qui dentro. 
    E diverse sono adultere e trasgressive. Ma tutte me.
    
Ogni giorno mi distribuisco in molte cose e poi mi ritrovo: un appuntamento segreto con me stessa.

    Ci sono ancora tante cose che attendono.

    Grata di vita, ho voglia d’avventura.

    Di buonora mi metto in viaggio, guardando oltre il canale.
     
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    Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartiere, mentre la città trapassava dal tempo del lavoro e quello della casa. E tu dicevi spesso che non c’era tempo, nella giornata, per pensare a se stessi, alla propria vita, ai sogni, ai desideri… eri sempre preso da una qualche forma di compito che ti derivava dalla situazione.
    E mi dicevi: ma tu, ma tu, dove?
    E rimanevi così, a guardare dietro le mie spalle. E scuotevi il capo, e ripetevi: dove?

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da nancy19821 per l'aggiornamento : La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta d   
    La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta del mondo, e delle dimensioni di vita che ancora non conosco ma mi appartengono nel profondo.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da vitto071 per l'aggiornamento : Questa mattina sono andata a camminare nel parco, prima di lavarmi, prima di fare ogn   
    Questa mattina sono andata a camminare nel parco, prima di lavarmi, prima di fare ogni cosa. Il parco è qui vicino, in altri termini, ti alzi, ti togli il pigiama, infili i vestiti e sei fuori, subito lì. Subito lì.
 
    Lo faccio quasi sempre – a meno che non ci siano inghippi. Subito lì.
 
    Adesso vi domanderete che cosa significa lì. E anche io.

    Io vado subito lì.

    Fuori.

    C’è l’aria dell’aperto – molto diversa dell’aria del chiuso.

    Lì, è dove sono all’aperto.

    E che vuol dire essere all’aperto?

    Ora ve lo dico.

    Essere all’aperto è essere dove la natura continua a scorrere – sto dicendo, fuori delle strutture e dei comportamenti della cultura e della civiltà. Che, per carità sono importanti e pieni di merito, ma… – sì, sarebbe come – scusate se esagero – come ritornare alla fonte. Lì, dove zampilla la vita. Quella lì è la natura. Ed è bello poterla ritrovare ovunque. Mica ho tempo, la mattina, di volare fino al Machu Pichu!

    La cosa bella è che la natura non la puoi cancellare completamente – nemmeno in città.. Davvero! – malgrado le discariche, la burocrazia, e il codice stradale… Esci, vai nel parco, e la ritrovi. Non ti preoccupare se il parco è pieno di gente che si alza la mattina presto per portare il cane a passeggio, con il sacchetto di plastica e la palettina…

    Lì c’è la natura. È l’aperto.

    Quello lì è l’aperto.
    
Mi sono spiegata?

    Io vado lì, che sono ancora assonnata. Perché, non credere che quando ti alzi, togli il pigiama e infili i vestit, chiudi la porta di casa e incominci a muovere la gambe e le braccia – dico – a respirare… ? Beh, non crediate che quando esci in queste condizioni, sei subito sveglia, e ragioni come un filosofo dell’età di Pericle.
    È tutto diverso. Ce l’hanno raccontata  sbagliata.

    Tu sei ancora tutta attorcigliata nel sonno. Quello che sta succedendo, con i tempi che ci vogliono, è che tu, gradualmente, – nota come l’ho detto – gradualmente, tu ti affacci alla vita da sveglio. Quella che – lo sai – ci si sente lucidi e sei in grado di rispondere alla domanda: cosa hai deciso di fare oggi? Qual è il tuo programma? Per favore! Non fatemi questa domanda subito. Appena sveglia.

    Lasciatemi il tempo di andare lì, all’aperto, dove c’è la natura.
     
    Che bello!

    Ero lì, nel parco, all’aperto. La natura. E dicevo: che bello!

    Sono viva, ho gli occhi aperti. Ma scherzi? Vedo!

    Questa cosa qui mi sembrava un miracolo, da sola.
    
Io vedevo. Insomma c’era tutta questa roba meravigliosa che chiamo natura – voglio dire l’aria, il cielo, gli alberi, l’erba e anche la terra abbastanza morbida sotto i piedi. E c’era questo risvegliarsi del corpo, dico, le gambe, dico, le braccia, dico, il respiro. E poco a poco, anche la mente, quella roba lì, come si dice. Io insomma mi accorgevo che ero sveglia e che vedevo. E dicevo: che bello!

    E poi arrivano i pensieri. Arrivano da soli. Sono ospiti visitatori. Ognuno ha qualcosa da dire. Sembra che abbiano una gran fretta di venirti a visitare. E tu, okei, dici, va bene, mi piacerebbe restare ancora un poco qui, a sentire la natura che scorre, la fonte che irrora, ma va bene, ora posso accogliervi. E arrivano questi pensieri. Credo che arrivino da ieri. Io penso che siano quelli di ieri, questi pensieri.  Perché oggi non ho ancora pensato niente…
    Hanno tante di quelle cose da dirti. Una volta erano i tuoi pensieri. Ora sono tuoi solo perché vengono da te. E tu cerchi fare ospitalità – come si dice? Li ascolti.

    Sono come tanti tasselli che dovrebbero far parte di un disegno unico. Un po’ come le tessere di un puzzle. Ognuno ha la sua premura. Ognuno chiede di essere preso in considerazione. E sembra giusto. E perfino bello. Tanti tasselli che si cercano e che cercano di entrare in armonia.
    E io guardo di qui e di lì. Voglio dire, alla natura e a tutti questi pensieri. Loro si stagliano su questo fondale sorgivo. Sembrano musiche diverse. Ma si cercano. Come farli incontrare?
     
    Perché all’inizio sembra che vogliano litigare, insomma, fare polverone. Ma ho imparato a resistere a questo primo impatto. In fondo, vado nel parco proprio per questo: per non farmi sequestrare dalla litigiosità dei pensieri e delle cose. Qui, nel parco, all’aperto, ribadisco la filosofia dell’Alleanza.

    Mi dico, Alleanza. Voglio dire che intendo andare d’accordo con le cose che capitano e pensare che collaboriamo tutti quanti perché ci sia armonia, perché la banda trovi l’atmosfera e lo stile del concerto. Qualcosa del genere.
    
So che è una questione di diapason.

    Insomma, immettere in quel polverone la nota giusta. Che faccia entrare in risonanza gli altri diapason… qualcosa così.
     
    Insomma, sembra come in azienda, la mattina, quando arrivi e subito ti raggiungono le note, le ingiunzioni, gli ordini di servizio, le richieste, i memo, le mail, e i post in, lasciati da qualcuno… Troppo!

    No, dico. La mia vita non dev’essere come in azienda!

    Qui sono io il capo. Pardon!
     
    Poi mi viene l’idea. Il punto di Archimede. Dico, il punto di Archimede.

    Infatti, l’alternativa sarebbe di esaminare tutti questi pensieri, analiticamente, uno per uno, e poi cercare di fare dei calcoli. Ma sento che questo è un lavoro hard, voglio dire duro, proprio, e farraginoso.

    Ma mi è venuta in mente questa cosa del punto di Archimede.
     
    Voglio dire, un punto leva. Dove agendo si muove tutto. Senza troppo sforzo.
     
    Lascio le prospettive analitiche e cerco.

    Ve lo giuro. Dopo pochi minuti, lì, all’aperto, le cose si chiariscono. Le vedi nell’insieme, nell’insieme della tua vita, senza difficoltà. Le vedi come dall’alto. 
E l’ho visto. Il punto di Archimede. Era lì chiaro, davanti ai miei occhi.

    Ed era fatta.

    Ritorno a casa, mi faccio il bagno.
    
Lo so, dopo il bagno sono di nuovo qui, pronta per tutte le altre cose.
    
Ma, è lì, nel parco, che trovo la fonte. E anche l’intelligenza. Che dire?
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da elisa2807 per l'aggiornamento : Ed è così pieno ed eccitato il momento in cui il sogno che avevi in cima alla lista m   
    Ed è così pieno ed eccitato il momento in cui il sogno che avevi in cima alla lista mostra il suo volto, salutandoti con la mano alzata tra gli eventi che arrivano imprevisti, non programmati.
    Il cuore di scatto raggiunge quella frequenza di battito che è la vita piena. La mente è piacevolmente confusa perché le cose nel quadro non collimano ancora, come le tessere di un puzzle appena rovesciate sul tavolo da una scatola nuova di zecca, ma tu sai che c’è un disegno che le destina ad incastrarsi armoniosamente tra loro. D’ora in poi è quel disegno che traccerà il sentiero verso il tuo orizzonte.
     
    Tutta la strada che hai percorso, ora acquista il suo senso. Ti accorgi che i lunghi periodi di cammino solitario, e l’inquietudine che hai sopportato con pazienza, che hai avuto compagna negli interminabili silenzi fiduciosi, e il dolore che hai accettato come un travaglio necessario, hanno aperto nella tua anima una grande dimora nuova di zecca, che ora accoglierà l’arrivo di vivaci carovane da oriente.
    Dicono che il cow boy, sempre in viaggio nelle sterminate praterie del West, lasci che sia il suo cavallo a decidere la strada al bivio appena incontrato. Io lascio che siano le forti emozioni a chiamarmi, come dice il poeta: “Quando l’amore chiama, seguilo”.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da diegodelavega0 per l'aggiornamento : Terrò il corpo snello e camminerò con gioia lungo la strada.  Guarderò oltre il canal   
    Terrò il corpo snello e camminerò con gioia lungo la strada. 
    Guarderò oltre il canale, oltre la linea degli alberi e delle case. È da quella parte che mi spinge il richiamo. 

    Verrò a patti con quello che ho fatto, con quello che sono stata. 
    Siamo in molte qui dentro. 
    E diverse sono adultere e trasgressive. Ma tutte me.
    
Ogni giorno mi distribuisco in molte cose e poi mi ritrovo: un appuntamento segreto con me stessa.

    Ci sono ancora tante cose che attendono.

    Grata di vita, ho voglia d’avventura.

    Di buonora mi metto in viaggio, guardando oltre il canale.
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da melissa2407 per l'aggiornamento : Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartie   
    Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartiere, mentre la città trapassava dal tempo del lavoro e quello della casa. E tu dicevi spesso che non c’era tempo, nella giornata, per pensare a se stessi, alla propria vita, ai sogni, ai desideri… eri sempre preso da una qualche forma di compito che ti derivava dalla situazione.
    E mi dicevi: ma tu, ma tu, dove?
    E rimanevi così, a guardare dietro le mie spalle. E scuotevi il capo, e ripetevi: dove?

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da nancy19821 per l'aggiornamento : La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta d   
    La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta del mondo, e delle dimensioni di vita che ancora non conosco ma mi appartengono nel profondo.

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    La strada è una metafora potente: attiva in me il desiderio di andare alla scoperta del mondo, e delle dimensioni di vita che ancora non conosco ma mi appartengono nel profondo.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da melissa2407 per l'aggiornamento : Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartie   
    Noi ci parlavamo, ancora, la sera, affacciati alla finestra, sui giardini del quartiere, mentre la città trapassava dal tempo del lavoro e quello della casa. E tu dicevi spesso che non c’era tempo, nella giornata, per pensare a se stessi, alla propria vita, ai sogni, ai desideri… eri sempre preso da una qualche forma di compito che ti derivava dalla situazione.
    E mi dicevi: ma tu, ma tu, dove?
    E rimanevi così, a guardare dietro le mie spalle. E scuotevi il capo, e ripetevi: dove?

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da davidek1982 per l'aggiornamento : Ci sono esperienze che solo chi le vive le può sentire e provare. In fondo non siamo   
    Ci sono esperienze che solo chi le vive le può sentire e provare.
    In fondo non siamo troppo diversi dagli insetti che sono attratti dalle luci notturne.
    Questi sbattono ossessivamente contro lampadine o sono bruciati da una candela senza una ragione apparente.
    In origine le farfalle notturne orientavano il proprio volo attraverso la luce lunare: per andare dritte volavano mantenendo un angolo costante con la luce emessa dalla luna. Poi con la comparsa delle luci artificiali evidentemente scambiano ogni luce con la luna e muoiono bruciate.
    Forse in origine anche per noi esisteva una sola luce da seguire.
    Chissà.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da antonio-21 per l'aggiornamento : Piove là fuori, ma dentro si sta al caldo e viene da giocare. Ricordo con piacere che   
    Piove là fuori, ma dentro si sta al caldo e viene da giocare. Ricordo con piacere che da bambina i giochi cominciavano spesso con: "Io ero... noi eravamo...". Ancora oggi "io ero..." è per me una tecnica creativa di straordinaria efficacia per inventare itinerari e affrontare le sfide…

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da sweetlovelylips per l'aggiornamento : Una persona è un mistero. Anche quando ti gira per casa, anche quando la frequenti da   
    Una persona è un mistero. Anche quando ti gira per casa, anche quando la frequenti da tempo. Non puoi rinchiuderla in una definizione. Non puoi incorniciarla. Perché la perdi.

    – Una finestra! – disse.

    – Una finestra? – chiesi.

    – La chiamo la buccia del mondo…

    – La buccia del mondo…?

    – Quello che vedi è la buccia. Una persona la incontri se incontri la sua anima. Si dice così in quasi tutte le lingue…

    – Incontrare l’anima di un altro…

    – Questo è possibile se la buccia del mondo diventa una finestra. Può succedere.

    Mi rendevo conto del significato della metafora che Pietro stava mettendo in campo.

    Sapevo che la buccia del mondo poteva nascondere e impedire l’incontro. Oppure poteva diventare una finestra per accedere e accogliere l’anima di un altro.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da sweetlovelylips per l'aggiornamento : Qualcuno non si accontenta dei suoi confini: vuol essere poesia.   
    Qualcuno non si accontenta dei suoi confini: vuol essere poesia.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da elisa2807 per l'aggiornamento : Ed è così pieno ed eccitato il momento in cui il sogno che avevi in cima alla lista m   
    Ed è così pieno ed eccitato il momento in cui il sogno che avevi in cima alla lista mostra il suo volto, salutandoti con la mano alzata tra gli eventi che arrivano imprevisti, non programmati.
    Il cuore di scatto raggiunge quella frequenza di battito che è la vita piena. La mente è piacevolmente confusa perché le cose nel quadro non collimano ancora, come le tessere di un puzzle appena rovesciate sul tavolo da una scatola nuova di zecca, ma tu sai che c’è un disegno che le destina ad incastrarsi armoniosamente tra loro. D’ora in poi è quel disegno che traccerà il sentiero verso il tuo orizzonte.
     
    Tutta la strada che hai percorso, ora acquista il suo senso. Ti accorgi che i lunghi periodi di cammino solitario, e l’inquietudine che hai sopportato con pazienza, che hai avuto compagna negli interminabili silenzi fiduciosi, e il dolore che hai accettato come un travaglio necessario, hanno aperto nella tua anima una grande dimora nuova di zecca, che ora accoglierà l’arrivo di vivaci carovane da oriente.
    Dicono che il cow boy, sempre in viaggio nelle sterminate praterie del West, lasci che sia il suo cavallo a decidere la strada al bivio appena incontrato. Io lascio che siano le forti emozioni a chiamarmi, come dice il poeta: “Quando l’amore chiama, seguilo”.

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da elisa2807 per l'aggiornamento : Ed è così pieno ed eccitato il momento in cui il sogno che avevi in cima alla lista m   
    Ed è così pieno ed eccitato il momento in cui il sogno che avevi in cima alla lista mostra il suo volto, salutandoti con la mano alzata tra gli eventi che arrivano imprevisti, non programmati.
    Il cuore di scatto raggiunge quella frequenza di battito che è la vita piena. La mente è piacevolmente confusa perché le cose nel quadro non collimano ancora, come le tessere di un puzzle appena rovesciate sul tavolo da una scatola nuova di zecca, ma tu sai che c’è un disegno che le destina ad incastrarsi armoniosamente tra loro. D’ora in poi è quel disegno che traccerà il sentiero verso il tuo orizzonte.
     
    Tutta la strada che hai percorso, ora acquista il suo senso. Ti accorgi che i lunghi periodi di cammino solitario, e l’inquietudine che hai sopportato con pazienza, che hai avuto compagna negli interminabili silenzi fiduciosi, e il dolore che hai accettato come un travaglio necessario, hanno aperto nella tua anima una grande dimora nuova di zecca, che ora accoglierà l’arrivo di vivaci carovane da oriente.
    Dicono che il cow boy, sempre in viaggio nelle sterminate praterie del West, lasci che sia il suo cavallo a decidere la strada al bivio appena incontrato. Io lascio che siano le forti emozioni a chiamarmi, come dice il poeta: “Quando l’amore chiama, seguilo”.