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Risposte agli aggiornamenti di stato pubblicati da pokemina76

  1. Questa per te!

  2. IL DIAVOLO E IL TAMBURO

     

    Nel 1661 in Inghilterra nella città di Tedworth nel Wiltshire, ebbe luogo un fatto tanto interessante quanto agghiacciante, considerato da molti il primo poltergeist dell’era moderna.

     

    Si narra che John Mompesson, proprietario terriero locale, intentò una causa contro un batterista vagabondo senza licenza, tale William Drury, accusato di aver falsificato i documenti di identità e di aver raccolto denaro per false cause. 

     

    Drury riuscì a risolvere la sua posizione circa la veridicità dei documenti ma non quella legata alla raccolta di denaro, pertanto persa la causa, il tamburo fu sequestrato e consegnato, quale risarcimento, a Mompesson, il quale per i successivi 2 anni non trovò pace in casa.

     

    Da quel momento infatti, ogni notte, un rullio di tamburi veniva ascoltato per tutta la casa, specialmente nella stanza dei bambini dove il tambureggiamento sembrava più forte. 

     

    William Drury fu sospettato di disturbare la famiglia, ma lo stesso aveva lasciato Tedworth e scontava una condanna in un'altra città per il furto di un maiale. 

     

    Inoltre il rumore del tamburo non fu l’unico fenomeno a disturbare i Mompesson, infatti come testimoniarono alcuni cittadini, gli oggetti in casa si muovevano o volavano, le sedie come se spinte si spostavano per le stanze. 

     

    Tutti questi fenomeni portarono la famiglia a credere che una presenza diabolica infestasse la casa e che il Diavolo stesso suonasse il tamburo. 

     

    Inutile inoltre si rivelò l’intervento di un sacerdote e quando i Mompesson ormai disperati, si rassegnarono a convivere con la paura, i presunti fenomeni diabolici cessarono per sempre.

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    1. pokemina76

      pokemina76

      Si.. Queste storie mettono un po' di paura... Ma Sn affascinanti da leggere 

    2. (Guarda 6 altre risposte questo aggiornamento di stato)

  3. Ciao Pokemina! che fai di bello?

  4.  

    LA LEGGENDA DELLA STAZIONE DI SERVIZIO

    Era sera tardi e una ragazza, alla guida della propria auto, si stava portando a casa di amici che da poco si erano trasferiti in un paese nel quale non era mai stata prima. 

    Strada facendo notò che il carburante stava per finire e prima di restare completamente a secco, fortunatamente, si imbatté in una piccola e vecchia stazione di servizio, dove, appena vide il benzinaio uscire dalla fatiscente struttura, qualcosa in lei fece suonare un campanello d’allarme. 

    Non sapeva il perché, forse il luogo o forse quella persona, eppure sentiva di essere in pericolo, ma sapeva anche di non poter andare oltre visto che il carburante era quasi finito. 

    Il benzinaio in effetti mentre faceva rifornimento si comportava in modo strano, sembrava nervoso, guardava e riguardava nell’abitacolo per poi subito dopo alzare lo sguardo. 

    Quando ebbe finito si avvicinò alla portiera e dopo aver ricevuto una banconota da 20 dollari, esaminandola attentamente, disse che era falsa, invitando la ragazza a scendere dall’auto e seguirla nel suo ufficio in quanto avrebbe dovuto chiamare la polizia. 

    Dopo varie insistenze la convinse e appena entrati nell’ufficio chiuse subito la porta a chiave. La ragazza spaventata stava per urlare, ma prontamente l’uomo gli disse di stare tranquilla, che la banconota non era falsa ma l’aveva fatta uscire perché nell’auto, nascosto lungo il sedile posteriore, c’era un uomo con un'ascia. 

    Ovviamente chiamarono la polizia che arrivata sul posto e controllata l’auto non trovò nessuno, solo un bigliettino sul sedile posteriore che riportava la seguente dicitura: “Il destino vuole che tu viva. Buona Fortuna”.

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  5. Ciao Pokemina! che fai di bello?

  6.  

    LA LEGGENDA DELLA STAZIONE DI SERVIZIO

    Era sera tardi e una ragazza, alla guida della propria auto, si stava portando a casa di amici che da poco si erano trasferiti in un paese nel quale non era mai stata prima. 

    Strada facendo notò che il carburante stava per finire e prima di restare completamente a secco, fortunatamente, si imbatté in una piccola e vecchia stazione di servizio, dove, appena vide il benzinaio uscire dalla fatiscente struttura, qualcosa in lei fece suonare un campanello d’allarme. 

    Non sapeva il perché, forse il luogo o forse quella persona, eppure sentiva di essere in pericolo, ma sapeva anche di non poter andare oltre visto che il carburante era quasi finito. 

    Il benzinaio in effetti mentre faceva rifornimento si comportava in modo strano, sembrava nervoso, guardava e riguardava nell’abitacolo per poi subito dopo alzare lo sguardo. 

    Quando ebbe finito si avvicinò alla portiera e dopo aver ricevuto una banconota da 20 dollari, esaminandola attentamente, disse che era falsa, invitando la ragazza a scendere dall’auto e seguirla nel suo ufficio in quanto avrebbe dovuto chiamare la polizia. 

    Dopo varie insistenze la convinse e appena entrati nell’ufficio chiuse subito la porta a chiave. La ragazza spaventata stava per urlare, ma prontamente l’uomo gli disse di stare tranquilla, che la banconota non era falsa ma l’aveva fatta uscire perché nell’auto, nascosto lungo il sedile posteriore, c’era un uomo con un'ascia. 

    Ovviamente chiamarono la polizia che arrivata sul posto e controllata l’auto non trovò nessuno, solo un bigliettino sul sedile posteriore che riportava la seguente dicitura: “Il destino vuole che tu viva. Buona Fortuna”.

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  7. come stai pokemina?=

  8. Ho appena finito di fare una bella torta di mele!

  9. IL DIAVOLO E IL TAMBURO

     

    Nel 1661 in Inghilterra nella città di Tedworth nel Wiltshire, ebbe luogo un fatto tanto interessante quanto agghiacciante, considerato da molti il primo poltergeist dell’era moderna.

     

    Si narra che John Mompesson, proprietario terriero locale, intentò una causa contro un batterista vagabondo senza licenza, tale William Drury, accusato di aver falsificato i documenti di identità e di aver raccolto denaro per false cause. 

     

    Drury riuscì a risolvere la sua posizione circa la veridicità dei documenti ma non quella legata alla raccolta di denaro, pertanto persa la causa, il tamburo fu sequestrato e consegnato, quale risarcimento, a Mompesson, il quale per i successivi 2 anni non trovò pace in casa.

     

    Da quel momento infatti, ogni notte, un rullio di tamburi veniva ascoltato per tutta la casa, specialmente nella stanza dei bambini dove il tambureggiamento sembrava più forte. 

     

    William Drury fu sospettato di disturbare la famiglia, ma lo stesso aveva lasciato Tedworth e scontava una condanna in un'altra città per il furto di un maiale. 

     

    Inoltre il rumore del tamburo non fu l’unico fenomeno a disturbare i Mompesson, infatti come testimoniarono alcuni cittadini, gli oggetti in casa si muovevano o volavano, le sedie come se spinte si spostavano per le stanze. 

     

    Tutti questi fenomeni portarono la famiglia a credere che una presenza diabolica infestasse la casa e che il Diavolo stesso suonasse il tamburo. 

     

    Inutile inoltre si rivelò l’intervento di un sacerdote e quando i Mompesson ormai disperati, si rassegnarono a convivere con la paura, i presunti fenomeni diabolici cessarono per sempre.

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  10. URUTAÚ L'UCCELLO FANTASMA

     

    Diffuso in Centro e Sud America, il suo canto malinconico e straziante è molto simile ad un lamento umano e raramente viene visto di giorno. Molte le leggende che circolano sul suo conto.

     

    Le persone spesso li uccidono perché dicono siano streghe o spiriti malvagi, portatori di sventure. A causa di ciò questa specie oggi è in pericolo di estinzione.

     

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  11. 2020-11-05-12-17-09_1604575471111.thumb.jpg.6c615ec978def5ea5a9ce405c4e2ba87.jpg

  12. carissima! che hai fatto oggi?

  13. Ciao Pokemina! che fai di bello?

  14. mi sono andato a cercare la storia completa della povera Laika, grazie per avermela ricordata!

  15. PEP IL CANE CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

    Pep era un magnifico labrador di colore nero che nel 1924 accusato dell'orribile uccisione del gatto della moglie del governatore della Pennsylvania, Gifford Pinchot, fu condannato all'ergastolo e rinchiuso nell'Eastern State Penitentiary.

    La storia ovviamente animò i giornali dell'epoca, così come la foto segnaletica di Pep che con quell'aria decisamente “colpevole” fu immortalato con il numero di matricola, appeso attorno al collo, assegnatogli in prigione. 

    La storia tengo a precisare è del tutto vera, tranne che per un dettaglio di non poco conto, inventato di sana pianta dai giornali che cercarono sia di montare una storia avvincente, sia di giustificare la condanna troppo severa inflitta al povero cane.

    In realtà Pep era del tutto innocente, non aveva ucciso nessun gatto, il suo unico "crimine" era stato quello di aver mordicchiato i cuscini del divano del governatore. 

    Ricevuto in dono da suo nipote ad un certo punto, magari stanco di dover cambiare i cuscini del divano, Pinchot decise di far condannare e rinchiudere in carcere l'indisciplinato cane che, a quanto si racconta, divenne la mascotte dei detenuti.

    Pep prima di morire ed essere sepolto nel cimitero della prigione, scontò 10 anni di carcere, durante i quali oltre a giocherellare con gli altri detenuti, li aiutò nei lavori più disparati.

    Dopo la sua morte, il governatore Pinchot fu inondato da migliaia di lettere che contestavano la severa condanna subita da Pep noto come il cane ergastolano.

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  16. w la gentilezza!

    SEMPRE!

     

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  17. ma tu conoscevi questa opera d'arte?

  18. 3 Novembre 1957 

    "Cos'è che risuona dall'alto dei cieli?
    è un pianto sommesso, un guaito lontano.
    E' Laika che piange: dov'è che noi andiamo?
    Andiamo nel cielo, sogniamo la luna,
    vedremo anche Marte se avremo fortuna.
    A me non importa di sogni di gloria
    mi importa di Laika, che piange da sola."

    Pasquale Pozzessere

    #InMemoriaDiLaika 🖤

     

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  19. PEP IL CANE CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

    Pep era un magnifico labrador di colore nero che nel 1924 accusato dell'orribile uccisione del gatto della moglie del governatore della Pennsylvania, Gifford Pinchot, fu condannato all'ergastolo e rinchiuso nell'Eastern State Penitentiary.

    La storia ovviamente animò i giornali dell'epoca, così come la foto segnaletica di Pep che con quell'aria decisamente “colpevole” fu immortalato con il numero di matricola, appeso attorno al collo, assegnatogli in prigione. 

    La storia tengo a precisare è del tutto vera, tranne che per un dettaglio di non poco conto, inventato di sana pianta dai giornali che cercarono sia di montare una storia avvincente, sia di giustificare la condanna troppo severa inflitta al povero cane.

    In realtà Pep era del tutto innocente, non aveva ucciso nessun gatto, il suo unico "crimine" era stato quello di aver mordicchiato i cuscini del divano del governatore. 

    Ricevuto in dono da suo nipote ad un certo punto, magari stanco di dover cambiare i cuscini del divano, Pinchot decise di far condannare e rinchiudere in carcere l'indisciplinato cane che, a quanto si racconta, divenne la mascotte dei detenuti.

    Pep prima di morire ed essere sepolto nel cimitero della prigione, scontò 10 anni di carcere, durante i quali oltre a giocherellare con gli altri detenuti, li aiutò nei lavori più disparati.

    Dopo la sua morte, il governatore Pinchot fu inondato da migliaia di lettere che contestavano la severa condanna subita da Pep noto come il cane ergastolano.

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  20. mi sono andato a cercare la storia completa della povera Laika, grazie per avermela ricordata!

  21. Bellissimo il racconto di Godzilla! Divertente ma fa anche molto riflettere!

  22. Ciao Pokemina! Come stai?? :) 

  23. - Dove vai?

    - A una festa.

    - Ti pare il caso?

    - Perché?

    - Come perché? Perché c'è Godzilla.

    - Chi?

    - Godzilla.

    - Non ho presente.

    - Non hai presente la creatura che ha devastato mezza città?

    - Ah, ho capito, te dici il mostro spaventoso. Scusa, l'avevo rimosso.

    - Ha spazzato via un bel pezzo della nostra metropoli. Centinaia di migliaia di morti.

    - Probabilmente è perché non faccio più la solita strada per andare in centro, adesso passo per dove stava una volta Blockbuster, hai presente? Vicino al Compro Oro?

    - Sì.

    - Ecco, passo di lì. Magari non l'ho notato per quello.

    - È una lucertola alta centocinquanta metri.

    - Va be', hanno pure fatto un sacco di rotonde nuove se è per questo, mo non è che posso star lì a segnarmi tutte le modifiche del piano regolatore. Ho una vita.

    - Ecco, proprio per questo è il caso che tu non vada a sta festa.

    - Perché?

    - Godzilla.

    - Ah già, m'ero scordato. Va be', però son pure passati tre mesi.

    - In che senso?

    - Nel senso che son tre mesi che sto Godzilla ci passeggia sopra, non è che adesso possiamo cambiare vita per una cosa così.

    - Questa è proprio il tipo di cosa per cui dobbiamo cambiarla la vita.

    - Accomodati. Io non voglio rinunciare alle mie abitudini e ai miei svaghi solo perché c'è un rettile atomico che polverizza gli edifici. Rettile di cui per altro ho sempre e solo sentito parlare.

    - Cosa intendi?

    - Che, a essere sinceri, io sto Godzilla l'ho visto alla TV e basta. Le macerie, la devastazione, la coda che sferza i carri armati. Personalmente non ho mai avuto il piacere di trovarmici faccia a faccia.

    - Probabilmente non saresti qui se avessi avuto il piacere.

    - Dimmi una persona che conosciamo che ha visto Godzilla.

    - Il signor Pozzobon.

    - Il signor Pozzobon si inventerebbe qualsiasi cosa per attaccare bottone.

    - È morto.

    - Oh dio, e come è successo?

    - Una lucertola di centocinquanta metri lo ha calpestato.

    - Un'altra?

    - La stessa, idiota! Godzilla! È morto perché Godzilla gli ha livellato il soggiorno con lui dentro e ha raso al suolo il resto della sua casa.

    - La casa del signor Pozzobon era vecchia, magari è crollata da sola.

    - L'ha ucciso Godzilla.

    - Non abbiamo prove che sia stato proprio…

    - Le sue ultime parole sono state “mio dio Godzilla! È Godzilla!”

    - Ma che ne sai, magari aveva qualcosa già di suo. Delle patologie pregresse.

    - Dici prima di finire al centro di una gigantesca impronta tridattile?

    - Magari soffriva di cuore ed è quello che l'ha ammazzato.

    - Magari sei un coglione ed è quello che ti tiene in vita.

    - Ma poi non l'avevamo ucciso sto Godzilla? Non gli avevamo tirato contro le cose… le testate nucleari?

    - Sì, ma l'hanno solo spinto un po' lontano dal centro città, verso il quartiere spagnolo e quello francese.

    - E allora sticazzi, dai! Stanno a otto fermate d'autobus da qua. Non è mica zona nostra.

    - Sempre città è.

    - Va be', ammettiamo che ci sia questo Godzilla e che stia distruggendo una prozione della cerchia urbana. Io sono tranquillo.

    - Perché?

    - Come perché? Non sono mica asiatico.

    - Scusa?

    - Ma dai, da che mondo è mondo, Godzilla attacca solo giapponesi e al massimo coreani se sbaglia lo svincolo. Io sono caucasico, io non lo becco Godzilla, è una questione biologica, di stopposità della carne. L'ha detto pure il telegiornale.

    - No, veramente s'è detto che magari all'inizio pigliava più facilmente gli asiatici, ma adesso non fa distinzioni.

    - Ah no?

    - Ieri ha vaporizzato un ragazzino.

    - Un ragazzino di Osaka?

    - Un ragazzino italiano.

    - Ah. Va be', cose che capitano. Ma non possiamo farci intimidire così facilmente.

    - Dici da una lucertola di centocinquanta metri?

    - Eh no! Se noi abbiamo paura, Godzilla vince.

    - Se noi abbiamo paura, sopravviviamo. È così che la razza umana ha campato per millenni, con la paura. Non comportandosi come dei cazzoni irresponsabili. Da quand'è che non vogliamo più avere paura? Tutto l'anno la meniamo con le paure più stronze e irrazionali, ci ricamiamo sopra odio e paranoie di ogni tipo, e quando finalmente c'è qualcosa di serio, che vale la pena odiare e per cui essere paranoici, tu te ne vai a ballare?

    - Non è ballare. È esprimermi artisticamente attraverso la danza e Benny Benassi.

    - È provato che quella creatura mostruosa avverte le vibrazioni del terreno provocate per esempio, non lo so, da un impianto stereo gigantesco. Vi troverà e vi spazzerà via e poi si farà strada per il resto della città lasciando dietro di sé una scia di lutto e devastazione!

    - …

    - …

    - Posso dirti una cosa?

    - Cosa?

    - Secondo me tu di questa faccenda di Godzilla ne stai facendo un po' una malattia.

  24. LA MALEDIZIONE DEL COLONNELLO BUCK 

     

    Questa è la storia di Jonathan Buck, colonnello nordista veterano della guerra d’indipendenza, nonché uno dei fondatori della cittadina di Bucksport nel Maine, e reso famoso da una maledizione pronunciata da una donna condannata a morte sul rogo per stregoneria. 

     

    Il colonnello Buck, persona importante e facoltosa, aveva una cameriera molto carina e siccome era noto per avere un debole per le belle donne, non passò molto prima che tra i due nascesse qualcosa. 

     

    Tutto procedeva in modo tranquillo, l’amore sembrava avere la meglio, sino quando però la donna rimase incinta e mise alla luce un bambino deforme, a questo punto il colonnello non volendone sapere e troncando la relazione, la cacciò via di casa assieme al figlio. 

     

    La donna nel corso degli anni continuò a far pressione su Buck affinché si assumesse le sue responsabilità di padre, ma il colonnello stanco di queste pressioni e delle critiche pubbliche mossegli dalla donna, mise in giro una voce, sostenendo che in realtà fosse una strega. 

     

    Nel giro di poco tempo questa stupida diceria, messa in giro per giustificare la sua insensibilità, divenne qualcosa di più, divenne credenza, tanto che un giorno i cittadini inferociti condussero la donna dinanzi al colonnello per sottoporla a giudizio.

     

    Buck non aspettava altro e senza pensarci molto emise la sua sentenza di morte e come se non bastasse, obbligando il figlio ad assistere al barbaro spettacolo. 

     

    La donna prima di essere giustiziata, lanciò una maledizione, urlando al colonnello che avrebbe portato con se il marchio di quell’ingiustizia per l’eternità ma mentre bruciava, una gamba staccandosi dal corpo e rotolando fuori dal rogo, fermò la sua corsa proprio vicino al figlio che impietrito, assisteva a quello spettacolo disumano. Il ragazzo afferrato la gamba della madre scappò via e da allora nessuno lo rivide più. 

     

    Nel 1795 il colonnello Buck morì, quella triste storia sembrava ormai lontana e le parole pronunciate dalla donna arse con lei, sino a quando una strana forma apparve sulla lapide del colonnello, forma che a ben vederla, sembrava proprio una gamba di donna. 

     

    A quel punto i cittadini, increduli e intimoriti, cominciarono a ricordare quanto accaduto durante il rogo e come a volersi pulire la coscienza, lavarono subito la lapide ma inutilmente, l’immagine “naturale” non andò via. 

     

    I nipoti di Buck nel 1852 decisero di frantumarla e sostituirla, ma l’immagine della gamba riapparve anche sulla nuova lapide, dove ancora oggi, ricorda la triste storia di una povera ragazza derubata della vita e dei suoi sogni di madre dal crudele colonnello.

     

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  25. LA VERA STORIA DI NIGHTMARE

     

    Chi di voi non ha mai visto almeno uno dei tanti film di Nightmare? Li ricordate a memoria o quasi, vero? 

     

    Quello che molti non sanno però, è la vera storia che ha ispirato il film portato nelle sale cinematografiche da Wes Craven nel 1984. Il regista infatti ebbe l'idea basandosi su una storia di cronaca letta sul Los Angeles Time. 

     

    L’articolo parlava di una famiglia che scappata dai campi di sterminio in Cambogia, era riuscita a raggiungere gli Stati Uniti d’America dove finalmente aveva trovato serenità e sicurezza. 

     

    Questo momento idilliaco però non durò molto, in quanto improvvisamente il figlio più giovane fu colpito da una strana malattia, praticamente ogni volta che si addormentava faceva sogni molto inquietanti. 

     

    Il ragazzo raccontò ai suoi genitori di avere molta paura perché nel sonno una strana creatura gli dava la caccia, aggiungendo inoltre che non avrebbe più dormito in quanto temeva per la propria vita. 

     

    Dopo due giorni però, cedendo alla stanchezza si addormentò, per tutto il pomeriggio e la sera non accadde nulla, il giovane dormì serenamente e i genitori speranzosi, pensarono che i disturbi del figlio fossero finiti, ma non fu così.

     

    Nel cuore della notte sentirono il ragazzo urlare, quando si precipitarono nella stanza, lo videro dimenarsi nel letto come se stesse combattendo contro qualcosa, cercarono di svegliarlo, di parlargli, ma inutilmente, e proprio come lo stesso giovane temeva e aveva confidato ai genitori, morì nel bel mezzo di un incubo. 

     

    Da questa vera e triste storia di cronaca, nacque l’incubo chiamato Freddy Kruger, il terrificante e spietato serial killer dei sogni.

     

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