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            1. Gino Ghedina

              Gino Ghedina (1895 - 1955), di antica famiglia cortinese, ultimo di una stirpe di pittori di cui tratta un racconto mitico del famoso libro di Karl Wolff I monti pallidi (La pittrice del Faloria), è un artista meritevole di essere riscoperto. Ed è anche il mio nonno materno. (Fabio Brotto)
            2. ANNI 50

              Immagini della mia vita negli anni Cinquanta.
            3. Buonasera Fabio molto piacere di conoscerti

              Le tue foto sono meravigliose complimenti!

              Spero di instaurare una bella amicizia 

              1. fabiobrotto

                fabiobrotto

                Grazie. Buona giornata!

                 

            4. L'AMANTE

              Nell’alto cielo ai limiti di sera
              l’inerzia che ogni giorno lo consuma
              si fa corposa.
              L’alta mancanza, spaziale frutto
              già consumato ai limiti del giorno,
              non lo riposa.
              Brevi in silenzio sono andati gli anni.

              Incomprensibile frutto di vita
              prigioniero dei molti anni,
              ora la carne è pronta a coglierti
              ma lo spirito è vecchio, vecchio, vecchio.

              Illuminazioni rapsodiche offendono
              il limite corposo delle cose
              che gli son care.
              Offesa resta l’incapacità di dire
              il tremendo profumo delle rose.

              Tremano i vetri delle grandi case
              carezzati dal sole del tramonto
              pallido e strano
              e sui prati si destano miriadi
              e aprono le orecchie della sera.
              Per questo stesso istante ti lasciavo
              molti anni fa, né più ti ho vista, amica,
              e ancora resta il tremore del futuro
              che incarnava i fantasmi che amavo.

              Come dell’usignolo il canto atroce
              si spande dagli alberi del fiume,
              così trapassa l’anima fugace
              velata dai residui della luce.
              E passa accanto il tuo ricordo, donna
              del tempo oscuro, della lontananza.

              Tace la stanza e tutto mi ricorda
              questa tua assenza, tu — sparita — amante.
              Sole riflesso su pareti bianche,
              voci di fuori, le mie membra stanche,
              l’anima vuota, vi filtrano bagliori
              di speranze e d’attese incenerite.
              E tanti libri, posati alle pareti,
              non hanno dato la felicità:
              l’angoscia nera qui stende le reti
              e vuol regnare e si pretende eterna.

              Tace la stanza e la piccola sapienza
              accattata negli anni è fatta esangue.
              L’idea finale ancora si presenta,
              solitario veleno, ghiaccia il sangue.
              A riscaldarlo manca il tuo calore.

              Ecco il vuoto fa corpo intorno a me
              e mi devasta l’attimo del sonno
              che più non viene: ti ho veduta e dunque
              s’incarna nel mio cuore il tuo fantasma.

              Turbinare d’immagini rifrante
              plasma il terrore della solitudine
              in una sempre più feroce danza.
              E tiene ancora l’anima sospesa
              il vano amore della tua sembianza.

              Canto di solitudine e di oblio
              nella notte affannata ci rimbalza
              il misterioso uccello che lontano
              lamenta la distanza della luna.
              E ancora in alto la lucente sfera
              illumina il tuo volto di fantasma
              nato da questo grembo della sera.

              Ma luce d'occidente non dilegua,
              anche se dolce la speranza muore
              desiderata, l’immagine del fiore
              che coltivavi una volta per me.
              E non so ancora se il frutto dell’assenza,
              la piaga, la piaga inespiabile,
              sia uno sterile seme del nulla
              o la speranza di una vita nuova.

              Tutta l’angoscia che la terra chiude
              mi hai rivelato in questo alef di pianto
              nascosto nel sorriso della donna.
              Ti ho qui davanti, il dio che tutti illude,
              e vorrei che l’uccello di Minerva
              rispiccasse il suo volo nell’aurora.

              AMANTE.jpg

            5. Grande angoscia è quella di chi rimane sveglio e vigile in un mondo di dormienti.

            6. Sono sempre stato un amante dell'ordine e della disciplina, ma non di ogni ordine e disciplina.

            7. ITALIANI NON BRAVA GENTE. Sto leggendo il libro di Enzo Ciconte "La grande mattanza", storia della repressione del banditismo e del brigantaggio operata per tre secoli, fino al 1870, dagli Stati italiani, compresi la Repubblica Veneta e l'Italia unita. Un libro impressionante, non solo per la descrizione dell'efferatezza delle stragi e del trattamento dei corpi degli uccisi, ma anche per la denuncia dell'evidente ottusità di governanti e repressori, che per secoli continuarono ad applicare le stesse fallimentari e controproducenti ricette. Pensate che in Calabria nel 1861, al fine di tagliare i rifornimenti di cibo ai briganti, un contadino poteva essere fucilato sul posto se sorpreso in campagna con una quantità di pane superiore a quella del consumo personale quotidiano. Quantità decisa al momento dai soldati...

              DSC02498.JPG

            8. Nulla è eterno in politica. Nemmeno le democrazie, che nascono da violenza, e in violenza tramontano.

            9. Svegliati, autunno! Fa' presto!

            10. Stentiamo a comprendere quello che ci accade nella nostra misera esistenza, e pensiamo di comprendere e giudicare il mondo.

            11. Nulla fa vacillare la ragione quanto la paura.

            12. SERPENTE DEL NULLA

              Come letture soavi
              nel cuore ti prendono molto,
              dimentichi il tempo che corre,
              parole che grave ti fanno.
              Ecco parole del dio,
              il suono che nulla conosce,
              riprende a volare quel canto,
              invano si spande sul volto.

              Parole che vengono e vanno,
              miriadi intessono tele.
              E tu resti chiuso nel sonno,
              il corpo richiede piacere.

              Oltre il nulla che dice parola
              sta la soglia del nulla profondo.
              La parola serpente del nulla
              cade in trappole, spegne il silenzio.

              serpente del nulla.jpg

            13. ECHIDNA

              Si rinnova del caldo dell’estate 
              la nostalgia nei tempi senza nome 
              dolce fuggita, e poi sepolta in cuore 
              dalla polvere delle ere desolate.
              Potrei amare il vano infrangimento 
              d’ogni costante attesa in cui rivela 
              la tua potenza il solitario incanto. 
              In cui miriamo l’immagine riflessa 
              del desiderio folle e senza fine 
              che sia vero il tuo occhio di serpente.

              Delle nubi di latte che la luna 
              filtrano in cielo canta 
              il feroce usignolo che del cielo 
              ci fa tremare. 
              Ma sul ramo più basso che alla terra 
              sulla riva del fiume porge i fiori 
              si avvolge un dolcissimo serpente 
              e la sua pelle splende 
              più che la luna. 
              Momento che l’obliquo dio trascorre 
              della brezza lieve 
              e si placa per poco il turbamento 
              del finire del tempo così breve.

              Come risplende il tuo lucido fato 
              che io ti invidio, che ti fa sereno 
              come la luna, argento in faccia al dio! 
              Quando l’angoscia è diventata piena 
              in questa oscena, dura e vuota notte 
              te costruisco, mio fantasma amato. 
              E quando splende la tua lucida spoglia 
              della luce lunare, mio serpente 
              e quando cresce la tremante voglia 
              io ben conosco che il veleno scende.

              Quando cade degli occhi il tenue velo 
              che ti nasconde, che mi fa dolere 
              chiara risplende e dolce margherita 
              dove le nubi e il sole e il grande cielo 
              tu mi rifletti, mio serpente, vita 
              di ogni momento sognato di piacere.

              Frammentata la luce in scaglie 
              brulicanti essenze confondono 
              di vita, di luna le cose. 
              Come adeguare nell’anima 
              proteiforme misura del tempo
              i mille disegni dei fiori 
              tu potevi allora insegnarmi. 
              Ma le ansie e i terrori di fuori 
              hanno ucciso la vecchia sapienza. 
              E di te, mio serpente, rimane 
              qualche brano di pelle arida.

              Echidna.jpg

            14. LA FRONTE

              La fronte serena di rose,
              non colte da te, dell’estate, 

              da un vento alieno baciate, 
              lasciate inclinare alla sera,
              un dolce serpente accarezza,
              che ama guardare i tramonti.

              la fronte.jpg

            15. IL RESPIRO

              Sta nella vita breve
              un piccolo respiro.
              Come una piuma lieve
              come una bolla, neve.

              L’odore della sposa
              la luce di zaffìro
              sugli occhi si posa
              che tremano, la rosa.

              Poi, tu lo sai che viene
              come l’ignota runa
              dopo la sera bruna
              la notte senza luna.

              il respiro.jpg