Attività di reputazione

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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : La ragazza – si chiamava Sveva? – aveva i suoi angoli e i suoi momenti di riflessione   
    La ragazza – si chiamava Sveva? – aveva i suoi angoli e i suoi momenti di riflessione. C’era un eccesso di cose, là fuori. E bisognava, ogni giorno, mettere in ordine le stanze dell’anima.
     
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da ok1803 per l'aggiornamento : Vorrei conoscere di più le piante, le erbe, i fiori e i frutti… ma anche nell’ignoran   
    Vorrei conoscere di più le piante, le erbe, i fiori e i frutti… ma anche nell’ignoranza, la semplice immersione nella natura mi nutre.

    Libri, scritti, intrattenimento, traffico sociale, iniziative, mi svuoterebbero del tutto se non potessi ritornare periodicamente a immergermi in questo oceano verde.
     
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    Vorrei conoscere di più le piante, le erbe, i fiori e i frutti… ma anche nell’ignoranza, la semplice immersione nella natura mi nutre.

    Libri, scritti, intrattenimento, traffico sociale, iniziative, mi svuoterebbero del tutto se non potessi ritornare periodicamente a immergermi in questo oceano verde.
     
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    Vorrei conoscere di più le piante, le erbe, i fiori e i frutti… ma anche nell’ignoranza, la semplice immersione nella natura mi nutre.

    Libri, scritti, intrattenimento, traffico sociale, iniziative, mi svuoterebbero del tutto se non potessi ritornare periodicamente a immergermi in questo oceano verde.
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da ok1803 per l'aggiornamento : Come vorresti essere un compositore! E dire con le note questa grandezza che ti occup   
    Come vorresti essere un compositore! E dire con le note questa grandezza che ti occupa il cuore e ti spinge fino ai confini e li vuole oltrepassare. Come vorresti, almeno, scrivere, e tracciare con parole sulla carta la strada che ti congiunge con questa dimensione altra, ma che è tua. “Altra” perché paure e preoccupazioni t’impediscono di lasciare che i tuoi sentimenti si espandano come gas volatile nella camera vuota. Ma “tua” perché è lì che la vita ti porta a casa.
     
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    Come vorresti essere un compositore! E dire con le note questa grandezza che ti occupa il cuore e ti spinge fino ai confini e li vuole oltrepassare. Come vorresti, almeno, scrivere, e tracciare con parole sulla carta la strada che ti congiunge con questa dimensione altra, ma che è tua. “Altra” perché paure e preoccupazioni t’impediscono di lasciare che i tuoi sentimenti si espandano come gas volatile nella camera vuota. Ma “tua” perché è lì che la vita ti porta a casa.
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da ok1803 per l'aggiornamento : Io, ai desideri, non rinuncerò mai.
 Perciò, tutto quel filone di pensiero che mi sug   
    Io, ai desideri, non rinuncerò mai.

    Perciò, tutto quel filone di pensiero che mi suggerisce che le mie pene derivano dal desiderio e dalla brama non mi convincerà assolutamente neanche per sogno. Tutto quel filone di pensiero che mi invita a trovare la pace nel nirvana, nell’assenza di desiderio, lo lascio semplicemente perdere – immaginando che voglia stigmatizzare un eccesso, una mania…

    Ma il desiderio no, non toccatemelo. È la cosa più viva che ho trovato dentro di me. E sono disposta a vederci le dita del divino. E sono convinta che essere felici per quel che si è, per quel che si ha, non è affatto in contrasto col desiderare quello che non c’è, anche se sembra impossibile. Il paradosso appartiene solo alle parole che noi diciamo per descrivere la situazione.
     
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da ok1803 per l'aggiornamento : Come vorresti essere un compositore! E dire con le note questa grandezza che ti occup   
    Come vorresti essere un compositore! E dire con le note questa grandezza che ti occupa il cuore e ti spinge fino ai confini e li vuole oltrepassare. Come vorresti, almeno, scrivere, e tracciare con parole sulla carta la strada che ti congiunge con questa dimensione altra, ma che è tua. “Altra” perché paure e preoccupazioni t’impediscono di lasciare che i tuoi sentimenti si espandano come gas volatile nella camera vuota. Ma “tua” perché è lì che la vita ti porta a casa.
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Mi chiamo Jonathan. Lei è morta. Un incidente d’auto. Ora non è più qui, anche se la   
    Mi chiamo Jonathan. Lei è morta. Un incidente d’auto. Ora non è più qui, anche se la porto ancora nel cuore. E, in un certo senso, è più vicina che mai… Qualcosa di incomprensibile, perfino assurdo. Ma le cose stanno in questo modo.
Sì, ci divertivamo a mettere in parole le cose che riuscivamo ad inventare. E a ripetere la storia – la nostra storia – ogni volta cambiata nel racconto. Cambiata da ciò che di nuovo era successo ed avevamo inventato.

    Quando ci siamo messi insieme è stato per un’attrazione irresistibile. Non facevamo che far l’amore. E tutto il resto veniva come messo in secondo piano. Sullo sfondo. Lei mi piaceva moltissimo. Solo vederla mi eccitava a tal punto che perdevo ogni ritegno e ho la presunzione di credere che lo stesso avvenisse anche a lei. Era un dono del Cielo che questo avvenisse e che fosse proprio così. Non importava più nulla quello che avevamo imparato sul fare l’amore. Ora facevamo l’amore senza chiederci assolutamente nulla di come si deve fare l’amore. Facevamo l’amore, tutto qui. Lo facevamo.
Chiamammo quel periodo il momento in cui avevamo imparato che l’amore va fatto. Bisogna fare, l’amore. Farlo, come, in ogni cosa che si ama, bisogna fare.
Noi ragionammo molto su una cosa che veniva da sé, prima di ogni riflessione. Cercammo di capire cosa voleva dire “fare”. Lo pensammo a proposito del fare l’amore. Perché l’amore era la cosa che volevamo di più.
Lei diceva: vedi? Tutto quello che abbiamo conosciuto prima, letto, visto nei film, di cui abbiamo parlato, tutto quello che sapevamo dell’amore non è sufficiente, ed è perfino superfluo, quando facciamo l’amore. Nel fare l’amore noi ci avventuriamo per un itinerario che si stacca dalle mappe. E noi lo facciamo. 
Noi facevamo l’amore quando lo facevamo. Voglio dire che non mettevamo in pratica qualcosa che già sapevamo. Noi lo facevamo lì quello che era l’amore.
Noi eravamo colpiti da questa intuizione che avemmo insieme. L’amore si fa. Non si esegue qualcosa che già prima si sapeva. No, l’amore si fa lì, proprio lì.
Eravamo storditi – piacevolmente – da questa scoperta. Che ci liberava da tutti i pregiudizi, da tutta la cultura. Noi lo facevamo l’amore. Perché l’amore non è un semplice sentimento, ma una cosa da fare. Una cosa che si fa.

    Più tardi scoprimmo che l’amore non si faceva solo a letto, o sul tavolo, o sul pavimento, o nella campagna.
Più tardi scoprimmo che l’amore che facevamo apriva i suoi percorsi. E un po’ per volta scoprimmo che fare l’amore cambiava continuamente. Fare l’amore diventava sempre di più fare le cose che l’amore chiedeva.
Noi ridevamo quando ne parlavamo. Ridevamo sul fatto che l’espressione che usavamo – fare l’amore – aveva cambiato significato, pur restando la stessa. Fare l’amore voleva dire per noi – lo constatavamo, nota bene: non lo progettavamo – fare l’amore voleva dire fare tutto quello che nasceva dall’amore stesso. E noi stavamo facendo proprio quello. E sapevamo che fare queste cose era fare l’amore. E ridevamo. Ridevamo quando ne parlavamo.

    Il tempo della giornata non bastava mai per fare l’amore. Fare l’amore era come un orto dove sempre nuove piante crescevano ed erano da coltivare. E facevamo l’amore qualsiasi cosa facessimo: era tutto fare l’amore. Si potevano fare tante cose – lo sapevamo. Si potevano fare mille cose. Tutte diverse. Ogni cosa era da fare. Ma noi facevamo l’amore, qualsiasi cosa facessimo. E la percezione del mondo, ce la ritrovammo cambiata tra le mani, senza neanche che ce ne accorgessimo. E ridevamo quando ritornavamo con la memoria a tutte quelle discussioni di prima. Tutti quegli interrogativi che sembravano dividere e contrapporre. E ora, tutta questa divisione, tutta questa separazione delle cose, tutta quella necessità di trovare mediazioni ragionevoli tra istanze distinte, tutto questo si era dissolto senza nessun progetto.
Noi ridevamo perché ci sembrava di aver ricevuto un’intuizione decisiva, proprio nel momento in cui avevamo scoperto che l’amore si fa.
    E la vita che appare un’avventura avvincente.
    E la trepidazione e la paura che partoriscono da dentro il coraggio e la calma.
    E l’incertezza che si traduce in immaginazione.
     
     

     
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da ok1803 per l'aggiornamento : Come quando, di notte, guardi le stelle. E senti come tutto è immenso. Assolutamente   
    Come quando, di notte, guardi le stelle. E senti come tutto è immenso. Assolutamente fuori di ogni controllo. E tu ti domandi: ma che cazzo è questa cosa che chiamiamo vita? E la mia vita, cos’è? E ti rendi conto – immediatamente – che con tutta la tua intelligenza, la storia che hai alle spalle, la cultura, le scienze, e anche i tuoi tentativi di entrare in contatto con le forze divine… Insomma, che c’è qualcosa di essenziale che ti sfugge.

    E che è curioso, perfino paradossale, che con tutta questa voglia di vita e di sapere che ti trovi addosso per il solo fatto che sei sveglia e che vedi e che senti, che tu sia lì, come un allocco, consapevole che ti trovi solo sulla buccia di una sorta di coscienza…
     
       
     

     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Mi chiamo Jonathan. Lei è morta. Un incidente d’auto. Ora non è più qui, anche se la   
    Mi chiamo Jonathan. Lei è morta. Un incidente d’auto. Ora non è più qui, anche se la porto ancora nel cuore. E, in un certo senso, è più vicina che mai… Qualcosa di incomprensibile, perfino assurdo. Ma le cose stanno in questo modo.
Sì, ci divertivamo a mettere in parole le cose che riuscivamo ad inventare. E a ripetere la storia – la nostra storia – ogni volta cambiata nel racconto. Cambiata da ciò che di nuovo era successo ed avevamo inventato.

    Quando ci siamo messi insieme è stato per un’attrazione irresistibile. Non facevamo che far l’amore. E tutto il resto veniva come messo in secondo piano. Sullo sfondo. Lei mi piaceva moltissimo. Solo vederla mi eccitava a tal punto che perdevo ogni ritegno e ho la presunzione di credere che lo stesso avvenisse anche a lei. Era un dono del Cielo che questo avvenisse e che fosse proprio così. Non importava più nulla quello che avevamo imparato sul fare l’amore. Ora facevamo l’amore senza chiederci assolutamente nulla di come si deve fare l’amore. Facevamo l’amore, tutto qui. Lo facevamo.
Chiamammo quel periodo il momento in cui avevamo imparato che l’amore va fatto. Bisogna fare, l’amore. Farlo, come, in ogni cosa che si ama, bisogna fare.
Noi ragionammo molto su una cosa che veniva da sé, prima di ogni riflessione. Cercammo di capire cosa voleva dire “fare”. Lo pensammo a proposito del fare l’amore. Perché l’amore era la cosa che volevamo di più.
Lei diceva: vedi? Tutto quello che abbiamo conosciuto prima, letto, visto nei film, di cui abbiamo parlato, tutto quello che sapevamo dell’amore non è sufficiente, ed è perfino superfluo, quando facciamo l’amore. Nel fare l’amore noi ci avventuriamo per un itinerario che si stacca dalle mappe. E noi lo facciamo. 
Noi facevamo l’amore quando lo facevamo. Voglio dire che non mettevamo in pratica qualcosa che già sapevamo. Noi lo facevamo lì quello che era l’amore.
Noi eravamo colpiti da questa intuizione che avemmo insieme. L’amore si fa. Non si esegue qualcosa che già prima si sapeva. No, l’amore si fa lì, proprio lì.
Eravamo storditi – piacevolmente – da questa scoperta. Che ci liberava da tutti i pregiudizi, da tutta la cultura. Noi lo facevamo l’amore. Perché l’amore non è un semplice sentimento, ma una cosa da fare. Una cosa che si fa.

    Più tardi scoprimmo che l’amore non si faceva solo a letto, o sul tavolo, o sul pavimento, o nella campagna.
Più tardi scoprimmo che l’amore che facevamo apriva i suoi percorsi. E un po’ per volta scoprimmo che fare l’amore cambiava continuamente. Fare l’amore diventava sempre di più fare le cose che l’amore chiedeva.
Noi ridevamo quando ne parlavamo. Ridevamo sul fatto che l’espressione che usavamo – fare l’amore – aveva cambiato significato, pur restando la stessa. Fare l’amore voleva dire per noi – lo constatavamo, nota bene: non lo progettavamo – fare l’amore voleva dire fare tutto quello che nasceva dall’amore stesso. E noi stavamo facendo proprio quello. E sapevamo che fare queste cose era fare l’amore. E ridevamo. Ridevamo quando ne parlavamo.

    Il tempo della giornata non bastava mai per fare l’amore. Fare l’amore era come un orto dove sempre nuove piante crescevano ed erano da coltivare. E facevamo l’amore qualsiasi cosa facessimo: era tutto fare l’amore. Si potevano fare tante cose – lo sapevamo. Si potevano fare mille cose. Tutte diverse. Ogni cosa era da fare. Ma noi facevamo l’amore, qualsiasi cosa facessimo. E la percezione del mondo, ce la ritrovammo cambiata tra le mani, senza neanche che ce ne accorgessimo. E ridevamo quando ritornavamo con la memoria a tutte quelle discussioni di prima. Tutti quegli interrogativi che sembravano dividere e contrapporre. E ora, tutta questa divisione, tutta questa separazione delle cose, tutta quella necessità di trovare mediazioni ragionevoli tra istanze distinte, tutto questo si era dissolto senza nessun progetto.
Noi ridevamo perché ci sembrava di aver ricevuto un’intuizione decisiva, proprio nel momento in cui avevamo scoperto che l’amore si fa.
    E la vita che appare un’avventura avvincente.
    E la trepidazione e la paura che partoriscono da dentro il coraggio e la calma.
    E l’incertezza che si traduce in immaginazione.
     
     

     
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Mi chiamo Jonathan. Lei è morta. Un incidente d’auto. Ora non è più qui, anche se la   
    Mi chiamo Jonathan. Lei è morta. Un incidente d’auto. Ora non è più qui, anche se la porto ancora nel cuore. E, in un certo senso, è più vicina che mai… Qualcosa di incomprensibile, perfino assurdo. Ma le cose stanno in questo modo.
Sì, ci divertivamo a mettere in parole le cose che riuscivamo ad inventare. E a ripetere la storia – la nostra storia – ogni volta cambiata nel racconto. Cambiata da ciò che di nuovo era successo ed avevamo inventato.

    Quando ci siamo messi insieme è stato per un’attrazione irresistibile. Non facevamo che far l’amore. E tutto il resto veniva come messo in secondo piano. Sullo sfondo. Lei mi piaceva moltissimo. Solo vederla mi eccitava a tal punto che perdevo ogni ritegno e ho la presunzione di credere che lo stesso avvenisse anche a lei. Era un dono del Cielo che questo avvenisse e che fosse proprio così. Non importava più nulla quello che avevamo imparato sul fare l’amore. Ora facevamo l’amore senza chiederci assolutamente nulla di come si deve fare l’amore. Facevamo l’amore, tutto qui. Lo facevamo.
Chiamammo quel periodo il momento in cui avevamo imparato che l’amore va fatto. Bisogna fare, l’amore. Farlo, come, in ogni cosa che si ama, bisogna fare.
Noi ragionammo molto su una cosa che veniva da sé, prima di ogni riflessione. Cercammo di capire cosa voleva dire “fare”. Lo pensammo a proposito del fare l’amore. Perché l’amore era la cosa che volevamo di più.
Lei diceva: vedi? Tutto quello che abbiamo conosciuto prima, letto, visto nei film, di cui abbiamo parlato, tutto quello che sapevamo dell’amore non è sufficiente, ed è perfino superfluo, quando facciamo l’amore. Nel fare l’amore noi ci avventuriamo per un itinerario che si stacca dalle mappe. E noi lo facciamo. 
Noi facevamo l’amore quando lo facevamo. Voglio dire che non mettevamo in pratica qualcosa che già sapevamo. Noi lo facevamo lì quello che era l’amore.
Noi eravamo colpiti da questa intuizione che avemmo insieme. L’amore si fa. Non si esegue qualcosa che già prima si sapeva. No, l’amore si fa lì, proprio lì.
Eravamo storditi – piacevolmente – da questa scoperta. Che ci liberava da tutti i pregiudizi, da tutta la cultura. Noi lo facevamo l’amore. Perché l’amore non è un semplice sentimento, ma una cosa da fare. Una cosa che si fa.

    Più tardi scoprimmo che l’amore non si faceva solo a letto, o sul tavolo, o sul pavimento, o nella campagna.
Più tardi scoprimmo che l’amore che facevamo apriva i suoi percorsi. E un po’ per volta scoprimmo che fare l’amore cambiava continuamente. Fare l’amore diventava sempre di più fare le cose che l’amore chiedeva.
Noi ridevamo quando ne parlavamo. Ridevamo sul fatto che l’espressione che usavamo – fare l’amore – aveva cambiato significato, pur restando la stessa. Fare l’amore voleva dire per noi – lo constatavamo, nota bene: non lo progettavamo – fare l’amore voleva dire fare tutto quello che nasceva dall’amore stesso. E noi stavamo facendo proprio quello. E sapevamo che fare queste cose era fare l’amore. E ridevamo. Ridevamo quando ne parlavamo.

    Il tempo della giornata non bastava mai per fare l’amore. Fare l’amore era come un orto dove sempre nuove piante crescevano ed erano da coltivare. E facevamo l’amore qualsiasi cosa facessimo: era tutto fare l’amore. Si potevano fare tante cose – lo sapevamo. Si potevano fare mille cose. Tutte diverse. Ogni cosa era da fare. Ma noi facevamo l’amore, qualsiasi cosa facessimo. E la percezione del mondo, ce la ritrovammo cambiata tra le mani, senza neanche che ce ne accorgessimo. E ridevamo quando ritornavamo con la memoria a tutte quelle discussioni di prima. Tutti quegli interrogativi che sembravano dividere e contrapporre. E ora, tutta questa divisione, tutta questa separazione delle cose, tutta quella necessità di trovare mediazioni ragionevoli tra istanze distinte, tutto questo si era dissolto senza nessun progetto.
Noi ridevamo perché ci sembrava di aver ricevuto un’intuizione decisiva, proprio nel momento in cui avevamo scoperto che l’amore si fa.
    E la vita che appare un’avventura avvincente.
    E la trepidazione e la paura che partoriscono da dentro il coraggio e la calma.
    E l’incertezza che si traduce in immaginazione.
     
     

     
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Mi chiamo Jonathan. Lei è morta. Un incidente d’auto. Ora non è più qui, anche se la   
    Mi chiamo Jonathan. Lei è morta. Un incidente d’auto. Ora non è più qui, anche se la porto ancora nel cuore. E, in un certo senso, è più vicina che mai… Qualcosa di incomprensibile, perfino assurdo. Ma le cose stanno in questo modo.
Sì, ci divertivamo a mettere in parole le cose che riuscivamo ad inventare. E a ripetere la storia – la nostra storia – ogni volta cambiata nel racconto. Cambiata da ciò che di nuovo era successo ed avevamo inventato.

    Quando ci siamo messi insieme è stato per un’attrazione irresistibile. Non facevamo che far l’amore. E tutto il resto veniva come messo in secondo piano. Sullo sfondo. Lei mi piaceva moltissimo. Solo vederla mi eccitava a tal punto che perdevo ogni ritegno e ho la presunzione di credere che lo stesso avvenisse anche a lei. Era un dono del Cielo che questo avvenisse e che fosse proprio così. Non importava più nulla quello che avevamo imparato sul fare l’amore. Ora facevamo l’amore senza chiederci assolutamente nulla di come si deve fare l’amore. Facevamo l’amore, tutto qui. Lo facevamo.
Chiamammo quel periodo il momento in cui avevamo imparato che l’amore va fatto. Bisogna fare, l’amore. Farlo, come, in ogni cosa che si ama, bisogna fare.
Noi ragionammo molto su una cosa che veniva da sé, prima di ogni riflessione. Cercammo di capire cosa voleva dire “fare”. Lo pensammo a proposito del fare l’amore. Perché l’amore era la cosa che volevamo di più.
Lei diceva: vedi? Tutto quello che abbiamo conosciuto prima, letto, visto nei film, di cui abbiamo parlato, tutto quello che sapevamo dell’amore non è sufficiente, ed è perfino superfluo, quando facciamo l’amore. Nel fare l’amore noi ci avventuriamo per un itinerario che si stacca dalle mappe. E noi lo facciamo. 
Noi facevamo l’amore quando lo facevamo. Voglio dire che non mettevamo in pratica qualcosa che già sapevamo. Noi lo facevamo lì quello che era l’amore.
Noi eravamo colpiti da questa intuizione che avemmo insieme. L’amore si fa. Non si esegue qualcosa che già prima si sapeva. No, l’amore si fa lì, proprio lì.
Eravamo storditi – piacevolmente – da questa scoperta. Che ci liberava da tutti i pregiudizi, da tutta la cultura. Noi lo facevamo l’amore. Perché l’amore non è un semplice sentimento, ma una cosa da fare. Una cosa che si fa.

    Più tardi scoprimmo che l’amore non si faceva solo a letto, o sul tavolo, o sul pavimento, o nella campagna.
Più tardi scoprimmo che l’amore che facevamo apriva i suoi percorsi. E un po’ per volta scoprimmo che fare l’amore cambiava continuamente. Fare l’amore diventava sempre di più fare le cose che l’amore chiedeva.
Noi ridevamo quando ne parlavamo. Ridevamo sul fatto che l’espressione che usavamo – fare l’amore – aveva cambiato significato, pur restando la stessa. Fare l’amore voleva dire per noi – lo constatavamo, nota bene: non lo progettavamo – fare l’amore voleva dire fare tutto quello che nasceva dall’amore stesso. E noi stavamo facendo proprio quello. E sapevamo che fare queste cose era fare l’amore. E ridevamo. Ridevamo quando ne parlavamo.

    Il tempo della giornata non bastava mai per fare l’amore. Fare l’amore era come un orto dove sempre nuove piante crescevano ed erano da coltivare. E facevamo l’amore qualsiasi cosa facessimo: era tutto fare l’amore. Si potevano fare tante cose – lo sapevamo. Si potevano fare mille cose. Tutte diverse. Ogni cosa era da fare. Ma noi facevamo l’amore, qualsiasi cosa facessimo. E la percezione del mondo, ce la ritrovammo cambiata tra le mani, senza neanche che ce ne accorgessimo. E ridevamo quando ritornavamo con la memoria a tutte quelle discussioni di prima. Tutti quegli interrogativi che sembravano dividere e contrapporre. E ora, tutta questa divisione, tutta questa separazione delle cose, tutta quella necessità di trovare mediazioni ragionevoli tra istanze distinte, tutto questo si era dissolto senza nessun progetto.
Noi ridevamo perché ci sembrava di aver ricevuto un’intuizione decisiva, proprio nel momento in cui avevamo scoperto che l’amore si fa.
    E la vita che appare un’avventura avvincente.
    E la trepidazione e la paura che partoriscono da dentro il coraggio e la calma.
    E l’incertezza che si traduce in immaginazione.
     
     

     
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da ok1803 per l'aggiornamento : Come quando, di notte, guardi le stelle. E senti come tutto è immenso. Assolutamente   
    Come quando, di notte, guardi le stelle. E senti come tutto è immenso. Assolutamente fuori di ogni controllo. E tu ti domandi: ma che cazzo è questa cosa che chiamiamo vita? E la mia vita, cos’è? E ti rendi conto – immediatamente – che con tutta la tua intelligenza, la storia che hai alle spalle, la cultura, le scienze, e anche i tuoi tentativi di entrare in contatto con le forze divine… Insomma, che c’è qualcosa di essenziale che ti sfugge.

    E che è curioso, perfino paradossale, che con tutta questa voglia di vita e di sapere che ti trovi addosso per il solo fatto che sei sveglia e che vedi e che senti, che tu sia lì, come un allocco, consapevole che ti trovi solo sulla buccia di una sorta di coscienza…
     
       
     

     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da ok1803 per l'aggiornamento : Come quando, di notte, guardi le stelle. E senti come tutto è immenso. Assolutamente   
    Come quando, di notte, guardi le stelle. E senti come tutto è immenso. Assolutamente fuori di ogni controllo. E tu ti domandi: ma che cazzo è questa cosa che chiamiamo vita? E la mia vita, cos’è? E ti rendi conto – immediatamente – che con tutta la tua intelligenza, la storia che hai alle spalle, la cultura, le scienze, e anche i tuoi tentativi di entrare in contatto con le forze divine… Insomma, che c’è qualcosa di essenziale che ti sfugge.

    E che è curioso, perfino paradossale, che con tutta questa voglia di vita e di sapere che ti trovi addosso per il solo fatto che sei sveglia e che vedi e che senti, che tu sia lì, come un allocco, consapevole che ti trovi solo sulla buccia di una sorta di coscienza…
     
       
     

     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Quando faccio volar un aquilone mi allontano nel Cosmo, entro in uno stato di trance   
    Quando faccio volar un aquilone mi allontano nel Cosmo, entro in uno stato di trance in cui si intuiscono verità felici, che penetrano con disinvoltura nei segreti della realtà, e assisto al formarsi di immaginarie congetture sulla vita che saltano a piè pari i confini del verosimile usuale. 
    Per il poeta, lo scienziato, il danzatore, il musico e l’avventuriero, l’Altrove è sempre più importante del consueto.
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Andar per colli con le mani in tasca non fa problema che anche oggi io esca sgranocch   
    Andar per colli con le mani in tasca
    non fa problema che anche oggi io esca
    sgranocchio un fico mangerò una pesca
    se sono pesce abbocco a questa esca
    e tu che guardi dal lontano il cielo
    e sogni rosa immerso in questo velo
    sei forse il fiore o forse sei lo stelo
    rossa è la vite e giallo cadmio il melo.
     
     
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    Come quando, di notte, guardi le stelle. E senti come tutto è immenso. Assolutamente fuori di ogni controllo. E tu ti domandi: ma che cazzo è questa cosa che chiamiamo vita? E la mia vita, cos’è? E ti rendi conto – immediatamente – che con tutta la tua intelligenza, la storia che hai alle spalle, la cultura, le scienze, e anche i tuoi tentativi di entrare in contatto con le forze divine… Insomma, che c’è qualcosa di essenziale che ti sfugge.

    E che è curioso, perfino paradossale, che con tutta questa voglia di vita e di sapere che ti trovi addosso per il solo fatto che sei sveglia e che vedi e che senti, che tu sia lì, come un allocco, consapevole che ti trovi solo sulla buccia di una sorta di coscienza…
     
       
     

     
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    Andar per colli con le mani in tasca
    non fa problema che anche oggi io esca
    sgranocchio un fico mangerò una pesca
    se sono pesce abbocco a questa esca
    e tu che guardi dal lontano il cielo
    e sogni rosa immerso in questo velo
    sei forse il fiore o forse sei lo stelo
    rossa è la vite e giallo cadmio il melo.
     
     
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    Quando faccio volar un aquilone mi allontano nel Cosmo, entro in uno stato di trance in cui si intuiscono verità felici, che penetrano con disinvoltura nei segreti della realtà, e assisto al formarsi di immaginarie congetture sulla vita che saltano a piè pari i confini del verosimile usuale. 
    Per il poeta, lo scienziato, il danzatore, il musico e l’avventuriero, l’Altrove è sempre più importante del consueto.
     
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    Quando faccio volar un aquilone mi allontano nel Cosmo, entro in uno stato di trance in cui si intuiscono verità felici, che penetrano con disinvoltura nei segreti della realtà, e assisto al formarsi di immaginarie congetture sulla vita che saltano a piè pari i confini del verosimile usuale. 
    Per il poeta, lo scienziato, il danzatore, il musico e l’avventuriero, l’Altrove è sempre più importante del consueto.
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Andar per colli con le mani in tasca non fa problema che anche oggi io esca sgranocch   
    Andar per colli con le mani in tasca
    non fa problema che anche oggi io esca
    sgranocchio un fico mangerò una pesca
    se sono pesce abbocco a questa esca
    e tu che guardi dal lontano il cielo
    e sogni rosa immerso in questo velo
    sei forse il fiore o forse sei lo stelo
    rossa è la vite e giallo cadmio il melo.
     
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Andiamo,
 La luce del mattino
 Il sentiero, il bosco
 E quell'energia giovane addosso   
    Andiamo,

    La luce del mattino

    Il sentiero, il bosco

    E quell'energia giovane addosso
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Quando faccio volar un aquilone mi allontano nel Cosmo, entro in uno stato di trance   
    Quando faccio volar un aquilone mi allontano nel Cosmo, entro in uno stato di trance in cui si intuiscono verità felici, che penetrano con disinvoltura nei segreti della realtà, e assisto al formarsi di immaginarie congetture sulla vita che saltano a piè pari i confini del verosimile usuale. 
    Per il poeta, lo scienziato, il danzatore, il musico e l’avventuriero, l’Altrove è sempre più importante del consueto.
     
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    odessa1920 ha ricevuto una reazione da fabulousme per l'aggiornamento : Andar per colli con le mani in tasca non fa problema che anche oggi io esca sgranocch   
    Andar per colli con le mani in tasca
    non fa problema che anche oggi io esca
    sgranocchio un fico mangerò una pesca
    se sono pesce abbocco a questa esca
    e tu che guardi dal lontano il cielo
    e sogni rosa immerso in questo velo
    sei forse il fiore o forse sei lo stelo
    rossa è la vite e giallo cadmio il melo.