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            Singolo aggiornamento

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            1. La nostra azienda può giocare un ruolo di supporto per la Girelli & Company, promuovendo un modello organizzativo all’interno del dipartimento trasporti e operando per una ricostruzione del team di lavoro più efficiente e sinergico.

              L’obiettivo è infatti potenziare a livello organizzativo le funzioni interne alla logistica e inglobare all’interno del CETRI attività che prima erano esclusive di altre strutture (es. SOFT), ricostruendo al contempo anche un legame forte con il gruppo di lavoro del commerciale.

              Progetti condivisi, progettazione integrata…e....

              ….e….

              …e… dove ero rimasto nella mia relazione da scrivere….?

              …e… ho voglia di scrivere questa relazione?

              …e… penso a te…

              …e …mi si annebbia la vista…

              …e…. improvvisamente cambio la mia scena, e mi viene da prendere a scrivere… mi proietto....

              ... improvvisamente mi sveglio…

              …non è una di quelle scene nel sonno che di soprassalto uno si sveglia da un sogno, no... è esattamente il contrario; io mi sveglio - mi sveglio dal quotidiano all'interno di un sogno.

              Il contesto così non è quello del mio ufficio, della mia scrivania…

              Sono in una casa che non riconosco, ma è come se l’orientamento l’avessi nella memoria e in breve lasso di tempo recupero qulla sensazione di cognizione e appartenenza propria del sogno.

              Tutto l’ambiente diventa così familiare e nostro.
              Nostro nel senso di mio e suo, perché so già che lei è qui, nelle stanze, nel mio sogno.

              Mi sveglio dicevo e sono in un letto, somiglia al risveglio di una qualsiasi mattina di domenica.
              La luce passa tra le finestre di questa stanza shabby, bianca, con le tende che fanno un leggero movimento mosse da un’aria impalpabile.

              C’è un tiepido clima che sembra voler preannunciare la conclusione di una stagione fredda e l’apertura della prossima primaverile. E’ tutto in penombra, si sente il rumore di una lavatrice nel mio dormiveglia e l’acuta interpretazione di una musica di James Last.

              Mi alzo e mi avvio verso il bagno. Il corridoio è illuminato dalle finestre laterali. Alle pareti quadri riprendono dettagli di lei – fotografie in bianco e nero dei suoi capelli, dei suoi occhi… dei suoi fianchi… delle sue gambe – che li abbia scattati io?

              Ho i piedi scalzi, il pavimento è freddo. La camicia del pigiama ha i bottoni aperti… l’aria mattutina che soffia nel corridoio mi risveglia come beccandomi il petto.

              Arrivo allo specchio e mi guardo la barba incolta – so che a lei non piace.
              Prendo il rasoio e cerco il barattolo di sapone Panama.

              Sul mobile non c’è.

              Controllo nella pochette che utilizzo per i viaggi, che l’avessi lasciata a Mestre?

              Non c’è.

              Poi mi accorgo che anche il pennello da barba non è al suo posto e ricordo benissimo di averlo visto la sera precedente. Mi riavvio verso il corridoio per andare nel bagno di Rebecca.

              Oltre la porta a vetro piombato si nota il muoversi delle sue ombre corporee; busso delicatamente e le parlo dall'uscio sottile:

              – hai visto per caso il mio sapone e pennello da barba? –
              – Li ho presi io… vieni, entra pure… –

              Si lascia così sorprendere in accappatoio con le creme aperte sullo sgabello il legno, un piede si sorregge sulla vasca mente le mani massaggiano la parte superiore della gamba, come se tutto fosse naturale come sempre.
              – Guarda è li, te li ho presi in prestito stamattina, non potevo svegliarti… dormivi così bene: Buongiorno! – lo dice con un sorriso ed un timbro di rimprovero per il mio solito difetto: irruzione senza prima aver la gentile educazione di salutare.

              Il pennello è bagnato e il barattolo ha un residuo di schiuma bianca sulla scritta.
              – ma da quando in qua ti fai la barba? – Le dico con un ironico timbro su un risolino accennato, ma non riuscendo bene a comprendere perché non avesse utilizzato la sua ceretta abituale.

              – da stamattina… erano folti e li ho tagliati tutti… – mi risponde.
              – ma non usi la ceretta? –
              Mi guarda e poi scoppia a ridere – sai che dolore...!

              Ride, ma io non capisco.
              Dopo le risa, chiude il coperchio della crema aprendo invece qualche altra lozione oleosa. Abbassa la gamba destra trattenuta fino in quel momento variando sulla sinistra che si alza a raggiungere l’orlo della vasca da bagno.

              In quel preciso istante l’accappatoio si apre leggermente sull’inguine scoprendo il triangolo nudo e latteo di contrasto con l’abbronzatura. Improvvisamente riesco a ricollegare tutto; l’inguine non ha può alcun pelo, è nitido, pallido, mostra distintamente la fenditura rosa, carnosa. 

              Poi improvvisamente Rebecca si alza dando una stretta alla cinta di spugna. Distolgo lo sguardo imbarazzato per il tempo in cui sono rimasto intontito.

              Si avvicina… abbracciandomi da prima sul collo e poi toccando il dito la mia barba.

              – Ora vai a toglierti questa barba così trascurata e comunque grazie! Non ti dispiace se lo prenderò in prestito ancora vero? E’ un’ottima schiuma e poi il pennello massaggia divinamente bene…  –

              Esce verso la casa… mentre io rimango imbambocciato e con il solito senso di assoluto disagio, con il pennello ed un barattolo in mano.

              2019-03-27_12h18_03.jpg

              1. ghostnick0

                ghostnick0

                Bellissimo questo tuo racconto 

                mi piace come hai descritto i dettagli, e mi immagino la tua espressione scoprendo l’uso del tuo pennello da barba :)

                È tutto molto delicato e al tempo stesso sensuale, grazie per questo regalo 😘