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            1. Oggi c’è il sole, la giornata è di una primavera ormai esplosa ideale per una gita fuoriporta Milano.

              – farà caldo al lago? Se indosso le calze con una rete ampia le gambe respireranno –

              Quello che mi piace di Lei e la sensualità nella sua naturalezza d’espressione, frasi semplici, sintetiche, sempre pronunciate senza furbizia, ma nell’assoluta confidenza del nostro rapporto amicale.

              – Mi allacci la collana? –

              I suoi capelli sono di color londra che diviene ancora più particolare nelle giornate così piene di luce. Anche le unghie in giornate come queste sono colorate di azzurro.

              Oggi indossa un vestito di lino e una camicia con un disegno d’edera blu che si ramifica su un corpo sempre troppo incontenibile. La tela aderisce a quelle rotondità contenendole, ma l’impressione è quella di una corporatura trattenuta che voglia improvvisamente venire fuori dai vestiti ed esporsi a nudo, come un’esplosione imprevedibile, che renda libera la forma agli occhi e ai desideri della natura.

              Il suo stile è tra lo stravagante e l’elegante. In giornate così non fa a meno di portare qualcosa di aperto, di arioso come ad esempio un ricamo a filo o uno spacco.

              Io a differenza sono tra il classico e il casual, un po' retró. Quando siamo vicini la dissonanza è evidente, ma questa differenza di look che abbiamo, non intacca in alcun modo la nostra ambiguia armonia.

              Tra le vie ogni uomo la guarda e questo mi crea imbarazzo, ancora di più quando lei passeggia tenendosi sottobraccio.

              Sono io difatti a non sentirmi mai al sicuro quando sono fuori al pubblico, lei  é piú non curante e riconduce sempre un po' tutto alla nostra amicizia; io ci leggo sempre molta piu malizia.

              I suoi atteggiamenti vanitosi fanno di tutto per ingannare la folla rispetto a quanto una donna sravagante, possa camminare con un uomo classico accanto; di questo contrasto lei si compiace, la diverte e me ne rende così partecipe senza trattenere alcun segreto.

              Io questa situazione invece la subisco un poco, forse perché mi imbarazza e un po’ perché i suoi gesti sono una recitazione che vede sempre lei come prima protagonista ed io come semplice comparsa sottoposta ad una sceneggiatura (sempre improvvisata)... Basta pensare a tutte le volte che mi chiede di aiutarla nel salire o scendere su un tragitto disagevole, dove sul fine corsa, con un’espressione di fatica conclusa – uff… finalmente! – si sbilancia con le sue protuberanze su di me, qualche volta anche atterrando per essere frenata, fino ad abbracciarmi, baciarmi sul viso, soddisfatta del mio aiuto premuroso  – …se non ci fossi tu Pierre…! –

              I suoi seni si schiacciano spesso su di me qualche volta sbuffo tra fastidio ed eccitazione. Nelle salite altre volte mi precedere mettendomi in una situazione di coprirle la rotondità posteriore, lei stessa mi dice –  stammi dietro, molto vicino, altrimenti mi guardano – e io le ubbidisco sottostando alla vicinanza lussuriosa del suo didietro che si muove al ritmo dei gradini, anche troppo davanti ai miei occhi, ma sempre molto lentamente come fosse una danza.

              Ma dove le riesce di più di esprimere questa sua vanità di possesso, davanti agli altri è nella fotografia. Questo è il suo spasso preferito, mettersi in una posa e chiedendomi di fotografarla. Nelle pose mi accorgo che mentre io la inquadro con la macchina fotografica, altri si soffermano a fotografarla con gli occhi che divengono teleobiettivi prolungati di desiderio.

              Quanto ci gioca in questo! Nelle sue performance da esibizionista, facendo sempre credere a tutti che quegli spacchi, quei ricami che spesso si intravedono siano solo una disattenzione.

              Allora il rituale è sempre il medesimo: le faccio un cenno, lei abbassa lo sguardo e poi porta una mano di scatto a ricoprirsi un dettaglio uscito sotto la stoffa alzata dal vento; esclama – oh accipicchia, mi si vede tutto! – io sorrido, lei mi fa la linguaccia dove fuoriesce evidente il piercing, poi strizza un occhio sorridendomi come per dirmi – L’ho fatto apposta – e quando mi volto allora vedo la faccia colpita di un qualche passante a cui ha voluto attirare la sua attenzione.

              Non posso che sentirmi allegro, la giornata comunque è magnifica...

              Da questo promontorio il panorama verso il lago è incantevole. Il senso di leggerezza di questa giornata è in equilibrio con tutto il senso di spensieratezza che vivo in questi momenti con lei.

              Il vento muove questa leggerezza, soffia attraverso le sue gambe e la rete delle calze, raccontando che non è di certo oggi il tempo dei 'se' dei 'ma' dei 'perchè o i 'percome'; questo è il tempo di una serenità di cui entrambi necessitiamo e su cui vogliamo che questa unione tra noi si fondi; fosse anche per distogliere qualche brutto pensiero che nel quotidiano ci turba.

              – Ancora uno scatto? –

               

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