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  1. Sera su Sandy Bay (Hobart)

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  2. SAMHAIN'S NIGHT FROM THE OTHER HEMISPHERE
    It was Samhain's night, it was a Celtic dream speaking my same language, because sometimes no one sings better than an ancient silence, and there's no better fellow than an angel dipping in the acqueous crystal of an unexpected moon.
    It was Samhain's night, and I saw some of its northern atmospheres walking straight in through a Queensland's storms, because its wrong compass always marked toward south, toward Tasmanian lands.
    It was Samhain's night: I saw a vagabond sitting on a huge stone. Someone heard him whispering a song. It's not clear language was it. Everybody knew it would have been his very last song: "It was Samhain's night".
    It was Samhain's night and the vagabond poet would have soon faded away. His song generated a thick darkness that would have soon swallowed him and his songs.
    It was Samhain's night, but I was still looking for the evening, even though the evening wads already closing its invisible eyes to the dusk and the night had fallen already. Sad eyes nostalgically looking toward east, toward Toowoomba or Warwick...
    It was Samhain's night and Tasmanian's shore was still far away. Nonetheless there was always a new shade every time he started a new refrain of that same song.
    It was Samhain's night, and a silence, every kind of silence started overlapping the wind song far in the distance...
    Raffaello
    Brisbane - 30th November 2016
  3. Non solo la Firenze di Piazza SS. Annunziata o del Campanile di Giotto. Non solo il Battistero o San Miniato... Io amo anche la Firenze minore, quella degli "omini" di Rosai curvi sotto l'autunno o sotto un'ancestrale stanchezza, quegli "omini" che lentamente si muovono su Via San Leonardo...

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  4. Me sigue buscando el silencio: ya lo oigo deshojando las latitudes que le dieron amparo a mis ideales. Eran ideales de luz, de alturas y de titànicas luchas interiores.
    Luego fueron corolas marchitas de dìas que pudieron ser y no se dieron, imàgenes que fuéronse edulcorando en los alambiques del tiempo...
    Y ahora que se caigan de las jacarandas las ùltimas flores mojadas de polvo y de celestiales lluvias... te volveré a encontrar...Cosmogònica soledad, tibia alfombra metropolitana de dìas que se fueron...

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  5. Frammenti di musicale poesia
    invenni in uno scrigno sonoro
    adagiatosi in forma di aragosta
    lungo la Baia di Sydney,
    e udii le piú intense sinfonie risuonar nel vento
    tra cornacchie e aquile di mare
    volando a teatro sui rilievi di Tweed Heads.
    Mi mancavano le parole:
    lasciai allora che infiorescenze silvestri
    mi sbocciassero addosso, sulla camicia,
    poiché crescono spontanee e senza preavviso
    le piú belle canzoni.
     
    Andai poi a scavare i pensieri piú profondi
    tra naufragi urbani e campi di croci a perdita d'occhio
    con il cuore gonfio di lutti e di perdite.
    Poi un giorno ti trovai disegnata
    tra carte obliate e versi sparsi
    nella polvere di un cassetto
    ... e tornai a cercarti!
     
    Raffaello
     
    Robertson - Queensland - 4 ottobre 2013
     
    Foto scattata tre anni fa, a Beerwah, Queensland

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  6. Scrivo a memoria, anche se la memoria pare a volte dimenticarsi di me. Scrivo a memoria perchè ho ancora qualche soffio leggero di silenzio che si innesta tra le pieghe della notte. E allora chiudo gli occhi e scrivo. Scrivo a memoria...

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  7. MAL DI TASMANIA
    L'anno scorso di questi tempi stavamo preparando le valige per la Tasmania.
    Dicono che quando uno visita l'Africa e poi torna al proprio paese inizia a soffrire di mal d'Africa.
    Quando visitai il Kenya non ebbi a soffrire tale malessere.
    Il "mal di Tasmania" invece mi ha veramente colpito. La Tasmania è uno dei luoghi più belli che mi sia mai capitato di visitare...

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  8. VIA DELLA CAPPONCINA... E magari anche Via del Rossellino, Poggio Gherardo... I fiorentini sapranno già che sto nominando alcune strade che dalla periferia orientale di Firenze conducono verso la collina ove sorge Settignano.
    I nomi di quelle strade rivestono per me un significato profondo, ancestrale, mitico...
    Per me che abitavo al Guarlone, poco lontano da quelle strade, quei nomi mi suggeriscono emozioni lontane. Dalla discesa della Capponcina si scendeva giù con quei carretti con i cuscinetti a sfera... E poi... E poi c'era la domenica, e il babbo ci portava a fare una bella passeggiata, "per respirare l'aria buona" diceva lui. E aveva ragione. E allora la domenica dopo mangiato si partiva da via del Guarlone per fare la passeggiata fino a Settignano, assieme alla mamma, all'Eleonora, a Leonardo... E quasi sempre c'era anche la nonna, con Fernando. Durante il percorso in salita ascoltavo le partite, alla radiolina, sempre in attesa degl'interventi dei radiocronisti, il famoso "Scusa Ameri, qui è Ciotti dall'Olimpico, la Fiorentina è passata in vantaggio..."
    Dovevo avere all'epoca 8 o 9 anni, ma quella fu una consuetudine che andò avanti per tanti anni. Sono dovuti però trascorrere un paio di decenni per scoprire che quel mondo magico di stradine strette e circondate da giardini di ville signorili, popolate da ulivi, avevano affascinato tanti altri ben prima di me, a cominciare da Michelangelo, che proprio qui fu messo a balia dal babbo, e lui "poppava", non solo il latte, ma anche la scultura dal seno della sua balia. Ma forse ancor prima, quando a nacque a Settignano quella schiera di scalpellini destinati a diventare scultori e architetti di gran livello: Desiderio e Geri da Settignano, Antonio e Bernardo Gambarelli, Francesco di SImone Ferrucci... E poi ancora in seguito, con Ruggero Panerai e soprattuto Telemaco Signorini, che a Settignano andarono a realizzare alcune delle loro più belle tele... Ma anche letterati come Niccolò Tommaseo e Gabriele D'Annunzio hanno in qualche modo legato il proprio nome a Settignano.
    Michelangelo aveva grande stima degli scalpellini settignanesi: ne ebbe parecchi al fianco quando edificava il Cupolone di San Pietro. Pare che non si fidasse che di loro...
    Oggi vorrei tanto essere a Firenze e godermi una passeggiata su per la Capponcina, a respirare aria buona assieme a te, Babbo... In questa mattina d'inizio autunno...

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  9. Negli ultimi anni della sua vita Manet dipinse molti fiori, sia nei giardini che nei vasi o in bicchieri d'acqua.

    Manet è uno di quegli artisti che durante la sua vita non ebbe bisogno di vendere i suoi quadri per sopravvivere. Essendo benestante non aveva avuto questo tipo di preoccupazione. A lui sarebbe bastato diventare famoso, accettato al Salon d'Art di Parigi, acclamato come un grande pittore, quale in realtà egli era... Ma il successo, un successo peraltro moderato, gli arrivò  quando era oramai ultracinquantenne e per di più già con qualche problema di vista.

    Ecco allora come le corolle di questi fiori non sono analiticamente descritte: sembrano piuttosto delle macchie. Manet, i fiori li vedeva oramai così...

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  10. ...a volte non ci sono, o meglio ci sono ma ho la mente altrove, tra i ricordi, tra le stelle, in un pentagramma musicale, in una vita drammatica con una porta di uscita troppo piccola.

    Guardo, sento, piango, magari scrivo... Dunque sì, ci sono!
    Eppure guardo senza vedere, sento senza percepire più dolore, scrivo sì, ma tra le pagine del cielo oppure sulla sabbia. Dunque non ci sono.

    Mi commuovo ascoltando una sonata di Schubert o un blues di BB King, davanti a una scultura di Donatello, o passeggiando tra le rovine archeologiche di una città appena dissepolta, ed è allora che sento contrarsi in me questo cuore ancora molliccio di sangue e di sensazioni.

    Poi la guerra in Ucraina, mia sorella che non mi parla più, i continui  litigi con mia moglie, le elezioni nel mio paese, e i sogni di cartone di questo paese in cui vivo oramai da 9 nove anni, come un corpo estraneo, come un metallo che fatica a legarsi con gli altri. E poi i ricordi, ricordi che, quando si arriva a 59 anni cominciano a essere tanti e a volte occorre fare una cernita. Certo, ho ancora una memoria di ferro, milioni di gigabytes per immagazzinare ricordi, anche se qualcuno preferirei ignorarlo.

    Eppure, ancora vivo! In fondo sono una persona frugale: mi basta un libro, un blocchetto con una penna nel caso che voglia scrivere qualcosa, e un tramonto davanti al quale inginocchiarmi e recitare la mia panteistica passione verso metempsicotiche lontananze di luce...

    Raffaello

     

    (Nelle foto, la spiaggia di Broadbeach)

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  11. Dal balcone di casa, per te, un arcobaleno serale...

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  12. LE STAGIONI DEL CANTO
    In una morsa d'acciaio rovente
    d'estate ancora si canta,
    si canta e di sogno s'ammanta
    la malinconia che giunge silente.
    E ancora si canta in autunno
    quando Pomona bacia Vertumno.
    Si getta altra legna sul fuoco
    per ravvivare il canto invernale
    e sciogliere questa luna di sale
    quando il canto si fa più fioco.
    Dice il poeta che "è subito sera".
    Proprio ora che è già primavera.
    Robertson - Queensland - 25 Settembre 2022
    Raffaello
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  13.  
    Forse sono io babbo che non ti lascio riposare in pace...
    Sono io che non mi do pace per non averti potuto dare nemmeno un ultimo abbraccio...
    E' trascorso un mese dal tuo ultimo respiro. E da allora non ho mai smesso di pensarti. E credo che continuerò a pensarti per tutti i mesi che verranno.
    La tua voce, la tua ironia, il tuo esempio... La tua figura forte, forte nel fisico e nella personalità. Anche nel tuo declino sei stato per me il babbo di sempre, colui che rimarrà per sempre in me.
    A te dedico questa canzone, Old and Wise... Lo so, magari mi risponderai... "So'na sega io icchè dihano! E hantan forestiero!" Se vuoi te la traduco, questa notte quando mi apparirai in sogno. Ti aspetto. E ti aspetterò sempre...
    As far as my eyes can see
    There are shadows approaching me
    And to those I left behind
    I wanted you to know
    You've always shared my deepest thoughts
    You follow where I go
    And oh, when I'm old and wise
    Bitter words mean little to me
    Autumn winds will blow right through me
    And someday in the midst of time
    When they asked me if I knew you
    I'd smile and say you were a friend of mine
    And the sadness would be lifted from my eyes
    Oh, when I'm old and wise
    As far as my eyes can see
    There are shadows surrounding me
    And to those I leave behind
    I want you all to know
    You've always shared my darkest hours
    I'll miss you when I go
    And oh, when I'm old and wise
    Heavy words that tossed and blew me
    Like autumn winds will blow right through me
    And someday in the midst of time
    When they ask you if you knew me
    Remember that you were a friend of mine
    As the final curtain falls before my eyes
    Oh when I'm old and wise
    As far as my eyes can see...
  14. UNA STONEHENGE IN MEZZO AL PACIFICO
    C'e' uno strano monumento situato nell'Isola di Tonga, e' il cosiddetto "Trilite di Tongatapu", conosciuto localmente anche come "Haamonga-A-Mui"
    Il trilite si compone di due grossi pilastri di calcare corallino eretti verticalmente a 3,8 metri di distanza l'uno dall’altro, sormontati da una terza grossa pietra posta a mo' di architrave per un'altezza totale 5,20 metri dal suolo.
    Una tradizione locale racconta che questo trilite fu innalzato verso il 1200 d.C. da Tuitatui, undicesimo re di Tonga. Sempre secondo la stessa tradizione rappresenterebbe i tre figli del re, due maschi e due femmine, che nelle sue intenzioni avrebbero dovuto essere uniti tra loro da un sentimento forte e indistruttibile.
    Al di la' della leggenda e' comunque interessante notare come l’asse della lastra posta a coronamento sia astronomicamente orientata. Si tratterebbe dunque di un osservatorio astronomico, una specie di Stonehenge in versione semplificata... Attribuire conoscenze astronomiche agli abitanti di Tonga mi pare assolutamente corretto. Al pari della Nuova Caledonia, dell'Arcipelago di Vanuatu, Samoa, Fiji, anche Tonga era stata colonizzata da quella civilta' che gli studiosi chiamano convenzionalmente "Lapita", una civilta' di grandi navigatori capaci di veleggiare per migliaia e migliaia di chilometri e che conoscevano quindi la posizione delle stelle.
    Ma devo dire anche che mi piace l'idea che un sovrano di queste terre lontane si preoccupasse dell'unita' fra i suoi tre figli. Credo che questa fosse anche la preoccupazione di mio padre. Anche lui aveva due figli maschi e una femmina. A proposito... Te ne sei andato quasi un mese fa, babbo, e il vuoto che hai lasciato in me è ancora insopportabile...

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  15. UN'ANNUNCIAZIONE... SENZA ANGELO
    Ogni volta che mi avvicino a questo capolavoro... C'e' sempre in me un certo timore riverenziale. Magari dipendera' dal suo autore, Antonello da Messina, un artista del quale non si sa abbastanza. O forse dipende dall'enorme letteratura fiorita attorno a questo quadro, o forse e' proprio lei, quella Vergine che mi guarda con quello sguardo enigmatico dove un velo di tristezza, va a fondersi nei suoi occhi assieme alla sua umilta' e fede.
    Antonello lo dipinse presumibilmente verso il 1476. Tutti noi abbiamo visto infinite rappresentazioni dell'Annunciazione. A Firenze l'anno iniziava proprio il giorno dell'Annunciazione, il 25 di marzo. L'anno iniziava per i fiorentini nel momento in cui la Madonna diceva "SI'" al piano di salvezza di Dio Padre. Ma fino a questo quadro tutti i pittori avevano sempre dipinto la Madonna da un lato e l'Angelo annunziante dall'altro. Antonello elimina invece l'Angelo. La Madonna sta guardando verso lo spettatore, anzi, verso l'angelo. L'angelo e' dunque al di fuori del quadro, spettatore come noi, assiste al momento fatale nel quale questa donna sta per proferire il fatidico SI che cambiera' il destino di tutta l'umanita'.
    Al di la' di tutto quel che e' stato scritto a proposito di questo dipinto, credo che la cosa migliore da fare sia quella di porsi davanti a questa donna cercando di immaginare la Fede del suo possessore che vi si inginocchiava davanti... Una Fede sicuramente maggiore di quella che anima i credenti nostri contemporanei, una Fede assoluta... Una Fede che questa Madonna sembra voler confermare con quel gesto, fermo eppur pacato, della sua mano destra.
     

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  16. NEL SOGNO (al babbo)
    Dall'alto di un sogno,
    nel cuore svuotato,
    appeso a una notte senza luna
    il tuo sogno mi è apparso.
    Ti alzi dal letto,
    lo sguardo nel vuoto,
    poi d'improvviso
    un inaspettato bagliore
    t'illumina gli occhi:
    ti guardo e mi sorridi.
    Mi riconosci e mi parli,
    cancellando in un istante
    le nebbie maligne
    che la ragione ottundono.
    E' solo un istante,
    e come il tuo toscano
    che tra le dita si va spegnendo,
    così il tuo sguardo
    nel vuoto si affievolisce.
    Perduto nel vuoto lo sguardo
    non sai più chi sono ...
    "Babbo! Mi senti?"
    Ma già ritorna la notte
    nel tuo vuoto mirare
    e al tuo mondo di miti senili,
    d' inafferrabili nebbie
    e colori oramai spenti,
    ritorni in silenzio,
    babbo...
     
    Robertson (Queensland - Australia) - 10 febbraio 2022
     
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    Nella foto: Ritratto di Vecchio con il nipote (1490 circa).
    Domenico Ghirlandaio.
    Musée du Louvre -  Paris

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  17. Esattamente un anno fa scrivevo questi versi...
     
    MEMORIE
    Decadi di sentieri ne hanno edulcorato il ricordo:
    sono le memorie.
    Giungono inevitabili
    come sempre succede
    in questi tempi di bilanci e rendiconti,
    non tutti esprimibili con numerali.
    Semplici memorie a scavalcare questi inverni australi:
    ancora se ne avverte il retrogusto
    quando piovono orizzontali
    verso un futuro con il fiato corto.
    Nient'altro che memorie,
    forgiate dai sogni
    e setacciàte poi in una clessidra,
    là, dove c'è ancora qualcosa da sognare,
    qualcosa da ghermire,
    ... e tanto da rimembrare
     
    Robertson, Queensland.
    27 Dicembre 2020
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    La foto è stata scattata a Oatlands (in Tasmania) il mese scorso

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  18. Mistico, scarno, essenziale, bellissimo questo presepe del pittore pistoiese Pietro Bugiani che lo dipinse nel 1928.
    Si tratta di una Natività ispirata a Masaccio, Angelico, Domenico Veneziano e ai maestri fiorentini del XV secolo, ma Bugiani, allora giovanissimo artista, la reinterpreta in maniera molto personale, ambientandola in quella splendida vallata che è la Val di Bure, appena fuori dal città di Pistoia.
    Auguro a tutti un Buon Natale.

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  19. Il rock, certo, ma anche la musica classica, e pure il blues, e il jazz e talora persino il pop, perché in fondo aveva ragione Louis Armstrong quando diceva che al mondo esistono solo due tipi di musica: la buona musica e la cattiva musica.

    In quella buona in ci includo tutta la produzione, peraltro estesa, di Thelonious Monk. Spero che piaccia anche a voi...

     

  20. LA MAESTRIA DI REMBRANDT NEL DISEGNO
    Nessun artista, credo, è riuscito a dosare sulla lastra i passaggi luminosi con la stessa maestria con cui lo ha fatto Rembrandt. Difficile immaginare come, con il solo uso del bianco e nero possa riprodursi il manifestarsi di una luce accecante...
    E' forse questo il motivo che ha indotto il grande maestro olandese a cimentarsi più, volte, sia come pittore che come incisore, con soggetti quali eruditi all'interno del proprio studio e santi folgorati da una visione luminosa.
    S'ignora tuttora se questa stampa di Rembrandt, oggi al Gabinetto di Stampe e Disegni degli Uffizi a Firenze, rappresenti un alchimista intento ai suoi esperimenti, oppure se il soggetto sia Faust colto nel momento in cui una visione luminosa lo dissuade dallo scendere a patti col demonio. Altri studiosi paiono invece orientati a vedervi concetti esoterici, riferibili alla cabala mistica ebraica (ipotesi non improbabile, data la presenza di un ghetto ebraico ad Amsterdam), oppure una qualche allegoria...
    Ma al di là del soggetto che ancora pare difficile da decifrare c'è l'indiscutibile maestria con la quale Rembrandt, facendo ricorso al solo bianco e nero riesce a sviluppare una manifestazione luminosa così credibile sia da un punto di vista luministico che mistico, resta un maestro insuperabile.

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  21. IN UN CERCHIO DI POESIA
    Si chiude la notte
    in un cerchio di poesia:
    ed esce dallo specchio una voce,
    insensata glossolalia
    timidamente proferita
    tra le pagine di una notte qualsiasi
    in questo sogno australe
    che si perde e si moltiplica nel tempo.
    Si bruciano o si dimenticano i versi
    si accarezza il destino
    ... e si chiude la notte
    in un cerchio di poesia.
    Voci che si rincorrono
    dentro a uno specchio
    e armonie che ritornano:
    tornano anarchiche,
    sparse, imprevedibili,
    tornano con l'aroma,
    intenso e inconfondibile
    dell'incenso acre
    che invita al raccoglimento.
    Potrei svegliarmi all'alba
    con un canto nuovo tra le labbra,
    ma In questa notte
    sto davvero facendo fatica
    a devastare i versi
    che ho composto.
    Ma prima devo chiudere la notte
    in un cerchio di poesia.
    Solo così rinasceranno i sogni,
    solo così torneranno alla memoria
    le oceaniche onde di quand'era giovane il silenzio...
     
    Robertson -Queensland - 25 novembre 2017
     
    versi e fotografia di Raffaello

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  22. E' da tanto tempo che non ti fai più viva! Vabbè, io ancor meno di te! Spero che tutto vada bene. Quando hai un po' di tempo dà un'occhiata al nuovo album di foto che ho postato. Ci ho messo tutte le foto del mio recente viaggio in Tasmania...

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    Dell'Album Tasmania

  24. Tasmania

    Tasmania, una terra a lungo sognata e una volta raggiunta ho scoperto che... era davvero un sogno.
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    Dell'Album Tasmania