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            1. LE RAGIONI DI PASCAL
              "Il 23 novembre 1654 Pascal, trentunenne, scrive il Memoriale, una pagina che gli verrà trovata cucita all'interno dell'abito dopo la morte, avvenuta quando non aveva ancora compiuto 40 anni. Il Memoriale è la testimonianza di un'esperienza notturna - "da circa le dieci e mezza di sera fino quasi a mezzanotte e mezza"- che ha colpito Pascal in modo definitivo e dalla quale Pascal esce fermamente deciso ad abbandonarsi soltanto a Dio "Oblio del mondo e di tutto, eccettuato Dio". Il nobile Blaise Pascal, filosofo e scrittore, matematico e fisico sommo, inventore di macchine calcolatrici, affarista che finanzia bonifiche, imprenditore che per primo organizza e gestisce trasporti pubblici a Parigi, uomo moderno e conoscitore in proprio di numerose contraddizioni moderne, s'inginocchia ai piedi del "Dio d'Abramo, Dio d'Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e degli scienziati".
              Sergio Quinzio

            2. Ti auguro un buon Ferragosto, se non dovessimo sentirci! :) 

              1. freddyagn

                freddyagn

                grazie mille, anche a te

            3. BEATA CATERINA EMMERICK

              Il 3 dicembre 1811, per disposizione del fratello di Napoleone Bonaparte, Girolamo, re di Westfalia, che applicava nelle sue terre le norme anticattoliche e rivoluzionarie emanate dal fratello imperatore, si procedette alla soppressione di tutti i conventi e delle case religiose, tra questi fu soppresso anche il convento agostiniano di Agneteberg e chiusa la Chiesa annessa. Il buon confessore di Anna Caterina, l'anziano Padre Jean-Martin Lambert, un sacerdote francescano fuggito dalla Francia (Amiens) nel 1792 e che era vissuto come mendicante sino al 1802 (quando fu nominato vicario di Agnetenberg), portò con sé la pia Suora e la sistemò, debole e molto malata, in una stanzetta dapprima presso la pia vedova Roters e, l’anno seguente, presso un’altra pia vedova, sig.ra Menning. Ben presto la Beata si ammalò e non poté più lasciare la casa e fu costretta a letto. D'accordo con il vicario Lambert, Anna Caterina fece venire la sua sorella più giovane, la burbera e bisbetica Gertrud, la quale sotto la sua direzione doveva curare il governo della casa. La sua missione espiatrice sulla terra e la sua devozione a Dio meritò il sigillo celeste delle sante stigmate (alle mani, ai piedi ed al costato), che la Emmerick tenne in stretta riservatezza finché le fu possibile. In particolare la Venerabile è famosa per la croce sul suo petto apparsa il 28 agosto 1812, festa di S. Agostino, e sanguinante ogni mercoledì. Ma la notorietà involontaria che ne provenne costò alla mistica Suora ancor più sofferenze ed umiliazioni. Le sue ferite, che si aprivano e sanguinavano periodicamente, furono scrupolosamente studiate da religiosi e scienziati. Il Vicario Generale della sua Diocesi, Mons. Clemens August Droste zu Vischering, dopo una rigorosa indagine condotta da una commissione medica, si convinse della santità della suora e dell’autenticità delle sue stigmate. Tutte le commissioni istituite, perfino una laica presieduta da un massone, nonostante l'impegno per accertarne il contrario, non poterono che documentare l'autenticità soprannaturale e prodigiosa di queste manifestazioni. I sistemi usati dalle suddette commissioni, per accertare una verità che volevano sfuggire a tutti i costi, toccarono la vera crudeltà (perfino spingendo dolorosamente le dita nelle piaghe aperte). Anche i Diari del medico curante della Veggente, poi divenuto suo devoto, il giovane dott. Franz W. Wesener, provano infatti l'assoluta assenza di alimentazione (si nutriva solo dell'Ostia consacrata e di qualche goccia d'acqua o di succo di frutta) e il naturale sanguinamento delle Stigmate. Molti ebbero modo di incontrarla. Personaggi noti del mondo ecclesiastico e della cultura, e meno noti, come tanta gente semplice che dimostrava un vero sentimento devozionale per la pia Suora. 

            4. BEATA CATERINA EMMERICK, MISTICA E VEGGENTE DEL XIX SECOLO

               Nell’anno 1820, nella festa dell’Angelo custode, Anna Katharina Emmerick ricevette la grazia delle visioni sugli Angeli buoni e cattivi e sulla loro attività. La beata dichiarò: “ Vidi una chiesa terrena piena di persone da me conosciute. Molte altre chiese si stagliavano, su questa, come sui piani di una torre, ed ognuna aveva un Coro diverso di Angeli. In cima a tutti i piani c’era la S. Vergine Maria, cinta dal sublime Ordine, era dinanzi al trono della Santissima Trinità. In alto si stendeva un cielo pieno di Angeli e c’era un ordine e una vita indescrivibilmente meravigliosa mentre sotto, nella Chiesa, tutto era oltre misura sonnolento e trascurato. Questo si poteva notare particolarmente perchè era la festa dell’Angelo, e ogni parola che il prete pronunciava durante la santa Messa, in modo diffuso, gli Angeli la presentavano a Dio, così tutta quella pigrizia era rigenerata per la gloria di Dio. Io vidi ancora in questa Chiesa come gli Angeli custodi esercitano il loro ufficio: scacciano dagli uomini gli spiriti cattivi, suscitando in essi pensieri migliori; in questo modo gli uomini possono concepire immagini serene. Gli Angeli custodi aspirano a servire e ad eseguire il comando di Dio; la preghiera dei loro protetti li rende ancor più fervidi d’amore verso l’Onnipotente”.
              Dopo un certo tempo la veggente così si espresse: Gli spiriti cattivi si manifestano in tutt’altro modo che gli Angeli: irradiano una luce torbida, come un riflesso, sono pigri, stanchi, sognanti, malinconici, arrabbiati, selvaggi, rigidi e passivi, oppure leggermente mobili e passionali. Ho notato che questi spiriti sprigionano gli stessi colori che avvolgono gli uomini durante le sensazioni dolorose, provenienti da situazioni di sofferenze estreme e travagli dell’anima. Sono gli stessi colori che avvolgono i martiri durante la trasfigurazione della gloria del martirio. Gli spiriti cattivi hanno visi affilati, violenti e penetranti, si insinuano nell’animo umano come fanno gli insetti quando sono attratti da determinati odori, sulle piante o sui corpi. Questi spiriti penetrano dunque negli animi risvegliando negli esseri ogni genere di passione e pensieri materiali. Il loro scopo è di separare l’uomo dall’influsso divino gettandolo nelle tenebre spirituali.

              RIVELAZIONI E VISIONI SULLA MADRE DI DIO

              Maria, la Madre di Gesù, dopo l'ascensione del Figlio

               
              La mattina del 13 agosto 1823, in occasione della festa del l'Assunzione di Maria santissima, la veggente di Dùlmen iniziò la narrazione della vita della Madonna. La Vergine Maria, dopo l'ascensione di nostro Signore al cielo, visse ancora tre anni a Sion, tre a Betania e nove a Efeso. Qui fu condotta da Giovanni quando si scatenò la persecuzione degli Ebrei contro Lazzaro e le sue sorelle. Giovanni la portò a Efeso e fece costruire per lei una piccola abitazione non molto distante dalla città. La seguirono un gruppo di discepole e altri fedeli della Palestina. Molte famiglie e pie donne di questa prima colonia cristiana dimorarono nelle spelonche delle rupi e nelle cavità che offriva il terreno. Il suolo era fertile e i cristiani avevano orti e frutteti. Altri gruppi abitavano nelle tende o avevano costruito piccole capanne. L'uso delle tende iniziò a diffondersi tra i cristiani fin dall'inizio delle persecuzioni, perché spesso erano costretti a trasferirsi da un luogo all'altro. Solamente la casa di Maria era di pietra. Pochi passi dietro la casa c'era un monte che si alzava ripido fino alla vetta, dalla quale si godeva una bella vista sul mare, su Efeso e sulle sue numerose isole. Non distante dal monte scorreva un bel fiumiciattolo. Per questa contrada non passava quasi mai nessuno. Nei pressi della colonia cristiana vidi un castello in cui abitava un re detronizzato. Giovanni lo convertì alla nuova fede. Tempo dopo il castello divenne sede vescovile.
              La casa della Vergine era quadrata, solo la parte posteriore era di forma circolare, aveva le finestre molto sollevate dal suolo e il tetto era piatto. L'abitazione era divisa al centro dal focolare. A destra e a sinistra di questo si accedeva nella parte posteriore della casa, dove c'erano l'oratorio e alcune piccole stanzette. Questa parte della casa, di forma circolare, era scarsamente illuminata ma addobbata in modo grazioso. Al centro del muro, dal focolare al tetto, c'era un'incavatura simile ai nostri condotti per il fumo: serviva, infatti, a guidare il fumo a un'apertura superiore. Una tortuosa canna di rame si alzava al di sopra della casa. Nelle piccole stanzette laterali, formate con pareti mobili di giunchi, dormivano l'ancella di Maria santissima e le donne che talvolta venivano a visitarla. Le pareti erano ricoperte di vimini intrecciati che terminavano superiormente in forma di volta. Nell'oratorio, in una nicchia al centro del muro, vi era un tabernacolo in cui la Vergine teneva una croce lunga al l'incirca un braccio. Essa aveva le due braccia laterali a forma di Y, come ho sempre visto la prima croce di nostro Signore. La croce non aveva ornamenti, anzi era intagliata in modo rudimentale come lo sono quelle che ancor oggi giungono dalla Terrasanta. Io penso che l'avessero intagliata Giovanni e Maria santissima. Era composta di quattro specie di legno e fissata in un supporto di terra o di pietre, com'era la croce di Cristo sul Calvario. Ai piedi della croce si trovava un pezzo di pergamena su cui era scritto qualcosa, forse le parole del Signore. Sul legno vidi scolpita l'immagine del Redentore, molto semplice, spoglia d'ogni vano ornamento e con linee di colore scuro. Le linee più marcate da una tinta nera rendevano ancor più chiara la figura di Cristo. Nelle diverse qualità del legno, ravvisai le varie contemplazioni fatte dalla santa Vergine. Due vasi di fiori stavano l'uno a destra e l'altro a sinistra della croce. Vicino a questi vasi vidi un lino: mi sembrò che fosse quello con cui la Madre di Dio s'era servita per asciugare il sangue e le piaghe del corpo di Cristo. Nello scorgere questa pezzolina, vidi Maria santissima asciugare le sacre piaghe del Redentore. Il panno era simile alla tela con cui i sacerdoti puliscono il calice dopo aver bevuto il sangue di Cristo. Ella conservava pure alcune vesti di Gesù, tra le quali la tunica inconsutile.

              Ildgard von Bingen, [06.08.19 08:14]
              Quando Giovanni andava a visitarla, si scopriva il tabernacolo e, davanti al crocifisso, essi s'inginocchiavano e pregavano a lungo. Nei dintorni della sua casa la Vergine aveva disposto dodici pietre commemorative delle stazioni della Via Crucis. La vidi percorrere con la sua ancella i luoghi simbolici della passione del Signore. Ella meditava e pregava sui patimenti del Figlio. Ad ogni stazione, baciando la terra, le due donne ricordavano le sofferenze del Signore. La piccola casa della santa Vergine era adiacente un bosco ed era circondata da alberi; la quiete e il silenzio dominavano il paesaggio circostante. L'ancella, più giovane del la Vergine, andava nei dintorni a procurare il cibo. Esse conducevano una vita di preghiera, tranquilla e ritirata.
              Negli ultimi tempi che dimorò in questo luogo, la Madonna divenne sempre più silenziosa e raccolta, pareva quasi dimenticare di prendere il nutrimento necessario. Durante gli ultimi anni della sua vita terrena la vidi bere un succo simile a quello di uva. Solo il suo corpo sembrava ancora di questo mondo, poiché lo spirito pareva già passato a felice dimora. Tutto in lei faceva trasparire la continua preoccupazione dello spirito. Nelle ultime settimane della sua vita passeggiava per le stanze appoggiata al braccio della sua fedele ancella. Portava spesso una veste bianca, il suo viso era senza rughe, angelico e spiritualizzato. Dopo tre anni di soggiorno ad Efeso, accompagnata da Giovanni e da Pietro, la Madre di Dio fece ritorno a Gerusalemme, spinta dal desiderio di rivedere i luoghi santificati dal sangue del Figlio. Vidi in questa città gli apostoli radunati per un concilio; c'era anche Tommaso. La Vergine li assisteva con i suoi consigli. Essi gettarono le basi concrete della Chiesa futura; dopo di che andarono a portare il vangelo nelle terre lontane. Quando la Vergine giunse a Gerusalemme imbruniva appena. Prima di entrare in città si recò a visitare il monte degli Ulivi, il Calvario, il santo sepolcro e tutti gli altri luoghi santi che sono intorno a Gerusalemme. Sui luoghi della passione Maria non cessava di sospirare: «Oh, Figlio mio! Figlio mio!...». Giunta alla porta del palazzo dove aveva incontrato Gesù sotto la croce, cadde svenuta. Gli apostoli credettero che ella avesse cessato di vivere. Fu portata al cenacolo, in cui abitò le stanze dell'atrio. Maria santissima fu così grave e sofferente che si pensò di prepararle una tomba in una caverna del monte degli Ulivi. Ma dopo che la tomba fu preparata, Maria si ristabilì in salute e tornò ad Efeso. Il bel sepolcro scavato per lei a Gerusalemme fu tenuto in grande considerazione. Più tardi lì vicino fu costruita una magnifica chiesa. Giovanni Damasceno, seguendo una diffusa tradizione, scrisse che la Madonna si era addormentata nel Signore ed era stata sepolta a Gerusalemme. A me, però, fu rivelato che, per volontà di Dio, i particolari del transito, della sepoltura e dell'assunzione della santa Vergine in cielo erano oggetto soltanto di una tradizione incerta. Il tempo in cui la Chiesa commemora il transito di Maria santissima è giusto, ma non tutti gli anni cade nello stesso giorno. Nell'anniversario della sua morte ho visto numerose anime salire in paradiso. Quando la santa anima della Vergine lasciò il santo corpo, era l'ora nona, la stessa in cui era spirato il Salvatore (IN REALTA' LA MADRE DI DIO ASCESE AL CIELO IN CORPO E ANIMA, IL SUO CORPO NON RIMASE SULLA TERRA E NON FU MAI SEPOLTO).


              BEATA CATERINA EMMERICK

            5. ILDEGARDA DI BINGEN, Vergine, Dottore della Chiesa

              Kreuznach, castello di Böckenheim, Germania, 1098 - Bingen, Germania, 17 settembre 1179

              Nasce a Bermesheim nel 1098, ultima di dieci figli. Il suo nome di battesimo, tradotto letteralmente, significa «colei che è audace in battaglia». Tra il 1147 e il 1150, sul monte di San Ruperto vicino a Bingen, sul Reno, Ildegarda fonda il primo monastero e, nel 1165, il secondo, sulla sponda opposta del fiume. È una persona delicata e soggetta alle malattie, tuttavia, raggiunge l'età di 81 anni affrontando una vita piena di lavoro, lotte e contrasti spirituali, temprata da incarichi divini. Figura intellettualmente lungimirante e spiritualmente forte, le sue visioni, trascritte in appunti e poi in libri organici, la rendono celebre. È interpellata per consigli e aiuto da personalità del tempo. Sono documentati i suoi contatti con Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo, Eugenio III. Negli anni della maturità intraprende numerosi viaggi per visitare monasteri, che avevano chiesto il suo intervento e per predicare nelle piazze, come a Treviri, Metz e Colonia. Muore il 17 settembre 1179.

              L’elenco delle opere scritte da Ildegarda di Bingen (Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen am Rhein, 1179), la «Sibilla del Reno», è assai nutrito, ma ancor più vasto è l’elenco dei temi che trattò. Santa Ildegarda, che sarà proclamata Dottore della Chiesa il 7 ottobre 2012 da Sua Santità Benedetto XVI, scrisse di teologia, di filosofia, di morale, di agiografia, di scienza, di medicina, di cosmologia; compose liriche, eccelsa musica ed intrattenne un fitto scambio epistolare con numerosi corrispondenti di tutta Europa. Eppure ella si proclamava indocta e attingeva le sue mirabili conoscenze ad una ricchissima cultura infusa. Scrisse sempre in latino, pur non avendolo mai studiato.
              Il ruolo di Ildegarda, nata in un villaggio poco distante da Magonza e decima figlia del nobile Ildeberto di Bermersheim, fu quello dell’intermediaria fra Cielo e terra, di colei che parla non per propria volontà, ma per bocca della Vivente Luce, quella Luce che le trasfuse la Sapienza e che vide già a tre anni. Lei stessa scriverà: «i miei genitori con gemito mi consacrarono a Dio, e a tre anni vidi una così gran luce, che la mia anima tremò; ma, data la mia età infantile, nulla potei dire di questa visione. A otto anni fui offerta a Dio per la vita religiosa e fino a quindici anni ebbi molte visioni e dissi diverse cose con semplicità, per cui coloro che udirono ciò si chiedevano, meravigliati, donde questo provenisse e da chi. E rimasi anch’io stupita del fatto che, quando avevo una visione interiore, vedevo anche con gli occhi del corpo; e poiché di nessuno udii una cosa simile, tenni nascosta quanto potei la visione che avevo nell’intimo; e ho ignorato molte cose esteriori a causa del frequente malore di cui ho sofferto da quando venivo allattata da mia madre fino ad oggi, malore che macerò il mio corpo ed indebolì gravemente le mie forze» (Vita di santa Ildegarde, scritta dai monaci Goffredo e Teodorico, Libro II, cap. I, 16).
              Questa umile e malatissima monaca benedettina, entrata in convento a 8 anni e che prese i voti perpetui a 15, ebbe ordine dal Signore di parlare e di scrivere per diventare «tromba di Dio». Con i suoi consigli, con i suoi severi e rigorosi ammonimenti indicò la via, anche agli uomini di Chiesa, del ben operare, sciogliendo i dubbi di chi vacillava. Interpellava le alte personalità della stessa Chiesa e dell’Impero ricordando i loro compiti, le loro responsabilità davanti a Dio, prima ancora che davanti agli uomini, e rammentando l’origine del loro potere. 
              Nel Riesenkodex (il tomo manoscritto, che pesa 15 chili, conservato nella Landesbibliothek di Wiesbaden, compilato fra il 1180 e il 1190, e che contiene l’opera omnia di santa Ildegarda, ad eccezione dei trattati di carattere medico-naturalistico) la corrispondenza epistolare è ordinata secondo lo stato sociale di appartenenza. All’ultimo posto umili laici e basso clero, preceduti da abati, badesse, benestanti e nobili, per poi giungere a vescovi, arcivescovi, nobiltà titolata fino al Papa e all’Imperatore. Svariati sono gli argomenti affrontati da questa mistica davvero sui generis, il cui rapporto con il trascendente non avviene attraverso l’estasi, ma nella coscienza piena delle sue facoltà sensibili e intellettive.
              Di grande valore sono le 308 questioni sottoposte alla Badessa di Bingen dai monaci del monastero di Villers, le cui risposte formano un trattato dal titolo Solutiones triginta octo questionum. Le domande vertono sull’ordine e sull’essenza della Creazione, sul rapporto che lega Dio agli uomini, sui concetti di corpo, anima, uomo e angelo.
              Nel 1150 fonda il convento di San Roberto nei pressi di Bingen e nel 1165 quello di Eibingen, al di là del Reno. La sua fama si amplia nel continente e viene interpellata anche per tenere prediche contro le eresie. Jean de Salisbury (1120-1180), Vescovo di Chartres, parla della benedettina in una lettera del 1167 e fa allusione alla grande fiducia che ha nei suoi confronti papa Eugenio III (?-1153).
              Re Corrado III di Hohenstaufen (1033-1152), zio di Federico Barbarossa (1122-1190), nonché duca di Franconia, re d’Italia, re di Germania e imperatore, chiede le sue preghiere e lei lo incoraggia e lo ammonisce nel contempo: «Beati coloro che si sottomettono dignitosamente al candeliere del sommo Re. O re, sii perseverante e monda il tuo spirito da ogni sporcizia. Poiché Dio sostiene coloro che lo cercano con cuore puro e fervente». Esiste anche una corrispondenza fra santa Ildegarda e Federico Barbarossa, che ebbe modo di incontrare personalmente nel 1155, nel castello di Ingelheim.
              Tre sono i suoi trattati teologi: Scivias, Liber vite meritorum, Liber divinorum operum. Lo Scivias (Conosci le vie), scritto fra il 1141 e il 1151, e i cui primi capitoli vennero letti da Eugenio III di fronte al Sinodo di Treviri del 1147, è articolato in tre parti ed è un’esortazione a conoscere e seguire le vie che conducono a Dio. Nella prima parte la mistica vede la Luce Vivente ed il regno di Dio, l’origine del male, il peccato originale, le sue nefaste conseguenze e le schiere angeliche. La seconda parte tratta della Redenzione, quindi dell’Incarnazione del Figlio di Dio, della Chiesa, del suo contributo alla Salvezza e dei Sacramenti. La terza parte riprende i temi precedentemente affrontati, partendo da Adamo fino al tempo della Salvezza, frutto di eventi quali l’Incarnazione, la Passione, la Redenzione e l’Ascensione; ma si tratta anche di una vicenda individuale, legata alla relazione che l’anima stabilisce con il peccato e con le virtù. Si giunge, quindi, al Giudizio universale, quando il creato avrà ritrovato il proprio ordine e il male verrà punito ed allontanato, lasciando lo spazio soltanto alla gioia ed al canto.
              La seconda opera teologica, Liber vitae meritorum (Libro dei meriti della vita) venne scritto fra il 1158 e il 1163. È un trattato dialettico sui vizi, presentati in tutta la loro fallace falsità, e sulle virtù, che sono in grado di smascherare l’inganno dei vizi. Infine nel Liber divinorum operum (Libro delle opere divine), scritto fra il 1163 e il 1174, l’autrice sintetizza i concetti teologici, le conoscenze scientifiche, le speculazioni relative al funzionamento della mente dell’uomo e della struttura del cosmo. Un testo davvero impressionante per la completezza dell’esposizione e per le sue conclusioni. Il punto di partenza e di arrivo delle sue analisi antropologiche e cosmologiche è l’attività creatrice di Dio. Fede e ragione, in santa Ildegarda, combaciano perfettamente: “L’uomo, in effetti, Egli lo creò a sua immagine e somiglianza; in esso Egli iscrisse, con fermezza e misura, la totalità delle creature. Da tutta l’eternità la creazione di questa opera, la creazione dell’uomo, era prevista nel suo consiglio […]. Quella vita è Dio. Essa è perpetuo movimento, perpetua operazione, e la sua unità si mostra in una triplice energia. L’eternità è il Padre; il Verbo è il Figlio; il soffio che collega i due è lo Spirito Santo” e il perpetuo movimento è intriso di ineffabile e incommensurabile amore. È in questo libro che Ildegarda anticipa la raffigurazione celeberrima dell’uomo al centro di un cerchio (la perfezione), che realizzerà Leonardo da Vinci (1452-1519) quattro secoli più tardi.
              Le opere scritte dalla «Sibilla del Reno» riguardano anche il futuro del mondo e della Chiesa. Le sue visioni sugli ultimi tempi hanno avuto un grande influsso sul pensiero escatologico medioevale. Ildegarda parlò degli errori e dei peccati del clero, parlò della crisi della Fede, alla quale Benedetto XVI dedica, a partire dall’11 ottobre 2012 un anno intero. Nello Scivias ella afferma, per bocca di Dio: «[…] si prevede ancora la terribile prova dei suoi [di Cristo] membri [del Corpo mistico, ovvero la Chiesa] […]. La figura di donna che prima avevi visto accanto all’altare, è la sposa del Figlio di Dio … Le macchie che coprono il suo ventre, sono le numerose sofferenze sopportate da lei nella sua lotta contro il figlio della perdizione, cioè contro Satana. Questi però viene colpito potentemente dalla mano di Dio. […]. È la rivelazione della potenza di Dio, sulla quale si appoggia la sposa di mio Figlio. Si manifesterà nel candido splendore della fede, quando, dopo la caduta del figlio della perdizione, molti torneranno verso la verità, in tutta la bellezza che splenderà sulla terra».
              L’esistenza e gli scritti di questo Dottore sono un mirabile impasto di terra e di Cielo: Ildegarda, con linguaggio talvolta virile e a volte “sinfonico”, costituito da potenza e grazia insieme, affrontò i temi della teologia con sicurezza e prontezza, forte dell’assistenza dello Spirito Santo. Il suo dire coraggioso e la sua azione determinata e ricca di autorità possiedono l’impeto e la forza di chi è stato direttamente incaricato da Dio di contribuire alla costruzione delle mura della Città Celeste.

              Certi vescovi tedeschi non la sopportano. Ildegarda, decima figlia dei nobili Vermessheim, con la voce e con gli scritti s’immischia in problemi come la riforma della Chiesa e la moralità del clero. E poi ne discute pure con maestri di teologia. Ma sono cose da monaca? La sua risposta è sì. Sono cose da donna e da monaca. Nel monastero di Disinbodenberg i suoi l’hanno portata all’età di 8 anni, come scolara. Poi è rimasta lì, prendendo i voti con la guida della grande badessa Jutta di Spanheim; e nel 1136 l’hanno chiamata a succederle. Dal suo primo monastero ha poi diretto la fondazione di altri due nell’Assia-Palatinato; quello di Bingen (dove lei si trasferisce nel 1147) e quello vicino di Eibingen, fondato nel 1165.
              Questa è l’Ildegarda organizzatrice. Poi viene l’Ildegarda ispirata, la mistica, quella di tutte le sorprese. Ha visioni, riceve messaggi e li diffonde con gli scritti. Dopo le prime esperienze mistiche, ne ha scritto a Bernardo di Chiaravalle, e non poteva trovare miglior consigliere. Bernardo non s’inalbera, come quei vescovi tedeschi, di fronte a una donna che discorre del cielo e della terra. Anzi, la capisce e le fa coraggio, aiutandola pure a non perdere la testa: le vicende soprannaturali non dispensano dal realismo e dall’umiltà. ldegarda diffonde racconti delle sue visioni; e, in forma di visione, tratta argomenti di teologia, di dogmatica e di morale, aiutata da una piccola “redazione”. Esaltando le “opere di Dio”, include tra esse le piante, i frutti, le erbe: e la sua lode si traduce in un piccolo trattato di botanica.
              Ma soprattutto Ildegarda insegna a esprimere l’amore a Dio attraverso il canto. Con ogni probabilità è la prima donna musicista della storia cristiana. Suoi i versi, sua la melodia, prime esecutrici le monache di Bingen; poi quelle di Eibingen, e di tanti altri monasteri benedettini. Ma non stiamo raccontando qui una storia antica: la musica di Ildegarda, dopo novecento anni, si fa nuovamente sentire ai tempi nostri, ripresa e divulgata dall’industria discografica. Ildegarda vive e lavora fino alla sua età più tarda, sognando una Chiesa formata tutta di "corpi brillanti di purezza e anime di fuoco", come le sono apparsi in una visione; e liberata dall’inquinamento di altri cristiani che le sono pure apparsi: "corpi ripugnanti e anime infette".

               

            6. Verrà un giorno…”: la profezia ritrovata di Pio XII
              Nel 1972 uscì in Francia una biografia su papa Pio XII intitolato Pie XII devant l’Histoire, scritta da mons. Georges Roche e da Philippe Saint Germain, mai tradotta in italiano. Gli autori riportano alcune confidenze inedite che l’allora cardinale Eugenio Pacelli, nel “lontano” 1933, fece a due amici, il conte Enrico Pietro Galeazzi e monsignor Slozkaz, riguardo le apparizioni di Fatima e l’apostasia della Chiesa cattolica. È interessante notare che suor Lucia Dos Santos mise per iscritto le visioni e i segreti solamente nel 1941 e nel 1944, per cui ciò che disse l’allora cardinal Pacelli — che si sta avverando tragicamente — farebbe pensare che non tutto ci è stato rivelato durante il Giubileo del 2000. Abbiamo tradotto per voi quelle confidenze, vere e proprie profezie del futuro Pio XII: leggete e meditate.
              "Supponiamo che il comunismo sia uno degli strumenti di sovversione più evidenti usati contro la Chiesa e la Tradizioni della Rivelazione Divina. Quindi assisteremo all’invasione di tutto ciò che è spirituale: filosofia, scienza, legge, insegnamento, arti, media, letteratura, teatro e religione.
              Sono preoccupato per le confidenze della Vergine alla piccola Lucia di Fatima. Questo insistere da parte della Buona Signora sui pericoli che minacciano la Chiesa è un avvertimento divino contro il suicidio che rappresenta l’alterare la Fede nella sua liturgia, nella sua teologia e nella sua anima.
              Sento intorno a me che gli innovatori desiderano smantellare la Sacra Cappella, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rifiutare i suoi ornamenti e renderla piena di sensi di colpa per il suo passato storico. Ecco, sono convinto che la Chiesa di Pietro dovrà rivendicare il suo passato, altrimenti si scaverà la sua stessa tomba.
              Io combatterò questa battaglia con tutte le mie forze all’interno della Chiesa, come al di fuori di Essa, anche se le forze del male forse un giorno potrebbero approfittare della mia persona, delle mie azioni o dei miei scritti, come si prova oggi a deformare la storia della Chiesa. Tutte le eresie umane che alterano la Parola di Dio appaiono sempre piene di luce.
              Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato rinnegherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Essa sarà allora tentata di credere che l’uomo è diventato Dio, che suo Figlio è solo un simbolo, una filosofia come tante altre. Nelle chiese i cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Gesù li aspetta; come la peccatrice in lacrime davanti alla tomba vuota, grideranno: “Dove lo hanno portato?”.
              Sarà allora che si alzeranno i sacerdoti dall’Africa, dall’Asia, dalle Americhe – quelli formati nei seminari missionari – che diranno e proclameranno che il “pane di vita” non è un pane ordinario, che la Madre del Dio-uomo non è una madre come molte altre. Ed essi saranno fatti a pezzi per aver testimoniato che il Cristianesimo non è una religione come le altre, poiché il suo capo è il Figlio di Dio e la Chiesa (cattolica) è la sua Chiesa»

            7. BEATA CATERINA EMMERICK SULLE ANIME PURGANTI

              Mentre vedeva le diverse sofferenze delle anime del purgatorio e ascoltava le grida d'aiuto dei dimenticati, Anna Katharina era piena di compassione: "E' triste che così poco si aiutino le povere anime. Eppure la loro miseria é tanto grande e tra loro non si possono aiutare. Se però qualcuno prega per loro, soffre o dà un'elemosina, subito torna a loro profitto. Sono poi tanto felici, come uno che sta morendo di sete al quale viene offerta una bevanda fresca. Nessun pensiero, nessun desiderio sincero, che una persona in vita rivolge alle anime del purgatorio, resta senza effetto; eppure pochi si occupano di loro! "

            8. Le sirene della lettera M e della lettera S non agiscono più su di me. Sono stato liberato?

              1. nuncepenza6

                nuncepenza6

                non ci conterei...

              2. freddyagn

                freddyagn

                my friend, so quello che dico anche se ogni affermazione umana è sempre relativa e può essere smentita

            9. FATTO STORICO REALMENTE ACCADUTO

              Nel 1945 gli americani lanciarono la bomba atomica su due città giapponesi, Nagasaki e Hiroshima. In quest’ultima, nel raggio di un chilometro e mezzo dal centro dell’esplosione tutto venne raso al suolo, e tutti gli abitanti morirono carbonizzati. La casa parrocchiale, con gli otto gesuiti che vi abitavano, distante appena 800 metri dal luogo dell’esplosione, rimase in piedi, e i religiosi restarono illesi.

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              Padre Hubert Shiffer era uno di questi e all’epoca aveva 30 anni. Dopo quell’episodio ha vissuto per altri 33 anni in piena salute, e nessuno degli abitanti della casa ha subito le conseguenze della radioattività. Ha raccontato la sua esperienza al Congresso Eucaristico di Philadelphia (USA) nel 1976. All’epoca tutti i membri di quella comunità erano ancora in vita.

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              Padre Shiffer è stato esaminato e interrogato da più di 200 scienziati, che non sono riusciti a spiegare come tra migliaia di morti lui e i suoi compagni fossero riusciti a sopravvivere. Padre Shiffer ha affermato che centinaia di scienziati e ricercatori per vari anni hanno continuato a indagare sul motivo per il quale la casa parrocchiale non venne colpita quando tutto ciò che la circondava era stato distrutto. Il sacerdote ha spiegato la cosa dicendo: “In quella casa si recitava tutti i giorni, insieme, il Santo Rosario. Per questo è stata protetta dalla Madonna”.

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              2. freddyagn

                freddyagn

                la spiegazione sembra irrazionale perché nella cultura dominante oggi non si riconosce più l'enorme potere della preghiera.

              3. daliahnera

                daliahnera

                non credo sia questione di cultura dominante credo semplicemente che troppe poche preghiere siano state ascoltate...

              4. freddyagn

                freddyagn

                mia cara, il fatto che non si creda nella spiegazione "religiosa" del fenomeno dipende dal non credere nel potere della preghiera. Oggi la religione è considerata una credenza senza senso e senza fondamento. 

            10. NO, NON E' UNO SCHERZO, VORREI CHE LO FOSSE MA NON LO E'. SODOMA E GOMORRA OGGI (e nemmeno io ho voglia di scherzare).

              06-07-1996 (APPARIZIONE EL ESCORIAL, SPAGNA)
              LA VERGINE: “Povere anime! Come è triste il Mio Cuore, nel vedere che gli uomini ogni giorno, figlia mia, si introducono di più nel peccato della carne! Le impurità offendono molto il Mio Cuore. Ahi, figli miei, voi non date importanza al peccato della carne, ma guarda, figlia mia, come il re della lussuria lo porta in trionfo! … Sì, figlia mia, gli uomini con gli uomini, le donne con le donne; ormai l’uomo non distingue il sesso, figlia mia, lo considera uguale, stiamo arrivando come a Sodoma e Gomorra. Quanto offendono il Mio Cuore Immacolato i peccati della carne, figlia mia! Il Mio Cuore è rattristato perché quasi nessuno gli da importanza a quel peccato così grave, figlia mia. Guarda, da quel peccato Satana li conduce agli altri peccati, figlia mia. … Pregate, figli miei, e fate penitenza. E ai genitori, occupatevi dei vostri figli; che i vostri figli siano raccolti nelle vostre case, figli miei. Non vedete che Satana vuole trascinare la gioventù alla perdizione – nella maggior parte del mondo, il demonio si è già impadronito di essa – all’alcool, alle droghe, ai piaceri della carne, figlia mia? … l’uomo è rimasto senza luce, è cieco e non può vedere la bellezza di Dio. Convertitevi e pentitevi, figli miei, e non offendete più Dio che è offeso molto gravemente, e non conficcate più spine nel Mio Cuore Immacolato. Il peccato di impurità offende molto il Mio Cuore, figli miei. … Così è il mondo, figlia mia: nelle tenebre, perché Mio Figlio è la Luce e Io sono Colei che portò la Luce al mondo. Poveri peccatori, figlia mia. Gli uomini non fanno caso né al Vangelo, né alle mie parole. Gli uomini sono vuoti perché non hanno Dio, figlia mia. Le coppie sposate, figlia mia, non si amano con amore vero e sincero; nella maggior parte esiste un egoismo fra loro. Le famiglie si distruggono per quella mancanza di amore che c’è nelle case, figlia mia.”

            11. conosci Dita? io l'ho vista qualche anno fa a milano! molto ma molto brava!

              1. freddyagn

                freddyagn

                no, non la conosco, più che altro mi sembra molto brava a .... spogliarsi.

              2. tacchialti94

                tacchialti94

                il burlesque è un arte

            12. Purtroppo la mia esperienza dimostra che più cerchi di reprimere la pulsione sessuale più essa diventa acuta e aggressiva. Avevano ragione Platone e Freud.

              1. tacchialti94

                tacchialti94

                siamo corpo e mente!

              2. freddyagn

                freddyagn

                certo che siamo mente e corpo, è una frase molto cara agli atei, io dico che siamo anima e corpo. Volevo sottolineare la difficoltà di tenere a bada la potenza dell'istinto sessuale soprattutto nella società altamente erotizzata di oggi.

            13. sapresti darmi più dati su questo argomento

              Il tiaso di Saffo

              grazie e buona notte

            14. L’EROS: LA MANCANZA, L’ATTRAZIONE

               

              Platone cercò di spiegare anche il grande mistero dell’eros. Cos’era in realtà l’eros? In cosa consisteva? Per rispondere a questi interrogativi, Platone operò su due piani, quello della spiegazione razionale e concettuale e quello del mito. Sul piano razionale l’amore poteva essere definito come attrazione verso l’elemento mancante, come desiderio di congiungersi a ciò che completa il proprio essere. Per spiegare questo concetto Platone fece ricorso al mito dell’androgino. Secondo questo mito, in origine esistevano tre sessi: quello maschile, quello femminile e quello androgino, cioè formato sia dall’elemento maschile che da quello femminile. Questi esseri possedevano una forma rotondeggiante ed erano dotati di quattro gambe, quattro braccia, due sessi, due volti su un’unica testa: il loro aspetto era quindi alquanto “mostruoso” ma essi erano completi, soddisfatti di sé, forti e vigorosi, tanto da mettere in discussione il predominio degli stessi Dei “così erano terribili per forza e per vigore e avevano ambizioni superbe, e attaccarono gli Dei”. Preoccupato per la loro forza, Zeus decise di dividerli esattamente a metà, allo stesso modo in cui si taglia una mela: così si formarono gli uomini e le donne che conosciamo oggi. Più precisamente, dagli androgini derivarono gli eterosessuali maschi e femmine, dai maschi derivarono gli omosessuali maschi e dalle femmine derivò l’omosessualità femminile. Infatti questi esseri “tagliati a metà” avvertirono sempre dentro di sé il bisogno di ricostituire l’unità originaria perduta: tale nostalgia dell’unità si manifestò esattamente come desiderio, come energia erotica, come attrazione verso l’elemento mancante e complementare. Sulla base del mito quindi Platone sostenne che l’eros fosse nella sua essenza attrazione e desiderio di colmare una mancanza. Gli uomini si amavano in quanto si sentivano incompleti e privati di qualcosa di essenziale: essi infatti volevano ricongiungersi perfettamente e sentirsi completi e soddisfatti così come erano stati all’origine dei tempi. L’eros, in quanto energia unificante, non dominava solo i rapporti tra i maschi e le femmine degli umani, ma si manifestava in ogni aspetto della realtà: tutta la vita naturale, biologica, cosmica poggiava sull’eros, cioè sull’attrazione reciproca degli enti, i quali tendevano naturalmente a cercarsi, a fondersi, ad aggregarsi in unità organiche sempre più ampie: l’eros era quindi la legge universale del mondo in quanto univa ogni cosa con il tutto.

               

              1. beautifullmind0

                beautifullmind0

                non ero al corrente della tesi sull'eros di Platone, molto interessante

              2. lullabyblue0

                lullabyblue0

                una teoria molto fantasiosa ma non distante dall'immaginario collettivo, la famosa mezza mela mancante

              3. tacchialti94

                tacchialti94

                condivido appieno!!

            15. mi piacerebbe avere la tua opinione sul simposio di Platone