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            1. Ode al mare

              Qui nell’isola
              il mare
              e quanto mare
              esce da sé stesso
              in ogni momento,
              dice di sì, di no,
              di no, di no, di no,
              dice di sì nell’azzurro,
              nella spuma, nel galoppo,
              dice di no, di no.

              Non può stare tranquillo,
              mi chiamo mare, ripete
              battendo su una pietra
              senza ottenere di convincerla,
              allora
              con sette lingue verdi
              di sette cani verdi,
              di sette tigri verdi,
              di sette mari verdi,
              la percorre, la bacia,
              la inumidisce
              e si colpisce il petto
              ripetendo il suo nome.

              Oh mare, come ti chiami,
              oh compagno oceano,
              non perdere tempo e acqua,
              non scuoterti tanto,
              aiutaci,
              siamo i piccoli
              pescatori,
              gli uomini della riva,
              abbiamo freddo e fame,
              sei il nostro nemico,
              non colpire così forte,
              non gridare a questo modo,
              apri la tua cassa verde
              e offri a tutti noi
              tra le mani
              il tuo regalo d’argento:
              il pesce di ogni giorno.

              Qui in ogni casa
              lo amiamo
              e benché fatto d’argento,
              di cristallo o di luna,
              nacque per le povere
              cucine della terra.

              Non custodirlo,
              avaro,
              mentre scivola freddo come
              lampo bagnato
              sotto le sue onde.

              Vieni ora,
              apriti
              e lascialo
              vicino alle nostre mani,
              aiutaci, oceano,
              padre verde e profondo,
              a dar termine un giorno
              alla povertà terrestre.

              Lasciaci
              raccogliere i frutti dell’infinita
              piantagione delle tue vite,
              i tuoi frumenti e le tue uve,
              i tuoi buoi, i tuoi metalli,
              lo splendore bagnato
              e il frutto sommerso.

              Padre mare, sappiamo già
              come ti chiami, tutti
              i gabbiani diffondono
              il tuo nome sulle spiagge:
              ora, comportati bene,
              non scuotere i tuoi crini,
              non minacciare nessuno,
              non rompere contro il cielo
              la tua bella dentatura,
              tralascia per un momento
              le gloriose storie,
              da’ ad ogni uomo,
              ad ogni
              donna e ad ogni bambino,
              un pesce grande o piccolo
              ogni giorno.

              Va’ per tutte le strade
              del mondo
              per distribuire pesci
              ed allora
              grida,
              grida
              perché ti odano tutti
              i poveri che lavorano
              e dicano,
              affacciandosi all’imboccatura
              della miniera:
              “Ecco che viene il vecchio mare
              a distribuire pesci”.

              Poi torneranno giù,
              nelle tenebre
              sorridendo, e per le strade
              e per i boschi
              sorrideranno gli uomini
              e la terra
              con sorriso marino.

              Ma
              se così non vuoi,
              se non ne hai voglia,
              aspetta,
              aspettaci,
              dovremo provvedere,
              per prima cosa
              regoleremo i problemi
              dell’umanità,
              dapprima i più grandi,
              quindi tutti gli altri,
              ed allora
              entreremo in te,
              taglieremo le onde
              con un coltello di fuoco,
              su di un cavallo elettrico
              salteremo la spuma,
              cantando
              ci immergeremo
              fino a toccare il fondo
              delle tue viscere,
              un filo atomico
              terrà a bada i tuoi fianchi,
              pianteremo
              nel tuo giardino profondo
              alberi
              di cemento e acciaio,
              ti legheremo
              mani e piedi,
              sopra la tua pelle gli uomini
              passeggeranno sputando,
              togliendoti grappoli,
              costruendo armature,
              montando sulla tua groppa per domarti
              e per dominarti l’anima.

              Ma questo accadrà quando
              noi uomini
              avremo regolato
              il nostro problema,
              il grande,
              il gran problema.

              Tutto regoleremo
              poco a poco:
              Ti obbligheremo, mare,
              ti obbligheremo, terra,
              a far miracoli,
              perché in noi stessi,
              nella lotta,
              sta il pesce, sta il pane,
              sta il miracolo.

              1. azzurromare11x

                azzurromare11x

                Straordinaria, semplicemente.