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Contenuti pubblicati da unacomete89

  1. VICTOR HUGO, L'uomo e la donna.

    L'uomo è la più elevata delle creature.
    La donna è il più sublime degli ideali.
    Dio fece per l'uomo un trono, per la donna un altare.
    Il trono esalta, l'altare santifica.

    L'uomo è il cervello. La donna il cuore.
    Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
    La luce feconda, l'amore resuscita.
    L'uomo è forte per la ragione.
    La donna è invincibile per le lacrime.
    La ragione convince, le lacrime commuovono.

    L'uomo è capace di tutti gli eroismi.
    La donna di tutti i martìri.
    L'eroismo nobilita, il martirio sublima.
    L'uomo ha la supremazia.
    La donna la preferenza.
    La supremazia significa forza;
    la preferenza rappresenta il diritto.

    L'uomo è un genio. La donna un angelo.
    Il genio è incommensurabile;
    l'angelo indefinibile.
    L'aspirazione dell'uomo è la gloria suprema.
    L'aspirazione della donna è la virtù estrema.
    La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.

    L'uomo è un codice. La donna un vangelo.
    Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
    L'uomo pensa. La donna sogna.
    Pensare è avere il cranio di una larva;
    sognare è avere sulla fronte un'aureola.

    L'uomo è un oceano. La donna un lago.
    L'oceano ha la perla che adorna;
    il lago la poesia che abbaglia.
    L'uomo è l'aquila che vola.
    La donna è l'usignolo che canta.
    Volare è dominare lo spazio;
    cantare è conquistare l'Anima.

    L'uomo è un tempio. La donna il sacrario.
    Dinanzi al tempio ci scopriamo;
    davanti al sacrario ci inginocchiamo. Infine:
    l'uomo si trova dove termina la terra,
    la donna dove comincia il cielo.

     
     
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    2. ciribi72

      ciribi72

      wow.. bellissima davvero! 

    3. daliahnera

      daliahnera

      E qui si vede tutto il tuo romanticismo :) Bellissima! 

    4. lullabyblue0
  2. Un anno prima della sua morte, lo scrittore Franz Kafka visse un’esperienza davvero insolita. Mentre passeggiava al parco Steglitz com’era solito fare tutti i giorni, incontrò una bambina che piangeva disperata: aveva perso la sua bambola.

    Elsi, questo il nome della bambina, era in lacrime, voleva la sua Brigida persa non si sa dove. Kafka rimase molto colpito dal modo in cui la piccola si disperava e dall’intensità del suo dolore, così si offrì di aiutarla a ritrovarla. Purtroppo le cose non andarono come sperava, la bambola non fu trovata, ma lui si inventò un modo singolare per consolare la bambina. In segreto scrisse una lettera e disse alla piccola che era proprio da parte della sua amata bambola.Brigida era partita per un viaggio, ma lei era stata fortunata, perché lui era il postino delle bambole.

    “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure”, diceva la lettera. Seguiva poi un bellissimo racconto di avventure immaginarie, di viaggi e di fantasia. Elsi leggendo quelle parole suggestive che la rimandavano a luoghi lontani, si sentì immediatamente consolata. Alla fine lo scrittore le regalò una nuova bambola, chiaramente diversa da quella perduta. Ma il suo aspetto diverso venne giustificato da un biglietto: “I miei viaggi mi hanno cambiata”.

    Qualche anno dopo, la bambina trovò un biglietto proprio dentro la sua bambola che diceva: ‘ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore muterà in una forma diversa’.

    Questa storia talmente bella da non sembrare vera, fu raccontata da Dora Diamant, la compagna di Kafka, poi diventata un libro ‘Kafka e la bambola viaggiatrice’ e una trasposizione televisiva e racchiude un ponte di incontro tra il mondo degli adulti e quello dei bambini.

    Proprio nelle pagine del libro di Jordi Sierra i Fabra si legge il racconto di Dora:

    “Quando eravamo a Berlino, Kafka andava spesso allo Steglitzer Park. Talvolta lo accompagnavo. Un giorno incontrammo una bambina, che piangeva e sembrava disperata. Le parlammo. Franz le chiese che cosa le fosse successo e venimmo a sapere che aveva perso la sua bambola. Subito lui si inventò una storia plausibile per spiegare la sparizione. “La tua bambola sta solo facendo un viaggio, io lo so, mi ha scritto una lettera”. La bambina era un po’ diffidente: “Ce l’hai con te?” “No, l’ho lasciata a casa, ma domani te la porto”. La bambina, incuriosita, aveva già quasi scordato le sue preoccupazioni, e Franz se ne tornò subito a casa, per scrivere la lettera.

    Si mise al lavoro in tutta serietà, come si trattasse della creazione di un’opera. Era nella stessa condizione di tensione in cui si trovava non appena si sedeva alla scrivania o stava anche solo scrivendo a qualcuno. Tra l’altro, si trattava effettivamente di un vero lavoro, essenziale al pari degli altri, perché la bambina doveva assolutamente essere resa felice e preservata dalla delusione. La menzogna doveva dunque essere trasformata in verità attraverso la verità della finzione. Il giorno successivo portò la lettera alla bambina, che l’attendeva al parco. La bambola spiegava che ne aveva abbastanza di vivere sempre nella stessa famiglia ed esprimeva il desiderio di cambiare un po’ aria, in una parola, voleva separarsi per qualche tempo dalla bambina, cui per altro voleva molto bene. Prometteva tuttavia di scrivere ogni giorno – e Kafka scrisse effettivamente una lettera ogni giorno, raccontando di sempre nuove avventure, le quali, seguendo il particolare ritmo vitale delle bambole, si snodavano in modo rapidissimo.

    Dopo alcuni giorni la bimba aveva scordato la perdita reale del suo giocattolo e pensava solo e semplicemente alla finzione che le era stata offerta come sostituto. Franz scrisse ogni frase di quella sorta di romanzo in modo così accurato e pieno d’umorismo che la situazione della bambola risultava perfettamente comprensibile: era cresciuta, era andata a scuola, aveva conosciuto altre persone. Rassicurava sempre la bimba del suo amore, ma alludeva anche a complicazioni della sua vita, ad altri doveri e altri interessi che, al momento, non le permettevano di riprendere la vita in comune. La piccola veniva pregata di riflettere sulla cosa e veniva così preparata all’inevitabile rinuncia.

    Il gioco durò come minimo tre settimane. Franz aveva una paura terribile al pensiero di come avrebbe potuto finire il tutto. Perché la fine doveva essere una vera fine, vale a dire che doveva consentire all’ordine di sostituire il disordine causato dalla perdita del giocattolo. Cercò a lungo e decise alla fine di far sposare la bambola. Descrisse dapprima il futuro marito, la festa di fidanzamento, i preparativi del matrimonio, poi in ogni dettaglio la casa dei giovani sposi: “Vedi tu stessa che dovremo rinunciare a rivederci in futuro”. Franz aveva risolto il piccolo conflitto di un bambino attraverso l’arte, attraverso il mezzo più efficace di cui disponeva personalmente per riportare ordine nel mondo.”

    1. karma19580

      karma19580

      La conoscevo già, è fantastica  :)

    2. ciribi72

      ciribi72

      Troppo bella :) 

    3. lullabyblue0
  3.  

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    2. daliahnera

      daliahnera

      cavolo che voce..

    3. lullabyblue0

      lullabyblue0

      wow.. da brividi!!

    4. nuncepenza6
  4. DOMANDA TENTAZIONE 

     

    Cosa è per voi la MODA,,,,,,chi ha il diritto di dettarla ?? e perché  se si è fuori dai tempi non siamo più ben accetti dalla società ??

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    2. lullabyblue0

      lullabyblue0

      idem come te Daliah! Mai fatto, in qualsiasi campo

    3. come2delfini

      come2delfini

      Non so cosa sia la moda...

      ma ti riporto le parole di Coco Chanel che secondo me sintetizzano bene il concetto.

      Lei diceva:

      La moda passa...Lo stile resta

    4. nuncepenza6

      nuncepenza6

      Non credo di essere la persona adatta per rispondere hahahaa

  5.  

  6. VOGLIO DEDICARVI QUESTA SERA UN MONOLOGO DI EDUARDO DE FILIPPO,,,,,NELLA COMMEDIA TEATRALE  LA MIA FAMIGLIA   LA REPUTO PERFETTA PER I TEMPI CHE CORRONO,,,,,CHI CONOSCE L OPERA SAPRÀ DI SICURO A COSA IO FACCIA RIFERIMENTO,,,,,,un bacione a tutti

     

    ALBERTO - E pure se parlavo, non era la stessa cosa? Avrei potuto proibire a lui di andare a Parigi? E con quali mezzi? Un padre di oggi, di fronte alla strafottenza dei figli, o parla o è muto, è ‘a stessa cosa. (Puntando l’indice prima verso sua moglie e poi verso i figli) Tu, tu, tu, poco per volta, siete riusciti a farmi rinunciare a qualsiasi diritto, e a farmi sentire libero da qualsiasi dovere. Questo è il momento di parlare! E non ho paura di sembrare uno che voglia infierire contro un disgraziato già caduto in una situazione tragica: le mie parole devono avere per lui il valore che hanno, soprattutto perché vengono da me, che song’ ‘o pate. Se è stato lui che ha commesso il reato, le mie parole, se gli è rimasto tanto di buon senso e di dignità, lo faranno soffrire di più; e peggio per lui! Ma se è innocente, come penso e spero che sia, gli serviranno per l’avvenire. (Un pensiero che lo amareggia gli attraversa la mente. Repentinamente si rivolge a sua figlia, e con durezza l’affronta) Per te no. Per te non ci sono argomenti da smaltire. (Indicando Beppe) Lui, dopo una quindicina d’anni di galera, può rifarsi una vita; tu no! E se te ne vai mi fai piacere. (Rosaria, intimamente ferita, china il capo e lentamente si apparta. Intanto Alberto, dopo un silenzio che gli è servito a mettere un po’ d’ordine nelle sue idee confuse, riprende il filo del suo discorso interrotto) Quando sposai tua madre… lei sta qua, lo può dire… ne parlavamo da fidanzati, anzi, io ne parlavo sempre, lei meno… Volevo dei figli. E infatti venisti tu: il maschio! Mi sentii un Dio. E pensai: “Nun moro cchiù”. Non vedevo più nessuno; non mi occupavo più di tante cose che mi erano sembrate indispensabili fino a quel momento. Dicevo: “Tengo nu figlio… che me mporta d’ ‘o riesto!” Mi sentivo felice perché capivo che, finalmente, potevo riversare su me stesso… perché un figlio è parte di te stesso… tutto l’affetto che mio padre e mia madre avevano riversato su di me, evidentemente con lo stesso sentimento mio. E faticavo, faticavo cu’ na forza e na capacità di resistenza che facevano meraviglia a me stesso. “Nun moro cchiu”. Cammenavo p’ ‘a strada, e parlando solo dicevo: “Nun moro cchiu”. Poi venne il periodo delle malattie; sciocchezze, si capisce, malattie che tutti i bambini devono avere; ma ogni volta avevo l’impressione di tornare a casa e di non trovarti più. E vuoi sapere quali erano i pensieri che mi venivano in mente in quei momenti? Uno dei pensieri che più mi torturava era quello che mi faceva credere che se tu morivi la colpa sarebbe stata mia. Non perché ti avevo fatto mancare qualche cura o qualche specialista; ma perché pensavo: “L’ho messo io al mondo, la colpa è mia!” Tu capisci, allora, che un padre, di fronte a un figlio, la responsabilità se la sente; per quello che deve fare, per come deve vivere quando sarà grande. Che Iddio mi fulmini se una sola volta pensai di fare qualche cosa per costringerti a farti prendere la mia stessa strada, e farti avere il mio stesso avvenire. Perché tu lo devi sapere, questo: nemmeno io sono contento di quello che sono! Io pure, da ragazzo, avevo delle aspirazioni superiori alle mie possibilità. Tua madre lo sa. Scrivevo poesie! Ma poi uno si piega, uno capisce che a certe altezze non ci può arrivare; e, secondo te, non sarebbe stata una gioia per me, di vederti emergere, come non era stato possibile a me? Ecco perché quando venisti al mondo, io dicevo: “Nun moro cchiu”. (Ora la sua espressione diventa amara) Poi venne la seconda: la femmina. Coppia perfetta: maschio e femmina. (Imitando il vocio confuso e festante di un gruppo di amici e parenti invitati nel giorno del battesimo di Rosaria) “Che fortuna! Bene! Bravo! Il maschio e la femmina! Auguri, auguri…” Ma io già mi ero disamorato; già l’entusiasmo non era più quello del primo figlio; già non intervenivo più quando vedevo una cosa sbagliata; già sentivo da molto tempo mia moglie che diceva: “Albe’, ma ti sembra il momento?” come ha detto poco fa. E invece voglio parla’. Può darsi che sono ancora in tempo. (Come per reclamare un suo diritto) Voglio parla’! E voglio dire tutti i luoghi comuni, le frasi più vecchie; non mi vergogno! Voglio citare i proverbi più antichi. L’arta ‘e tata è meza mparata. Chi va per questi mari questi pesci piglia. Chi te ne fa una te ne fa mille. Chi pratica con lo zoppo impara a zoppicare. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Meglio l’uovo oggi che la gallina domani. (Si ferma per un attimo scrutando l’impressione di ognuno, poi chiede bruscamente) E non ridete? Perché non ridete? Io sto dicendo le cose più antiche, e non ridete? Come vedete un passo lo abbiamo fatto: voi mi sentite dire queste cose rancide e non ridete. E io le dico e non mi vergogno… È importante… è importante assai. Questo significa che voi avete tentato di farmi diventare una cosa inutile; ma che non ci siete riusciti; e che io ho creduto di trovarmi di fronte a gente che vedeva con un occhio più aggiornato del mio e non era vero. È importante… è un miracolo!

  7. scovando e riscovando,,,,,mi e caduto l occhio su due lettere d amore del passato,,,,scritte da grandi della storia,,,,mi sono chiesta ma se oggi un uomo tornasse a scrivere una lettera d amore cosa scriverebbe ?????  A VOI LARGA SENTENZA

     

     

    La lettera romantica di Wolfgang Amadeus Mozart a Constanze Weber, 1785

    Oh se avessi una tua lettera già! Se ti raccontassi tutto quello che faccio con il tuo ritratto, certo ti metteresti a ridere. Per esempio, quando lo tiro fuori dalla custodia dico “Buon giorno piccola Constanze, buongiorno birichina, micetta, nasino a punta, bagatella” e quando lo ripongo lo faccio scivolare piano e dico “Be’, be’ be’ be’” ma con l’espressione speciale che questa parola così significativa esige. E alla fine, in fretta, “Buonanotte topolino, dormi bene!”. Credo proprio di aver scritto delle stupidaggini, per gli altri almeno, ma per noi che ci amiamo tanto non è affatto stupido. Sono sei giorni che sono lontano e mi sembra già un anno. Ti bacio milioni di volte tenerissimamente e sono il tuo sposo che ti ama sempre teneramente.

    Eternamente mio, eternamente tua, eternamente nostri; la lettera all’amata di Ludwig van Beethoven, Teplitz, 7 luglio 1812

    Anche a letto i miei pensieri corrono a te, mia amata immortale, lieti talvolta, poi di nuovo tristi, in attesa di sapere se il destino ci esaudirà. Per affrontare la vita, io debbo vivere esclusivamente con te oppure non vederti mai. Sì, ho deciso di errare andando lontano, fino a quando potrò volare fra le tue braccia, dirmi davvero a casa mia da te e, circondato dalle tue braccia, lasciare che la mia anima sia trasportata nel regno degli spiriti beati…

    Sii calma, soltanto considerando con calma la nostra esistenza possiamo raggiungere il nostro scopo che è di vivere assieme – Sii calma – amami – Oggi – ieri – che struggente desiderio, fino alle lacrime, di te – di te – te – vita mia – mio tutto – addio – Oh, continua, continua ad amarmi – non disconoscere mai il fedelissimo cuore del tuo amato.

    Eternamente tuo

    Eternamente mia

    Eternamente uno dell’altro

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    2. karma19580

      karma19580

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      Non serve aggiungere altro :x

    3. gerbera0

      gerbera0

      wow.. mi piace questo romanticismo così delicato

    4. lullabyblue0

      lullabyblue0

      bellissimo!! 

  8. C’era una volta una lepre che si vantava di correre più veloce di tutti quanti, e ogni volta che poteva prendeva in giro la povera tartaruga, che invece camminava sempre piano piano.
    – Guarda come sei lenta! – le gridava – nel tempo in cui tu fai un passo, io sono già dall’altra parte del bosco!
    La tartaruga non faceva troppo caso alle parole della lepre, e continuava tranquilla per la sua strada.

    Un giorno la lepre era più antipatica del solito, e anche la buona e brava tartaruga alla fine si decise a risponderle.
    – Non vantarti troppo, anche la lepre più veloce del mondo può essere battuta, sai?
    – Ah sì? E da chi mai potrei essere battuta? Vuoi provare a battermi tu?
    – Perché no?! – rispose la tartaruga.
    – Allora ti sfido! – disse la lepre mettendosi a ridere di gusto.

    Il giorno dopo, al mattino presto, i due si incontrano, si misero d’accordo sul percorso da fare e, dopo uno sguardo di sfida, partirono come due missili verso il traguardo.
    Solo che la lepre, dopo un paio di balzi, si rese conto di essere talmente avanti rispetto alla tartaruga che decise di fermarsi: la tartaruga aveva fatto solo pochi centimetri.
    La lepre quindi, vedendo quanto era lenta la sua avversaria, decise di fare un sonnellino, tanto in un paio di balzi l’avrebbe sicuramente ripresa.

    Dopo un po’ si risvegliò di soprassalto: aveva sognato che la tartaruga era già al traguardo! Cercò subito con lo sguardo la sua avversaria ma la vide pochi metri più in là, nemmeno a un terzo del percorso. La lepre si rilassò subito e, certa ormai che la tartaruga non avrebbe mai potuto vincere vista la sua lentezza, pensò di andare a fare uno spuntino.
    Ogni tanto seguiva con lo sguardo la tartaruga, ma era già mezzogiorno e la tartaruga era a poco più di metà del percorso.

  9. La vera felicità è godersi il presente, senza dipendere ansiosamente dal futuro; non è divertirsi con speranze o con paure, ma essere soddisfatti di quello che si ha, che è sufficiente, perché chi è soddisfatto non vuole niente. Le grandi fortune del genere umano sono dentro di noi e alla nostra portata. Un saggio è contento di ciò che ha, di qualsiasi cosa si tratti, senza desiderare ciò che non ha.

    Seneca

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    2. scompaiomatorno

      scompaiomatorno

      brava! verissimo!! 

    3. nuncepenza6

      nuncepenza6

      quanto sei saggia!! è verissimo! 

    4. gerbera0

      gerbera0

      Concordo in pieno :) 

  10.  

    1. beautifullmind0

      beautifullmind0

      sempre bella :) 

    2. tacchialti94

      tacchialti94

      questa è bellissima! Mi da sempre un sacco di energie positive! 

    3. nuncepenza6

      nuncepenza6

      molto carina anche se un po' inflazionata hahaha

  11. Portami via.
    Prendimi per mano e portami via.
    Portami in un mondo diverso,
    in un mondo dove le persone sorridono e non muoiono di fame.
    Dove non esistono ipocrisie.

    In un mondo dove non ruota tutto attorno a bellezza, potere e denaro.
    Dove la collettività ha più valore dell’individualismo,
    dove il più debole aiuta il più forte
    e il più forte ascolta il più debole.
    Portami in quel mondo rovesciato, dove la televisione è sempre spenta,
    e il silenzio sostituisce le vane chiacchiere.

    Mi sembra quasi di intravederlo in lontananza, un miraggio,
    quel mondo lontano, dove non esistono disuguaglianze,
    soprusi e gelosie.
    In quel mondo dove sul serio si è convinti che la vita sia un dono prezioso,
    un dono prezioso che va sfruttato al massimo e non sprecato.

    Laddove l’amore sostituisce la necessità,
    la pace sovrasta la rabbia,
    la natura regna sovrana.

    Ti sembra un mondo fantastico? Finto? Irrealizzabile?
    A me no,
    Secondo me basterebbe che tutti decidessimo di portarci via,
    che tutti decidessimo di prenderci per mano e andare verso nuove direzioni.

     

    1. karma19580

      karma19580

      Commovente e, più che mai, vera:x

    2. beautifullmind0

      beautifullmind0

      tutta farina del tuo sacco? bravissimo, davvero brava

    3. lullabyblue0

      lullabyblue0

      parole sante! e tu sei bravissima! 

  12. La sensazione che provi quando…
    Tiri la porta di casa e ti accorgi di aver dimenticato le chiavi dentro sul tavolo; tutti e due i mazzi.
    Tagli i pomodori e ti schizza il sugo sulla maglietta nuova.
    Cerchi gli occhiali, mentre ce li hai in testa.
    Cerchi il cellulare mentre stai parlando al telefono con tua madre.
    Metti il gelato in frigo anziché in congelatore.
    Accendi la sigaretta al contrario.
    Stiri le camicie imprecando per il malfunzionamento del ferro e dopo 20 minuti ti accorgi che la spina è staccata.
    Prepari una torta, ma la dimentichi in forno.
    Prepari una torta, ma non accendi il forno.
    Accendi il forno, ma ci metti il gelato.
    Pensi che il telecomando sia rotto quando invece mancano solo le batterie.
    Rovesci il caffè sopra un libro nuovo.

    Potrei continuare all’infinito…

    Quella sensazione di avere perennemente la testa sulle nuvole che insegue….non sa neanche lei che cosa. Nulla ha un senso logico, tutto è confuso, in preda alle emozioni in un vortice di avvenimenti che non ti lasciano tregua.

    Quella sensazione di rincoglionimento completo, quando ti senti un burattino alle prese di una vita che non ti si addice, che pretende ciò che non gli potrai mai dare, che ti chiede di essere come non sarai mai.
    Allora sì che sei fiero di essere un pò rincoglionito.
    Allora sì che rovesci tutto con piacere, alla faccia di coloro che ti additano con quella maniacale precisione. Un angolo di novanta gradi tra l’indice dritto e il dito medio piegato.
    Bravi! Complimenti! Quanto avete ragione!

    Avrei voluto fare qualcosa nella vita, cosa?
    Non lo so bene, forse avevo anche un sogno, ma non lo ricordo più.
    Qualcosa è andato storto? Cosa?
    Non lo so, forse ad un bivio ho preso la direzione sbagliata e quando me ne sono accorto era troppo tardi per tornare indietro.

    Forse avrei desiderato essere felice, ma non lo sono e allora cerco di non pensarci e divento distratto. Dimentico, rovescio, cerco ciò che già ho.

    Quella stramaledetta sensazione.
    “Sarò poi così stupido?”
    “Chissà…”
    “Probabilmente sì, no anzi, di sicuro”

    La testa fra le nuvole e l’autostima sotto i piedi.
    “Non servo a niente, non so fare niente, non valgo niente”
    “Niente”
    “Cos’è che sta risuonando nella mia mente?”
    “Niente”
    “Ah, ok, meglio così, pensavo fosse qualcosa di più grave”
    “Cosa?”
    “Qualcosa di più anomalo, pericoloso, fuori dal comune?”
    “No, qualcosa di niente”

    “Ah, ecco, fammi solo un piacere, tira fuori il gelato dal forno…”

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    2. lullabyblue0
    3. tacchialti94

      tacchialti94

      ah guarda è una sensazione che mi accompagna da tutta la vita! 

    4. scompaiomatorno

      scompaiomatorno

      mi sa che siamo in tanti sai? 

  13. Ho smesso di desiderare. In che senso vi chiederete…bè nel senso che mi sono rotta letteralmente le palle di avere delle aspettative, sono stanca di tutto e ho voglia solo di urlarlo a squarciagola nella notte in un luogo sperduto senza che nessuno possa sentirmi.
    Voglio urlarlo talmente forte da strizzarmi le corde vocali col rischio di rimanere senza voce anche una settimana se necessario.
    Voglio urlarlo decisa e forte senza che le solite lacrime m’inumidiscano il fondotinta.

    Ho smesso di desiderare.
    Che cosa? Tutto e niente. Non desidero che accada nulla, non me ne può fregar meno di niente.
    Il lavoro? Ce l’ho, va bene? Non m’importa. Se non va bene non ce l’avrò più e ne troverò un altro. Non è facile? Frega niente.
    L’amore? Non c’è? Pazienza. E’ finito, è iniziato, durerà.
    Va bene.
    Davvero, va tutto bene.
    Vivo senza desiderare. Agisco e basta. Oggi che si fa? Questo e quell’altro, ok va bene.
    Va tutto bene.

    “Rimuginare sul passato è estremamente vietato”. Potrei scriverlo su un foglio e metterlo sulla porta della camera da letto. Meglio di una tisana, di 20 gocce di melatonina, di 15 di xanax o di mezzo tavor.
    Buonanotte, buonanotte fiorellino.

    E il futuro? La maledetta ansia per il futuro. Che cosa succederà a me, alle persone a me care, ai sogni infranti, alle aspettative, ai desideri.
    Quali desideri? HO SMESSO DI DESIDERARE. Ah già è vero!
    Scrivilo su un post-it e appiccicatelo in fronte.
    Non aver paura, non succederà niente o forse succederà tutto, ma è la vita e in quanto tale va vissuta, senza fuggire, senza pianificare troppo, senza desiderare chissà che cosa!

    Giorno dopo giorno, con serenità e curiosità. Un’esploratrice con il bagaglio semi vuoto. Mancano le fondamenta, non importa. Si va avanti sempre, ormai è troppo tardi per dubbi e incertezze.

    Quando capisci che non devi desiderare di vivere, ma semplicemente vivere e basta, tutto diventa più semplice. Un profondo respiro, l’immagine di un’onda che s’infrange contro la scogliera, mi sembra di sentire il profumo del mare….ma sono gabbiani quelli!

    Eccomi qua con le braccia alzate sospese nell’aria pronta a spiccare un nuovo volo.
    Dita incrociate solo per scaramanzia.

    1, 2, 3 …VIA!!!
    Si riparte.

    1. karma19580

      karma19580

      E' l'unico modo per sopravvivere ed andare avanti, un pizzico di sano egoismo, guardare avanti , sopratutto, prendere il meglio da quello che ci offre vita. E' cosi cara ......è proprio così;) 

    2. beautifullmind0

      beautifullmind0

      hai pienamente ragione. anche io ho imparato a non farmi più delle aspettative

    3. tacchialti94

      tacchialti94

      MAI avere delle aspettative. la maggior parte delle volte si rimane delusi. 

  14. magica arte

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    1. lullabyblue0

      lullabyblue0

      Bellissimo :) 

    2. scompaiomatorno

      scompaiomatorno

      magica per davvero. Amo!

  15. C’è chi parte e chi resta.
    Chi dorme e chi sogna ad occhi aperti.
    C’è chi corre inseguendo ideali della quale in fondo non è così convinto.

    C’è chi si butta nella mischia senza sapere il perché.
    Chi urla e chi sbuffa.
    Chi ama e chi distrugge.
    Chi vive e chi scappa.
    Chi accetta e chi dice “No”

    C’è un mondo infinito,
    sfaccettato.

    C’è la luce, ma anche il buio.
    C’è chi soffre col sorriso e chi piange per la gioia.

    C’è chi preferisce il vino,
    Chi beve solo birra.
    Ci sono anche gli astemi.
    e quelli che suonano i campanelli nella notte a caso.

    Ci sono i giovani e ci sono gli anziani,
    e poi ci sono i giovani negli anziani.


    Ci sono le ragnatele e i boccioli di rosa con la rugiada.
    I cavalli con la criniera e i canguri saltellanti.

    C’è chi si muove lentamente e chi si affretta inciampando in continuazione.
    C’è chi ha la testa dura come il marmo e il cuore tenero come una mousse al cioccolato.
    C’è anche chi ha la mousse al cioccolato nella testa.

    C’è un mondo infinito
    sfaccettato.

    C’è un bisogno incredibile di dire, di fare, di essere.
    Di partire e di restare, di dormire e di sognare ad occhi aperti….

  16. Se fossi stata più coraggiosa avrei scalato l’Everest con una gamba sola.
    Se fossi stata più bella avrei fatto la modella.
    Se fossi stata più intelligente avrei vinto un Nobel.

    Se, se, se.

    Un’infinità di “se” e di condizionali che aleggiano tra i meandri dell’immaginazione poco fervida di chi si sente a volte vuoto, confuso.

    Se fossi un alimento sarei un chicco di riso thai.
    Se fossi un pianeta sarei Nettuno.
    Se fossi una nota sarei un Sol.
    Se fossi una pianta sarei basilico.
    Se fossi una forma geometrica sarei un cerchio.

    Senza i “se” cosa rimane?

    Rimane la voglia e la gioia di essere semplicemente quello che si è.
    Con le proprie insicurezze, con quel pizzico di saltuaria malinconia mista a presunzione.

    Se potessi avere un super potere, sceglierei di essere invisibile.
    Se potessi teletrasportarmi vorrei risvegliarmi in un’altra galassia.
    Se potessi cambiare qualcosa del mio passato, rinascerei altrove.

    Se potessi dire “No” quando mi va.
    Se potessi essere più istintiva.
    Se potessi lasciarmi andare completamente, sentirmi libera, fregarmene.

    Allora sarei felice?

  17. Eugenio Montale, “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”

    Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
    e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
    Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
    Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
    le coincidenze, le prenotazioni,
    le trappole, gli scorni di chi crede
    che la realtà sia quella che si vede.

    Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
    non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
    Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
    le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
    erano le tue.

  18. ECCOCI,,,,, gli ultimi giorni estivi stanno scoppiettando come i popcorn,,,,,e noi uomini infelici non vediamo l ora della tranquillità delle nostre belle case da chiudere per recarci negli uffici,,,,E COSI COSA RESTA,,,,,,un rapimento di una visione che ci porta sempre e soltanto tra le onde del mare

     

    PS: questo dipinto io l amo da quando sono nata,,,,ogni volta che lo rivedo per me e gioia...VE LO DEDICO DI CUORE

    Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818

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  19. Il guerriero della luce presta ascolto a Lao Tzu, quando dice che dobbiamo distaccarci dall’idea dei giorni e delle ore, per rivolgere sempre più attenzione al minuto. Solo così riesce a fronteggiare taluni problemi prima che si verifichino: prestando attenzione alle piccole cose, egli riesce a evitare le grandi catastrofi.

    Paulo Coelho

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  20. IL GIOCO DELLE PARTI

    Nella vita giochiamo tanti ruoli,avvolte ci vengono affidati,,,,ma se uno ci chiedesse che ruolo giocare quale sceglieremmo,,,,

    io tutti perché per ogni parte c e un giuoco nuovo da capire

    In-Che-Modo-Sviluppare-Una-Strategia-Vincente-Arricchisciti.jpg

  21. «Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui.»

    Aristotele, Protreptico o Esortazione alla filosofia

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  22. COSA AMERESTE SOGNARE ?? E COSA INVECE VIVERE ?

     

    1. max48a

      max48a

      Unacomete89 Questa è una bella domanda !!!

    2. altomororicco

      altomororicco

      concordo con Max, questa si che è una bella domanda! provo a pensarci

  23. Mio Caro Amato,
    con mani piene di lacrime prendo la penna nelle mie mani e ti scrivo. Perché da tanto tempo non mi hai più scritto, quando ancora l’altro giorno mi hai scritto che mi avresti scritto se non ti scrivevo io? Ieri mi ha scritto anche mio padre. Scrive di averti scritto. Ma tu non mi hai scritto una sola parola del fatto che lui ti ha scritto. Se tu mi avessi scritto almeno una sola parola sul fatto che mio padre ti ha scritto, io avrei scritto a mio padre che tu gli avresti voluto scrivere, ma che purtroppo non avevi avuto il tempo di scrivergli, altrimenti gli avresti scritto.

    E’ una cosa ben triste questo nostro scriverci, perché tu non hai scritto in risposta ad uno solo degli scritti che io ti ho scritto. Sarebbe diverso se tu non sapessi scrivere, perché allora io non ti scriverei affatto, tu invece sai scrivere però non scrivi lo stesso quando io ti scrivo.

    Chiudo il mio scritto con la speranza che ora finalmente mi scriverai, altrimenti questo sarà l’ultimo scritto che io ti ho scritto. Se tu però anche questa volta non mi dovessi scrivere, scrivimi almeno che non mi vuoi scrivere affatto, così se non altro saprò perché non mi hai scritto.

    Perdona la mia brutta scrittura, mi viene sempre il crampo dello scrivano quando scrivo.
    A te naturalmente il crampo dello scrivano non verrà mai. Perché tu non scrivi mai.
    Saluti e baci.